Ragioni e misura di uno sciopero

Lo sciopero non è incompatibile col rispetto dei diritti di tutti.

di Antonio Carollo - venerdì 20 gennaio 2012 - 1895 letture

Ho questa impressione: in Italia, specie in Sicilia, si è passati dal pecorume del niente sciopero, per paura della dittatura fascista, alla sfrenata libertà dello sciopero selvaggio. Non alla protesta espressa mediante lo sciopero esercitato con la semplice astensione dal lavoro. Come dovrebbe essere. Gli auto trasportatori non si limitano a fermare i loro automezzi, assolutamente no, devono impedire per forza la circolazione stradale all’intera popolazione. Lo stesso può dirsi per tutte le altre categorie, con qualche eccezione naturalmente. Io non discuto le ragioni della rivolta dei cosiddetti forconi in Sicilia. Sono sacrosante. Sono la prova della inadeguatezza della classe politica che ci governa, dedita soltanto a raccattare consenso attraverso le più stridenti forme di clientelismo, a danno dei veri diritti dei cittadini. Ma la giustificazione dello sciopero non può sfociare nel blocco totale della vita economica e sociale di una città o di un territorio. Selvaggio’ è qualcosa di più che incivile. E’ violenza e sospensione dei naturali diritti di libertà dei cittadini. Non è da prendere sottogamba la denuncia della Confindustria siciliana circa l’infiltrazione tra gli scioperanti di elementi della malavita organizzata. La violenza attira chi ci guazza nella violenza. Uno sciopero non può assumere le dimensioni di un cataclisma per una nazione. Gli autotrasportatori hanno in mano una forza formidabile: fermare i rifornimenti significa mettere in ginocchio una comunità, perchè aggiungere azioni ancora più devastanti? Si parla da oltre sessant’anni di dare una disciplina al diritto di sciopero. Sotto i permanenti governi democristiani non se ne poteva parlare, pena un’insurrezione. Adesso siamo in un contesto politico radicalmente diverso. Non è una democrazia perfetta, ma neanche incompiuta o bloccata come quella dell’era precedente a tangentopoli. Ormai tutte le forze politiche sono legittimate a governare, l’alternanza è una realtà. La paura della sopraffazione di una parte sull’altra non ha più ragion d’essere. Perchè le forze politiche, il legislatore, non hanno il coraggio di mettere sul tavolo delle decisioni questo diritto così importante per la vita democratica ed economico-sociale di una nazione? Non per limitarne la portata, ma per assicurare il suo esercizio in piena libertà, nel rispetto delle libertà dei cittadini? E’ questo il discorso di un bieco reazionario? No, è il ragionamento di un cittadino profondamente democratico, che conosce il disagio, il travaglio, la sofferenza che sta dietro alla decisione di uno sciopero e che vorrebbe vivere in una comunità dove i diritti di tutti fossero rispettati.


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