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Ranucci vs Nordio. Lettere di richiamo e scuse

Libertà di stampa: l’Italia alla 56/a posizione – Accordo Italpress-Ecam Council

di Adriano Todaro - mercoledì 6 maggio 2026 - 302 letture

ITALPRESS ED ECAM COUNCIL – Rinnovata la collaborazione tra l’agenzia di stampa Italpress ed Ecam Council così da sviluppare sinergie nel campo dell’informazione, della comunicazione istituzionale e della promozione di iniziative di cooperazione nell’area del Mediterraneo. L’Ecam Council è un organismo internazionale impegnato nella promozione del dialogo economico, culturale e istituzionale tra i Paesi dell’Europa, dell’Africa e del Medio Oriente. Secondo l’agenzia italiana «L’accordo rappresenta un ulteriore passo nel percorso di espansione nel bacino del Mediterraneo e di consolidamento della propria presenza internazionale in territori strategici, anche grazie ad accordi già stretti con diverse agenzie estere dell’area, e al notiziario in italiano, inglese e arabo Mednews». Per Ecam questa collaborazione con l’agenzia italiana è «un’opportunità concreta per valorizzare il confronto tra i diversi attori della regione e contribuire, anche attraverso una informazione autorevole e plurilingue, alla costruzione di percorsi di sviluppo e stabilità condivisa».

LETTERA DI RICHIAMO PER RANUCCI E RELATIVE SCUSE – La Rai ha inviato a Sigfrido Ranucci una lettera di richiamo per le dichiarazioni rese dal giornalista nell’ultima puntata di È sempre Cartabianca, su Rete4, sul ministro della Giustizia Carlo Nordio, in merito alla vicenda della grazia a Nicole Minetti. L’azienda – riporta l’Ansa – contesta al conduttore di Report di aver diffuso una notizia – non verificata come da lui stesso ammesso – su Nordio. Ranucci, infatti, aveva parlato di una testimonianza raccolta secondo la quale il guardasigilli sarebbe stato ospite del ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, in Uruguay. Una ricostruzione che Nordio ha subito smentito chiamando in trasmissione. «Non esiste al mondo – ha detto -. Ma figurarsi se sono andato nel ranch di Cipriani in Uruguay. I miei spostamenti sono tutti documentati, era una missione ufficiale di tre giorni in Argentina ed in Uruguay uno o due anni fa… Penso anche alle vie legali perché c’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico». Tra l’altro Ranucci, secondo la Rai, era autorizzato esclusivamente a presentare il suo libro e non a partecipare a discussioni di attualità in una trasmissione concorrente. Sempre secondo la Rai, i propri dipendenti devono rispettare i principi del Servizio pubblico anche quando si esprimono al di fuori delle trasmissioni aziendali. Al conduttore viene dunque contestata la diffusione di una notizia non verificata a prescindere che possa in futuro eventualmente rivelarsi vera. Di conseguenza l’azienda non intende offrire copertura legale, come invece normalmente fa per le inchieste che vanno in onda su Report, qualora il ministro Nordio dovesse dare seguito all’annuncio di un’iniziativa legale. Questa la risposta di Ranucci: «Prendo atto di quanto riporta l’Ansa, che da ottima agenzia ha avuto la notizia prima che mi venisse comunicata personalmente la decisione dell’azienda. Tuttavia non ho timori di affrontare in giudizio il ministro della Giustizia, che è anche colui che è custode dell’Albo dei giornalisti. Sul resto, ci sono cose che hanno un prezzo altre che hanno un valore. E per me la libertà di informazione è un valore inalienabile dell’umanità». Ovviamente la vicenda ha innescato prese di posizione da parte di tutti i partiti. Qualche giorno dopo, Ranucci si è scusato con Nordio ribadendo di non aver diffuso una notizia falsa ma di aver parlato di un’informazione ancora in fase di verifica. «Non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto che stavamo verificando una notizia… sono caduto in un eccesso, cospargo il capo di cenere», aggiunge, riconoscendo l’impatto mediatico delle sue parole. Ranucci ha annunciato che affronterà personalmente l’eventuale procedimento, rinunciando alla tutela legale della Rai: «Non voglio esporre l’azienda, che gestisce soldi pubblici, a rischi. Mi difenderò a mie spese».

LIBERTÀ DI STAMPA. L’ITALIA… – E mentre si scrivono le lettere di richiamo nei confronti di Sigfrido Ranucci, l’Italia sprofonda nella classifica della libertà di stampa nel mondo. In un anno è passata dalla 49/a posizione all’attuale 56/a. In testa alla classifica, come sempre, la Norvegia seguita da Olanda, Estonia, Danimarca e Svezia. Per il terzo anno consecutivo chiude l’Eritrea, al 180esimo posto, preceduta da Corea del Nord (179/o posto) e Cina (178). Gli Usa perdono sette posti in graduatoria rispetto allo scorso anno, al 64/o posto tra Botwsana e Panama. La Siria post-Assad ha registrato il maggiore miglioramento tra tutti i Paesi e territori, salendo di 36 posizioni nella classifica. Al contrario, il calo più forte registrato (-37 posti) è stato quello del Niger (120°). Interessante la scheda di Reporters sans frontières (RSF) dedicata all’Italia: «La libertà di stampa in Italia continua ad essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, in particolare, nel sud del Paese come anche da diversi gruppuscoli estremisti che esercitano violenze…I giornalisti denunciano anche un tentativo della classe politica di ostacolare la libera informazione in materia giudiziaria con una “legge bavaglio” che si aggiunge alle procedure bavaglio (Slapp) correnti nel Paese». Secondo il rapporto di Rsf, in Italia, «i professionisti dei media ricorrono talvolta all’autocensura, sia per via della linea editoriale della propria testata sia per timore di potenziali azioni legali come le cause per diffamazione. Questa situazione – prosegue Reporters sans frontières nella scheda dedicata al nostro Paese – rischia di venire aggravata per i giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria, dalla controversa ‘legge bavaglio’ approvata dalla maggioranza del premier Giorgia Meloni… La Rai, principale emittente pubblica del Paese, sta subendo crescenti interferenze dirette volte a trasformarla in uno strumento di comunicazione politica al servizio del governo…».


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