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Reddito di cittadinanza, c’è il business di Caf e patronati dietro i 177 migranti denunciati a San Ferdinando

di Redazione Lavoro - mercoledì 26 maggio 2021 - 655 letture

È di questa mattina (22 maggio, ndr) la notizia di un’operazione dei carabinieri, “Tentazione” l’hanno chiamata, che ha portato alla denuncia alla procura di Palmi, con l’accusa di aver percepito in maniera indebita il reddito di cittadinanza, di 177 migranti, la maggior parte dei quali alloggiati nella tendopoli di San Ferdinando.

I beneficiari della misura assistenziale, cittadini stranieri, non disporrebbero della residenza in Italia per un periodo non inferiore ai 10 anni, 2 dei quali in maniera continuativa. Un requisito senza il quale non è possibile richiedere la misura del sussidio.

Le sanzioni previste dal D.L 4/2019 prevedono pene molto severe per la fattispecie (violazione delle norme a tutela del reddito di cittadinanza), potendo arrivare ai 6 anni, e si abbatterebbero su persone che dubitiamo abbiano consapevolmente dichiarato il falso, dato che padroneggiare le norme e i regolamenti di natura burocratica e fiscale non è operazione facile. In attesa che le indagini facciano il loro corso e accertino le effettive responsabilità, non possiamo esimerci dell’articolare una riflessione.

In questi mesi, l’Unione Sindacale di Base ha portato avanti pratiche documentali volte all’erogazione del reddito di emergenza per i braccianti e i migranti della Piana di Gioia Tauro, dove da anni conduce USB lavoro politico e sindacale. Nello svolgere queste attività, abbiamo sempre vigilato sulla corretta posizione legale e documentale dei candidati alla ricezione di questo e altri sussidi. Questo, per un motivo molto semplice: non sopporteremmo che a fare le spese di un superficiale lavoro di raccolta ed espletamento delle pratiche sindacali fossero gli ultimi degli ultimi, coloro che necessitano di misure assistenziali perché subiscono da anni il concentrato di sfruttamento economico, invisibilità sociale, ostilità politica.

In queste ore ci chiediamo se altre organizzazioni, altre strutture sindacali e altri uffici (CAF, patronati, ecc.) molto attivi nel disbrigo delle pratiche al punto da rinunciare a qualsivoglia attività politica e talvolta ispirate da principi politici di aperta contrarietà ai valori dell’accoglienza, siano stati altrettanto attente. Ci auguriamo, insomma, che l’accaparramento di pratiche sindacali non sia stato perseguito a ogni costo, anche a danno di soggetti ignari che un sindacato dovrebbe tutelare.

L’USB è pronta ad assistere legalmente chi è stato vittima inconsapevole di pratiche maldestre e furbi raggiri compiuti sulla pelle dei migranti.

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Carabinieri


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