Riaprire il Pronto Soccorso di Agropoli
A dicembre del 2025 la CGIL FP ha chiesto e fatto sancire dall’ASL SAlerno di riconoscere e classificare la struttura ospedaliera di Agropoli in "zona disagiata".
In questi giorni una carissima amica mi ha segnalato che si è costituito un comitato civico ad Agropoli (SA) su iniziativa dei molti cittadini, con l’obiettivo dichiarato di far riaprire il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Agropoli (SA). Il comitato dal 1° Giugno 2026 ha iniziato un presidio sit-in davanti all’Ospedale di Agropoli (SA).
A dicembre del 2025 la CGIL FP ha chiesto e fatto sancire dall’ASL SAlerno di riconoscere e classificare la struttura ospedaliera di Agropoli in "zona disagiata". Basterà questo per far riaprire l’Ospedale in tutte le sue funzioni assistenziali come anche il Pronto Soccorso?
Negli anni passati (2004-2006), come Segretario Provinciale della UIL -F.P.L., seguivo il Settore della Sanità (pubblica) in Provincia di Salerno e tra le tante vertenze che avevamo aperte all’epoca, per evitarne la chiusura, facemmo una proposta.
Devo premettere che all’epoca (2005) la Regione Campania aveva fatto una Delibera di Giunta Regionale, per una "Gestione Sperimentale Pubblico-Privato" con una struttura privata accreditata, per la gestione all’interno della stessa sede ospedaliera di Agropoli, della Unità di Radioterapia Stereotassica(*). Avverso a questo provvedimento regionale, inoltrammo come sindacato un esposto alle "Procure della Repubblica" competenti, denunciando la cosa. (*) Vedi in proposito questo articolo.
Il tema dei rapporti tra pubblico e privato in sanità è sempre stato molto controverso, acceso e divisivo.
Un pò di cronistoria:
Secondo molti osservatori, oggi sarebbe in atto una sorta di privatizzazione della sanità italiana, che alcuni intendono come maggiore ricorso ai servizi a pagamento, e ciò in molti casi dipende dalle scarse risorse destinate a livello nazionale alla sanità, cosi come agli sprechi e/o peggio furberie varie, evidenziatesi nel corso degli anni, nell’abuso della tariffazione delle prestazione di ricovero e cura, da parte di alcune strutture private-accreditate, che hanno fatto registrare diverse inchieste da parte della magistrature, mettendo in evidenza anche mancati controlli da parte delle Regioni ed AA.SS.LL.; altri ancora, come una più invadente presenza del privato accreditato, nella fornitura dei servizi sanitari.
Ma, il vero problema riguarda il tentativo messo in atto da diversi anni, per squalificare il sistema e far disaffezionare i cittadini ed affossare definitivamente uno dei Servizi Sanitari Nazionali - pubblico ed universalistico – migliori al mondo, per delegarlo del tutto alle compagnie di assicurazioni, come avviene in altri paesi nel mondo.
Se non riesco a farlo io basta costruire le premesse perché ciò sia accolto dai cittadini come la miglior soluzione, anche se resta la peggiore.(!?)
Quindi la riflessione che pongo qui non dovrebbe essere valutata in maniera semplicistica, ma supportata come proverò a fare da dati e numeri sui quali porre attenzione, perchè la situazione del Servizio Sanitario Italiano e l’universalità delle cure resta critica e non sarebbe neppure più tutelata ed esistente se non si crea un sano supporto ed integrazione, anche con la presenza delle strutture private accreditate che restano in ogni caso strutture pubbliche ed universalistiche a tutela del principale bene comune: la salute!.
Semmai la questione sarebbe di realizare migliori e più puntuali controlli sulle tariffazioni delle prestazioni delle strutture private accreditare, da parte delle AA.SS.LL. e Regione. Cosi come impletare reali valutazione dei benefici delle prestazioni effettivamente erogate, dalle stesse strutture accreditate-convenzionate al Servizio Sanitario Nazionale, garantendo i principi di tutela del bene comune salute nella sua forma: “pubblica ed universalistica”.
Quindi all’epoca oltre a denunciare la cosa, per i motivi contenuti e descritti nell’articolo, come sindacato proponemmo alla Regione Campania di allargare semmai con procedure chiaramente di "evidenza pubblica" l’intera gestione dell’ospedale attraverso una "Gestione Sperimentale Pubblico-Privato" accreditate dell’epoca.
La cosa non fu realizzata ed in breve l’ospedale chiuse perché le risorse economiche a livello regionale non erano più sufficienti a sostenerne i costi.
Non sono molto aggiornato ad oggi sulla situazione dell’ospedale; ricordo solo che nel corso di questi vent’anni l’hanno inaugurato diverse volte; non sono se permane ancora oppure no la vecchia gestione sperimentale per la sola Radioterapia con Malzoni, all’interno dell’Ospedale di Agropoli (SA); cosa che, come avevamo, rappresentato all’epoca (2005), non avrebbe salvato l’Ospedale di Agropoli nel suo insieme.(!?)
So che ci sono delle resistenze a riguardo delle Gestioni Sperimentali Pubblico Private in Sanità, , ne sono perfettamente consapevole, perchè il più delle volte in passato, hanno risposto più a logiche di tutela d’interessi privati e/o dall’altra a ideologiche contrapposizioni; senza mai valutare la possibilità di sperimentare per l’appunto, percorsi di integrazione a garanzie del bene comune, senza neppure comprenderne il valore di tutela integrato del sistema, nel suo insieme.
La gestione pubblico privato convenzionato accreditato al SSN, certamente deve essere realizzata con una visione lungimirante, attraverso progetti attenti all’economie di scala, considerato che permangono le condizioni generali di insufficienza di budget a livello nazionale e regionale; per evitare stupide e costose logiche di "concorrenzialità di libero mercato" a danno solo della spesa pubblica e dei cittadini che pagano onestamente le tasse.
Va ricordato anche che all’epoca (2005), (cito qui solo a mo d’esempio), la Clinica Malzoni di Agropoli - come tante altre cliniche di pari fascia-standards in Provincia di Salerno - era accredita in Fascia A, ed avrebbe già dovuto garantire di per sè, una struttura di base anche di Pronto Soccorso; che se correttamente accreditata, attraverso un bando chiaramente di evidenza pubblica, ed inserita (ripeto lo dico a mo di esempio) avrebbe potuto, cosi come altro soggetto partecipante al bando regionale, implementare l’intera funzionalità assistenziale dell’Ospedale di Agropoli, garantendo di per sè anche il Pronto Soccorso, attraverso le funzioni generali asisistenziali di base di ricovero, di fatto a supporto delle stesse emergenze.
Ma, la Regione Campania all’epoca (2005) preferì, ripeto, non riproporre il bando e limitare la Gestione Sperimentale, solo per la Radioterapia e la nostra proposta non fu accolta. Cecità ideologica o altre tutele? Ai post l’ardua sentenza!
Alcuni di voi già sanno, per le cose scritte anche qui su girodivite.it in passato - e di questo ringrazio sempre la Redazione Nazionale del giornale - che questo è stato uno dei tanti motivi che, nel 2006, mi convinsero a lasciare il sindacato, per iniziare il mio viaggio alla ricerca in primis del mio clown dotto-sociale e poi anche di tanti altri.
Sono passati vent’anni e la situazione è la stessa(!?)
Ripeterò fino alla noia a scambio di equivoci, che era chiaro che parlavamo di procedere attraverso una procedura di bando ad evidenza pubblica, come già prevedevano i codici di appalto pubblico all’epoca, e certamente non attraverso, il criterio utilizzato di "privativa industriale" , come evidenziato prima nel caso suddetto, che restava e resta una violazione dei diritti umani, per le motivazione già evidenziate nell’articolo già richiamato qui in precedenza.
Nel 2023 fu approvata una legge per il mercato e la concorrenza e che all’articolo 36 sospende fino al 31 dicembre 2026, la contestata nuova disciplina per l’accreditamento e la stipula dei contratti con il servizio sanitario nazionale delle strutture private, introdotta dal governo Draghi (art. 15 legge 118/22). Si può immaginare perchè (?)
Quella norma prevedeva che le Regioni mettessero a gara, periodicamente, la fornitura di nuovi servizi e di quelli già convenzionati, in base alle proprie esigenze di programmazione e di razionalizzazione della rete. Demandando alla Conferenza Stato-Regioni di rivedere, entro la data fissata, la materia dell’accreditamento.
Ho sentito parlare proprio in questi giorni, che alcune forze politica nazionali (PD e pare anche il Governo Meloni) sembrano impegnate a ridefinire una questione, dichiarando a tutti gli effetti attraverso una norma, che le strutture private, in quanto accreditate, sono di per sé anch’esse “strutture pubbliche”, alla stessa stregua delle strutture “pubbliche” e quindi inserite nella rete assistenziale dei ricoveri e non, nei nuovi Piani Sanitari Regionali.
N.B. Aspetto che al momento resterebbe una ipotesi che va verificata meglio. Anche se ciò non dovrebbe escludere la ridefinizione dei nuovi accreditamenti e la stessa ridefinizione del Piano Sanitario Regionale in Campania. Anzi cio, scoglierebbe le forme di ipocrisie che fino ad oggi hanno generato solo equivoci ed abusi. In tal senso valuto la cosa positiva, con tutto il beneficio dell’inventario e delle funzioni di controllo su di essa.
Infatti, ora (2025-2026) in considerazione del fatto che la Regione Campania ha superato la crisi ed il commissariamento in sanità, con il rientro del deficit, presto dovrà ridefinire gli accrediti attraverso un nuovo Piano Sanitario Regionale. Quindi, mai come in questo momento la proposta che facemmo 20 anni fa, potrebbe essere rivaluta meglio e ritornare utile alla ri-apertura dell’Ospedale di Agropoli con tutte le sue funzioni garantite(!?).
A sostegno di questa tesi-proposta va detto che la copresenza della sanità pubblica con quella privata risale agli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso ed era disciplinata dai famosi Decreti Mariotti, che classificavano gli standard delle cliniche private e pubbliche per accreditarsi al Servizio Sanitario Nazionale.
Il SSN, istituito nel 1978 con la Legge 833, recepì infatti questo sistema di standard e di “convenzionamento” con il privato (art. 25 legge 833/78); instaurato nel 1943 dall’Inam – il maggiore ente mutualistico – (con Rif. Decreti Mariotti n.128; 129; 130; e 132/1968) e nel suo primo anno di vita ne estese le prestazioni a tutti i cittadini (L. 33/80). Cosi come il Decreto Ministro della Sanità (dell’epoca) Donat-Cattin (D.M. 13 settembre 1988) emanato in attuazione della Legge 109/1988, defini gli standard funzioni-personale.
Questo Decreto Ministeriale introdusse per la prima volta in Italia i moderni "Standard Ospedalieri"; ma definì anche i criteri di taglio dei piccoli ospedali:
Stabilì la chiusura o riconversione di tutte le strutture, con meno di 120 posti letto (il caso dell’Ospedale di Agropoli (SA), cosi come altri in Provincia di Salerno ed in Regione cosi come a livello nazionale, ritenute inefficienti e insicure rispetto sia ai parametri stabiliti vent’anni prima dai Decreti Mariotti, che dalle nuove norme che in parte li recepivano in alcuni aspetti.
Rapporto personale/funzioni posti letto: Fissando cosi criteri più rigidi su quanti medici, infermieri e personale amministrativo, dovevano essere presenti in base al numero dei posti letto attivi i diversi gradi di funzione assistenziali di: base, specialistici, sub-intensiva ed intensiva.
Tanto che il quadro normativo nazionale e regionale è ancora di fatto in vigore, ed ha anche superato la fase sperimentale originaria, per trasformarsi in un modello gestionale strutturato e stabilizzato a regime, ancor di più per la Regione Campania precedentemente sottoposta a commissariamento negli ultimi anni.
E’ per questo, che all’epoca, questi standards, non permisero di fatto il mantenimento dell’Ospedale di Agropoli (SA), cosi come di altri ospedali in Provincia di Salerno, in Campania ed in Italia, che furono chiusi e/o accorpati, perché sotto standards e senza nessuna validità nel rapporto costi-benefici.
Al di là delle motivazioni e delle buone intenzioni erano di fatto carenti per gli standards.
Il contesto normativo e la sua applicazione pratica seguirono di per sé una specifica ed ulteriore evoluzione, anche attraverso altre linee guida nazionali:
1. la base giuridica nazionale e regionale in ordine alla proposta suddetta Articolo 9-bis del D.Lgs. 502/1992: Questa è la norma cardine nazionale che disciplina le "sperimentazioni gestionali". Permette alle Regioni di autorizzare le ASL a creare collaborazioni con soggetti privati (anche societari) per gestire opere e servizi sanitari in forma integrata. La norma è pienamente vigente.
Legge Regionale della Campania n. 32/1994 (e successive modifiche): All’articolo 2 recepiva già la norma nazionale, consentendo espressamente le sperimentazioni d’intesa con la Giunta Regionale.
2. Dalla "Sperimentazione" alla "Stabilizzazione" Nate originariamente come progetti a tempo per testare il know-how dei privati nel pubblico, molte di queste realtà in Campania sembra che siano state stabilizzate. Pare che la Regione Campania abbia scelto di non interrompere queste gestioni miste al termine della fase sperimentale, bensì di consolidarle per garantire la continuità dei servizi. Aspetti questi da verificare meglio nel merito, perché, preciso che sul dato non sono del tutto aggiornato.
3. I vincoli attuali In generale, oggi però, queste gestioni, pur legittimate dalla norma originaria, devono sottostare e giustamente a regole molto più rigide rispetto al passato (criticità e aspetto oggetto all’epoca (2005) dell’esposto):
Il Piano di Rientro: Dal 2007 e attraverso le successive rimodulazioni – sono aspetti che sono stati finalmente definiti nel corso del 2025-2026; ma che, in ogni caso, ogni accordo con il privato in Campania è condizionato dai tetti di spesa e dal monitoraggio dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).
Nuovo Codice dei Contratti Pubblici: Qualsiasi nuova forma di partenariato pubblico-privato (PPP) non segue più solo la vecchia logica della sperimentazione sanitaria, ma deve rispettare le procedure di gara e trasparenza previste dalla normativa sugli appalti e concessioni.
Alcuni esempi nelle scelte dei modelli e degli orientamenti regionali attuali:
In Veneto, vige una centralità pubblica: il privato accreditato ha una funzione puramente integrativa e residuale, strettamente subordinata alla programmazione pubblica. L’offerta ospedaliera e ambulatoriale resta a netta prevalenza pubblica. Un Modello che storicamente centralizzato a livello regionale, ha facilitato il recepimento dei vincoli di prenotazione unificata (CUP).
N.B. il modello Veneto storicamente considerato una dei migliori d’Italia, è stato sempre preso a riferimento per l’elaborazione del Piano Sanitario Nazionale, insieme a quelli della Toscana e dell’Emilia Romagna molto simili ed anch’essi considerati di riferimento PSN. Ricordiamo Tina Anselmi (Veneta) Ministro della Sanità e madre possiamo certamente affermare della Legge 833 di Riforma della Sanità del 1978.
Al contrario della Lombardia che sposa più un modello di Parità Concorrenziale tra pubblico e privato accreditato; nel senso che il cittadino sceglie liberamente tra pubblico e privato; le strutture competono per attrarre i pazienti. Circa il 32% dei posti letto per ricoveri ordinari è privato. Prima regione per attrazione di pazienti da fuori territorio. Storicamente gestito in autonomia dalle singole holding sanitarie; l’adeguamento alle nuove norme nazionali impone la totale trasparenza delle agende. Esiste una forte concorrenzialità cosi come in passato si sono manifestate anche molte "storture".
La Campania?
La situazione in Campania, storicamente, rappresentava un vero e proprio ibrido nella gestione del rapporto con le strutture private convenzionate (chiamate formalmente "private accreditate") ed era e resta storicamente complessa. Si basa su un modello di integrazione sussidiaria forse si indispensabile, ma rigidamente vincolato da ragioni di bilancio ai tetti di spesa regionali. Certamente il nuovo Piano Sanitario Regionale dovrà prevedere nuovi approcci e criteri più integrato e funzionale alla garanzia del sistema stesso. Sembra che le premesse ci siano per realizzare ciò a tutela di tutti i cittadini. Almeno c’è l’auguriamo tutti.
Il sistema campano per la sanità pubblico-privata accreditata segue dinamiche molto specifiche e rigide:
Va considerato che la spesa sanitaria Regionale rappresenta il 70% se non l’80% dell’intero Bilancio Regionale; che in generale la sola spesa ospedaliera per i ricoveri assorbe circa il 70%+/- del capitolo di spesa a bilancio regionale; nel mentre al territorio resterebbero (?) circa il 30% +/- . Un dato che non si discosta molto anche da quello nazionale; anche se la Regione Campania riceve meno risorse di altre Regioni, aspetto peggiorato anche dai nuovi principi di federalismo e autonomia fiscale. Devo dire poi che noi meridionali "terroncelli" siamo molti bravi a darci la zappa sui piedi(!?).
Va anche ricordato qui che la Legge di Riforma Sanitaria 833/78 prevedeva che fossero destinate agli ospedali il 40% delle risorse (cura per ricoveri ospedalieri) ed il 60% ai territori (medicina di base, prevenzione e riabilitazione, etc), avendo coscienza che ancora oggi investire 100000,00 euro in prevenzione, sui territori, produce un risparmio di spesa pari a 1.000.000 di euro nella cura.
Quindi, considerato che l’Emergenza COVID ha posto drammaticamente in evidenza questo aspetto, di mancanza assoluta sui territori di strutture filtro ai ricoveri ospedalieri, questi dati non fanno di per sé ben sperare nella riapertura di nuovi o vecchi ospedali, a meno che non si agisce attraverso una sana e lungimirante integrazione e riprogrammazione della gestione dei posti letti pubblici e del privato accreditato sui territori.
Infatti, le poche risorse sui territori finjalizate alla medicina di prossimità (30%+/-) pone sempre più in evidenza che la gestione, di fatto orientata solo "dai tetti di spesa" mensili o trimestrali, resta aberrante, perché privilegia di fatto la cura ed iol ricorso al ricovero ospedaliero, e non la presa in carico della persona nel suo contesto di vita; elimina le azione preventive, cosi come l’emergenza COVID ha messo in evidenza, mettendo in evidenza la carenza di strutture intermedie sui territori, poste ad evitare proprio il ricorso ai ricoveri ospedalieri che il più delle volte sono stati considerati "!accessi impropri", impegnando di per sé maggiori oneri (70%), e nel contempo costringendo molti a rinunciare agli esami ed a prendersi cura.
Insomma non si può certo avere l’ospedale sotto casa, chiedendoci anche chi controlla il controllore?
1. A differenza di modelli come quello Lombardo, Veneto, Toscana, Emiliano, etc qui presi anche a riferimento, la Campania è stata costretta ad applicare una rigida contrattualizzazione dei budget per le strutture accreditate per la specialistica ambulatoriale, laboratori di analisi, centri di riabilitazione, per rientrare dal deficit finanziario che resta in ogni caso vincolato al budget e per certi versi ,anche se superata in parte la crisi, nel corso del 2025-2026, è urgente rispondere con misure adeguate alle garanzie assistenziali a fronte dell’impoverimento delle famiglie più fragili, che il più delle volte sono costrette a rinunciare a curarsi. Insomma, resta l’esigenza fondamentale di evitare sprechi ed investimenti sbagliati, come registrati in passato.
2. La spada di Damocle per l‘esaurimento del budget: Ogni Asl assegna un limite di spesa annuale ai centri convenzionati privati. Quando una determinata categoria (es. esami del sangue, risonanze) esaurisce il budget periodico assegnato dalla Regione, la struttura sospende l’erogazione con il ticket SSN, inducendo i più fragili a rinunciare a curarsi.
3. L’Impatto sul cittadino è drammatico: Il problema che si è evidenziato in passato è stato anche la distorisione delle prestazioni per il fenomeno dei bisogni indotti; forzature per sfruttare il sistema delle prestazioni in convenzione, senza comprendere che questo fenomeno danneggiava tutti ed i più fragili. Infatti, per il resto del mese o del periodo, il paziente campano non può più accedere alla struttura come "convenzionata", ma deve pagare la prestazione per intero (privato puro) o attendere il rinnovo del budget nel periodo successivo. E qui vale molto il tentativo maldestro di auto-convincere i cittadini a trovare soluzioni alternative, come quelle delle polizze integrative sanitarie, passando dalla padella nella brace direttamente.
4. Con l’applicazione del Decreto Liste d’Attesa (CUP Unico) in linea con le riforme del D.L. 73/2024 e con i piani attuativi regionali, la Campania sta completando l’integrazione forzata (con grande fatica e ostacoli) di tutte le agende dei privati accreditati nel CUP Unico Regionale.
5. Non cosi come dicevo prima ad esempio nel Veneto: Perchè le strutture private convenzionate in Veneto, non possono più gestire in totale autonomia le prenotazioni per le prestazioni, sotto il Servizio Sanitario Regionale (SSR).
6. Criterio che dovrà essere uniformato a tutte le Regione, a partire anche dalla gestione dei posti letto disponibili anche delle cliniche private accreditate-convenzionate che dovranno essere resi visibili al sistema centrale di prenotazione regionale per favorire la trasparenza e l’abbattimento delle liste ed i tempi di attesa.
7. cosi, come i controlli sull’appropriatezza delle prestazioni ed i "freni" burocratici, per evitare lo sforamento dei budget e monitorare i dati sulle attese, la Regione Campania dovrà applicare normative sempre più stringenti;
8. Stretta sulle ricette (Appropriatezza prescrittiva): Con provvedimenti recenti, la Campania ha introdotto l’obbligo per i medici di inserire dettagli precisi sulla condizione clinica del paziente nella ricetta per frenare le prescrizioni improprie.
9. La questione delle priorità d’accesso: Il sistema si basa su un monitoraggio stringente dei codici di priorità (Rosso-Urgente, Giallo-Breve, Verde-Differibile, Bianco-Programmabile) per garantire che i privati accolgano per primi i casi clinici più urgenti, convogliati dal sistema pubblico;
10. In ordine all’accreditamento delle cliniche private al sistema sanitario regionale credo siano al momento sospese, salvo entro il 2026 ri-definirle (?).
Conclusioni ? Lo spero vivamente, sono passati 20 anni! Se vi volete divertire potete andarvi a rileggere un po’ di cose che ho scritto in passato sull’argomento "sanità in Campania": cliccando qui
Lo so molto spesso su questi argomenti si fa confusione, ma una cosa che ho imparato nella vita e che quando fai una battaglia, come oggi stanno facendo i Cittadini di Agropoli (SA), devi sempre prendere vantaggio dai tuoi nemici (come consigliava il saggio Plutarco).
Ciò, in primis, impone di conoscere profondamente l’argomento che si sta trattando, altrimenti si rischia solo di essere soggiogati dalle favole che ci raccontano. A me non sono mai piaciute le favole. Pur se insegnano una morale, gli umani non capiscono mai. Per questo a me, piacciono le fiabe, queste hanno sempre un lieto fine.
In tal senso mi fa piacere se attraverso questo post-articolo, possa contribuire a far riflettere meglio sull’argomento per lo stesso tanto agognato obiettivo: "RI-APRIRE IL PRONTO SOCCORSO DELL’OSPEDALE DI AGROPOLI (SA)”; cosi come chiarire, i motivi messi in evidenza, sul perché ancora oggi ritengo che questa proposta che facemmo come sindacato nel 2005, se non l’unica, resti ancora valida oggi a garanzia della sua concreta e fattibile riapertura.
Ri-Partiamo da alcuni pre-requisiti essenziali che però non eliminano-escludono una puntuale riflessione ed una valutazione di merito sul possesso degli standard evidenziati e che di seguito indicherò.
Quindi a scanso di equivoci comprendiamo meglio, cosa si può chiamare "Ospedale" e di per se "Pronto soccorso"?
L’ospedale è una struttura sanitaria deputata al ricovero di elezione e/o in urgenza in posti letti, suddivisi almeno in tre specialità di base: medicina interna; chirurgia; ortopedia e traumatologia; con i servizi di base collegati: Gruppi Operatori; Radiologia; Laboratorio Analisi; Anestesia e Rianimazione con un numero di posti letti minimi di Rianimazione - Terapia Intensiv; sub-intesiva post operatoria.
Con questa base funzionale alle spalle, è solo in questo caso, possiamo mettere il cartello "OSPEDALE" e di conseguenza anche il cartello: "PRONTO SOCCORSO". Altrimenti come scrisse Dante: "Perdete ogni speranza o voi che entrate"!
Lo potremmo chiamare semmai: C.A.U. - Centro di Assistenza Urgenza; che di fatto non ha le caratteristiche di un Pronto Soccorso, ma resta un semplice punto per stabilizzare di paziente in emergenza-urgenza sanitaria, per poi immediatamente e con il mezzo più idoneo possibile trasferirlo in un ospedale più attrezzato.
IL PERCHE’ DI UNA PROPOSTA
“Gestione Sperimentale Pubblico Privato” con evidenza pubblica
Oltre alle varie norme già prima citate, ricordo che con il Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n. 70 e normative regionali varie che lo dovrebbero recepire obbligatoriamente, si stabiliscono gli standard (severi) per garantire la continuità dell’assistenza in emergenza-urgenza ospedaliera e quindi per garantire l’apertura di un Ospedale, con annesso “Pronto Soccorso”, si parte dalla verfica di pre requisiti dei e per bacino d’utenza e livelli di standard (120 p.l. minimo) ospedalieri dei posti letto che si dividono in:
I presidi ospedalieri di base, con bacino di utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti (il caso di Agropoli);
I presidi ospedalieri di I livello, con bacino di utenza compreso tra 150.000 e 300.000 abitanti;
I presidi ospedalieri di II livello, con bacino di utenza compreso tra 600.000 e 1.200.000 abitanti.
Va innanzitutto considerato che uno dei parametri iniziale, resta il rapporto Posto Letto x numero abitanti (residenti) per bacino di utenza, complessivo che è fissato in Campania (se non sbaglio) in circa il 3,7xmille (posti letto-abitanti per bacini d’utenza) e che in questi posti letto sono e devono essere considerati anche i posti letto delle Cliniche Accreditate-Convenzionate al Sistema Sanitario Pubblico
(N.B. altra cosa se un privato – privato sfida il mercato da solo, chiaramente i P.L. solo in questo caso non dovrebbero essere conteggiati).
Resta chiaro che se esistono strutture convenzionate accreditate su un certo territorio i posti letto vanno conteggiati all’intero di questo parametro. Ad esempio e non so, quante Cliniche accreditate e quanti posti letto hanno in convenzione(?) che nel conteggio perderebbe di fatto l’Ospedale.
Premesso ciò e fosse ancora valido il parametro in favore dell’ospedale e non già saturato sul primo requisito suddetto dei posti letto nel bacino d’utenza, aspetto che potrebbe infinciare lo stesso riconoscimento di "zona disagiata" resta da comprendere quali sono i requisiti minimi obbligatori per l’attivazione di un OSPEDALE con “PRONTO SOCCORSO” in generale al dila ripeto dello stesso riconoscimento di "zona disagiata":
Organizzazione e Reparti:
Una struttura ospedaleira di base, deve operare 24 ore su 24 per la stabilizzazione e il trattamento dei pazienti. Il presidio ospedaliero deve garantire la guardia attiva o pronta disponibilità h24 di personale medico, infermieristico e tecnico (di Laboratorio Analisi e Radiologia Medica); Reparti attivi di base, con adeguato numero di p.l. di Medicina Interna e Chirurgia Generale, Ortopedia e traumatologia, Anestesia e Rianimazione (N.B. Vedi attuale organigramma dell’ospedale di Agropoli - ASL SALERNO).
Servizi di Supporto H24, che devono essere sempre disponibili per il Pronto Soccorso: Diagnostica di Laboratorio ed Emoteca (ImmunoTrasfusionale) Diagnostica per Immagini (Radiologia). (N.B. Vedi attuale organigramma ospedale di Agropoli - ASL SALERNO).
Aree e Dotazioni Strutturali:
Il P.S. deve avere oltre a personale dedicato H24 (Medici, Infermieri, OSSA, etc percorsi logistici dedicati e separati, tra cui:
Area di Triage: Per la valutazione e l’assegnazione dei codici di priorità. Ambulatori / Box di Visita: Ambienti dedicati al trattamento rapido.
Area di Osservazione Breve Intensiva (OBI): Dotata di monitor multiparametrici, permette il ricovero temporaneo (generalmente fino a 24 ore) per accertamenti o stabilizzazione.
Personale Minimo: Gli organici medici, infermieristici e di supporto (OSS) devono essere proporzionati al volume di accessi annuo (ad esempio, per un PS di base con 25.000 accessi/anno) e dimensionati per coprire i turni di guardia attiva garantendo la presenza costante di: Medici chirurghi specializzati o esperti in emergenza-urgenza Infermieri formati nell’emergenza con competenze avanzate (es. BLSD, ACLS). Uno degli standard a riferimento del personale ricordo era il DM Donat Cattin del 1988, che classificava il personale necessartio e d’obbligo minimo in rapporto alle funzioni assistenziali di: base, specialistica, sub intensiva ed intensiva H24.
Per ulteriori informazioni di dettaglio, è necessario consultare le atttuali Linee guida del Ministero della Salute e le Delibere specifiche dell’Assessorato alla Sanità della propria Regione di appartenenza. (Rif. Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n. 70).
Ripeto, mi auguro che queste riflessioni-proposta possa essere utile alla causa.
Personalmente sono sempre più convinto, alla luce anche della situazione attuale, che questa proposta della "Gestione integrata pubblico privato" resti l’unica soluzione praticabile ancora oggi, proprio in ordine ai principi, norme, standard e parametri che ho posto in evidenza e che restano ancora più vincolanti di prima.
Ciò anche in ragione del fatto che obbligano sempre più il livello Regionale a Programmare, attraverso un Piano Sanitario Regionale i nuovi accreditamenti e migliori possibili integrazioni pubblico-privato-accreditato attraverso evidenza pubblica; quindi, sano, per concorrere tutti insieme all’impegno fondamentale di salvaguardare il nostro Sistema Sanitario Regionale Pubblico ed Universalistico. Con una priorità ed una visione rispettose anche delle indicazione contenute nella Legge di Riforma Sanitaria la 833/78 che indicava, nelle strutture territoriali di prevenzione, la priorità di garanzia di salute dei cittadini. Ci siamo allontanati moltissimo da questi sani principi ed oggi c’è sempre più urgenza di ricostruire "azioni di buona salute" nei territori.
Altre misure o soluzioni, a mio modo di vedere oggi, rischiano solo di continuare a non avere certezze, come è stato finora.
Ogni battaglia è sacrosanta e va portata avanti senza mai farsi strumentalizzare dagli interessi e/o logiche di parte, ma con l’obiettivo sempre e comunque di comprendere per cosa si sta lottando e del come tutelare realta il bene comune: salute.
Buona vita a tutti, sempre con gioia e speranza, perchè le battaglie, quando si fanno, si possono anche vincere.
A cura di Clown Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni
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