Riflessione sulla destra in Italia: conversazione con Marcello Veneziani

Come interpretare la caotica situazione in cui si trova l’Italia? L’abbiamo chiesto a uno degli intellettuali più rappresentativi della destra italiana. Il filosofo Marcello Veneziani.
di Emanuele G. - lunedì 3 febbraio 2014 - 7901 letture

Due anni fa recensii il suo saggio “La Rivoluzione Conservatrice in Italia” riguardante la storia della destra nel nostro paese. Un saggio illuminante. Nel senso che sviluppa un’analisi e un bilancio complessivi ed esaustivi sul pensiero politico di destra in Italia. Un trait-d’union che parte dall’Italia liberale dell’Ottocento e giunge fino ai nostri giorni con Berlusconi. Passando da Evola, Pareto, Gentile e Prezzolini. Converrete che si tratta di un pezzo significativo della storia politica, civile e filosofica dell’Italia degli ultimi centocinquant’anni. Ma oggi che cos’è la destra? E’ ipotizzabile una nuova rivoluzione conservatrice? Quale giudizio si può dare su Berlusconi? Che ruolo gioca l’Europa nel pensiero conservatore? Su questo e altro ci siamo intrattenuti in amabile conversazione con l’autore del succitato saggio. Ossia Marcello Veneziani.

E’ ancora possibile una rivoluzione conservatrice in Italia?

“Per restare agli ossimori direi che è impossibile e necessaria. Il nostro paese vive ormai da vari decenni, con rare pause e risvegli, una specie di stagnazione dissolutrice che è l’esatto opposto della rivoluzione conservatrice: assetti statici, inerzia delle istituzioni, assenza di riforme strutturali e dall’altra parte perdita progressiva, inarrestabile del patrimonio di esperienze, valori, eredità che costituisce la tradizione. Quando avremmo più che mai bisogno di innovare sul piano degli assetti e conservare sul piano dei principi, delle eredità, dei beni culturali...”

Quali le caratteristiche del conservatore in una società post-industriale e “liquida” quale la nostra?

“Conservatore non è colui che è contrario per indole e definizione ai cambiamenti, ma chi pensa che sia necessario compensare il divenire liquido della nostra società con la persistenza solida di alcune fedeltà, identità, continuità. Vorrei dire che se è necessario che in ogni società vi sia una sensibilità conservatrice, è indispensabile che ci sia un ancoraggio conservatore in una società e un’epoca in continuo mutamento, spaesamento, sconfinamento.”

In che modo Berlusconi ha incarnato le aspirazioni di chi voleva una rivoluzione conservatrice nel nostro paese?

“Berlusconi è riuscito a raccogliere intorno a sé e conquistare il consenso di un popolo di moderati e arrabbiati, ma non è da lui che ci aspettavamo una rivoluzione conservatrice, semmai una rivoluzione liberale... Berlusconi sa vincere le competizioni elettorali, è stato uno straordinario seduttore politico, ma non è stato altrettanto straordinario a governare il paese e a imprimere svolte sostanziali come quella che si imporrebbe con una rivoluzione conservatrice.”

Il concetto di rivoluzione conservatrice è un concetto univoco oppure vi sono varie tipologie?

“Non esiste una dogmatico o un canone rigido rivoluzionario-conservatore, e muta secondo i tempi, i popoli, le situazioni. Il principio di fondo che giustifica la definizione resta comunque quello: riuscire a innovare radicalmente una società e insieme risvegliare principi e patrimoni tradizionali. All’interno di quella griglia che è intrinseca alla definizione stessa di rivoluzione conservatrice, ci possono essere poi tutte le varianti del luogo, del tempo, dei leader, delle elite e dei popoli a cui si riferisce.”

Per me Beppe Grillo è un conservatore e per lei?

“Grillo a mio parere non può essere incasellato in un cliché rivoluzionario o conservatore, ci sono in lui battaglie dal netto sapore antimoderno e atteggiamenti conservatori, uniti però a pratiche, linguaggi e aspettative di tipo opposto. Gran parte dei suoi esponenti, però, propendono per un dilettantismo giacobino, che scambia i sondaggi tra una piccola minoranza sul web per la divina volontà del popolo sovrano...”

Che ruolo gioca l’Europa nella concezione storica di chi propugna una rivoluzione conservatrice.

“Sul piano storico la rivoluzione conservatrice ha sempre avuto, anche se facciamo riferimento agli autori che per primi tra le due guerre hanno usato questa espressione, una chiara inclinazione nazional-europea. Non sembrino in contraddizione i due termini. L’Europa dei rivoluzionari conservatori è unità di civiltà nella diversità delle patrie, è integrazione delle patrie, mentre l’Unione europea attuale nasce dalla dis-integrazione delle patrie, e dalla rimozione della civiltà europea a vantaggio del mercato finanziario europeo. L’amore per e proprie radici e il forte legame con la storia locale e nazionale, costituiscono dei punti fermi per la rivoluzione conservatrice ma non sono certo in contraddizione con le radici greche, romane e cristiane europee, con il legame di storie e di civiltà con l’Europa e il Mediterraneo. Ma stiamo parlando di un’Idea, di un Principio di riferimento; se osserviamo la realtà presente, troviamo la rivoluzione conservatrice più che mai assente.”

Recensione del saggio “La Rivoluzione Conservatrice in Italia”

La foto di Marcello Veneziani è stata tratta dal suo SITO


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