Quotidiani crumiri: in 14 escono
Il no vince. Si alza l’account della Meloni – Nel 2025, 759 giornalisti italiani minacciati – Delmastro. I TG latitano – Professoressa accoltellata. La posizione dell’Odg – Gli italiani e l’informazione online – Referendum? Giovani informati
PROFESSORESSA ACCOLTELLATA. LA POSIZIONE DELL’ODG – Sul grave episodio in provincia di Bergamo, a Trescore Balneario, dove un minorenne ha accoltellato un’insegnante, ci sono state due prese di posizione molto forti. Il sindacato dei giornalisti Rai, l’Usigrai, ha fatto un appello a «colleghe e colleghi, alle direzioni di Testate e Generi, perché si rispetti il codice deontologico e non si pubblichi su canali e piattaforme Rai il video postato sui social dal minore protagonista di questa vicenda». Inoltre ha auspicato che «non faccia perdere di vista le regole della deontologia della professione giornalistica. Per quanto terribili i fatti accaduti, restano le regole della tutela dei minori e della rappresentazione dei fatti senza sensazionalismi o rincorse all’audience in televisione o sui social». Da parte sua l’Ordine dei giornalisti ha sottolineato che «La pubblicazione del video dell’aggressione da parte di molte testate, anche autorevoli, è un fatto grave e ignora le norme deontologiche della professione. Riteniamo che il video dell’accoltellamento nulla aggiunga al racconto dei fatti. Quanto accaduto interpella prima di tutto i giornalisti sull’esercizio responsabile della professione e sulla necessità di non cadere nella spettacolarizzazione. Riteniamo, inoltre, che sia necessario tutelare sia i minori coinvolti che la persona gravemente colpita ed evitare il pericolo di emulazione. L’informazione di qualità si misura anche rinunciando alla caccia dei click…».
ITALIANI E INFORMAZIONE ONLINE – Secondo radar SWG, la Rete è oggi la principale porta d’accesso alle notizie, apprezzata per immediatezza e disponibilità dei contenuti, ma allo stesso tempo genera sovraccarico, incertezza e sospetto. Per la grande maggioranza degli italiani, tenersi aggiornati è un’attività importante e frequente. Il 68% dedica più momenti della giornata all’informazione e lo fa con un atteggiamento generalmente positivo: il 44% parla di piacere e curiosità, mentre il 27% lo considera un dovere civico. Solo una minoranza vive l’informazione come un peso. L’informazione digitale è ritenuta soddisfacente dal 70% degli intervistati, soprattutto grazie alla facilità di accesso: il 79% afferma di riuscire a trovare rapidamente ciò di cui ha bisogno. Allo stesso tempo, però, il 56% dichiara di ricevere troppe notizie e di sentirsi sovraccaricato. Solo un italiano su dieci si dice «molto soddisfatto» dell’esperienza informativa online. Ma cosa rende credibile una notizia online? Per il 57% la presenza di fonti verificabili: per il 41% un’informazione non schierata politicamente; per il 28% la reputazione della testata; per il 26% la firma di un giornalista ritenuto affidabile.
CASO DELMASTRO: I TG LATITANO – Chi ha deciso il blackout sul caso Delmastro? Se lo ha domandato la presidente della commissione di vigilanza Rai, Barbara Floridia che così continua: «Tre giorni. Tg1 e Tg2. Zero assoluto sulla vicenda di Andrea Delmastro. Non un titolo, non un servizio, non un accenno. Blackout totale su una storia che parla di politica, affari e legami imbarazzanti con l’orbita del clan Senese. Già prima del voto la scusa della par condicio non reggeva. La par condicio riguardava il referendum, non era un interruttore per spegnere le notizie. E comunque adesso che è finita, il blackout su Delmastro continuerà? O il silenzio serve ancora a non disturbare Giorgia Meloni alle prese con la gestione della sonora sconfitta al referendum? A questo punto la questione non è più solo Andrea Delmastro. È la credibilità del Servizio Pubblico. Chi paga il canone non merita un simile buco nero nell’informazione. Chi ha deciso questo blackout sul caso Delmastro?».
IL NO VINCE E SI ALZA L’ACCOUNT DELLA MELONI – Secondo quanto riportato da Arcadia, il risultato avrebbe dovuto penalizzare il dato della crescita dell’account Instagram di Giorgia Meloni rispetto a quello degli altri leader, in particolare quelli del campo largo che invece hanno sostenuto il NO. Eppure, al termine della giornata del 23 marzo a far registrare l’incremento più ampio – +21.757 – di nuovi follower è proprio l’account della Meloni. Due le motivazioni principali: da un lato, gli utenti hanno la loro vicinanza alla leader in un momento che hanno percepito di difficoltà, dall’altro l’incremento può esser letto come una sorta di compensazione al voto contro, come dire pur se contro il progetto di Riforma, al contempo però non sono a prescindere contro Meloni. Questi i dati dei nuovi follower: Giorgia Meloni + 21.757; Giuseppe Conte + 8.520; Elly Schlein + 2.100; Carlo Calenda + 1.881; Nicola Fratoianni + 779; Matteo Salvini, +361; Antonio Tajani + 318; Sergio Bonelli + 271.
SCIOPERO RIUSCITO MA IN 14 ESCONO – La Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) in una nota ribadisce che «Anche la seconda giornata di sciopero è riuscita perfettamente grazie all’adesione massiccia delle giornaliste e dei giornalisti italiani». Sono però usciti Il Secolo d’Italia, Libero, La Verità, Il Tempo, Il Giornale. Ovvero, tutti i giornali vicini al centro destra al governo. Anche Il Foglio e Il Riformista. I giornali economici Italia Oggi e Milano Finanza. La Gazzetta dello Sport e Il Romanista. L’Identità, L’Edicola, La Discussione. Hanno scioperato Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore, Il Messaggero, Il Mattino, Il Fatto Quotidiano, l’Unità, Domani, Avvenire, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, Leggo, Il Dubbio, La Ragione, L’Opinione, L’Altravoce, Corriere dello Sport, Tuttosport. Sciopero in tutte le tv, Mediaset compresa (Sky ha fatto edizioni ridotte). Sciopero in tutte le agenzie (La Presse ha fatto edizioni ridotte). Non hanno scioperato realtà importanti online come Citynews e Fanpage perché titolari di un differente Contratto di lavoro rispetto a quello Fnsi-Fieg. E non ha scioperato il manifesto essendo una cooperativa
GIORNALISTI ITALIANI MINACCIATI: 759 – Nel 2025 c’è stato un aumento del 47% dei giornalisti minacciati, intimiditi o colpiti da azioni legali pretestuose a causa del loro lavoro. Lo dice il rapporto annuale presentato il 24 marzo scorso a Roma, alla Casa del Jazz, una villa confiscata nel 2001 al cassiere della banda della Magliana e restituita ai cittadini. Il presidente di “Ossigeno per l’informazione” Alberto Spampinato, ha offerto un dato allarmante: «Solo una notizia su cento di queste finisce veramente negli organi d’informazione». I casi documentati sono già una cifra record, ma sono la punta di un iceberg. Il confronto con i dati del ministero dell’Interno è illuminante: nel primo semestre 2025, mentre Ossigeno documentava 361 giornalisti minacciati, le denunce ufficiali erano appena 81. Solo uno su sei sporge denuncia. Un circolo vizioso che alimenta l’invisibilità del fenomeno e, con essa, l’impunità di chi minaccia. A pesare di più, in termini di diffusione silenziosa, sono le cosiddette SLAPP – dall’inglese Strategic Lawsuit Against Public Participation – ovvero azioni legali a scopo intimidatorio: querele pretestuose, cause civili per danni, diffide. Tra i dati più sorprendenti del rapporto c’è il balzo del Piemonte: da zero giornalisti minacciati nel 2023 a 148 nel 2025, primo posto in classifica nazionale. Un salto spiegato in larga parte dall’aumento delle intimidazioni collettive – contro intere redazioni, non più solo singoli cronisti – cresciute del 38% a livello nazionale. L’episodio simbolo è l’irruzione nella redazione torinese de La Stampa del 28 novembre 2025, definito dal rapporto un caso senza precedenti. Insieme al Piemonte, Lombardia e Lazio concentrano la metà di tutte le minacce rilevate nell’anno. Sono tre i casi emblematici del 2025 citati dall’associazione. Giorgia Venturini, cronista di Fanpage sulle mafie a Milano, ha trovato la testa mozzata di un capretto davanti a casa: un avvertimento con il linguaggio della criminalità organizzata. Salvo Palazzolo, di Repubblica, giornalista che segue la mafia siciliana, ha visto nel 2025 rafforzarsi le misure di protezione. Infine cinque cronisti sportivi genovesi hanno ricevuto misure di protezione, dopo minacce da una frangia di ultras della Sampdoria. Nel 2025 i giornalisti sotto scorta armata erano 30. L’Italia resta il Paese europeo con più giornalisti minacciati e più sotto protezione delle forze dell’ordine.
REFERENDUM? GIOVANI INFORMATI – Quello dei giovani (Gen Z e Millenial, 18-35anni) è stato un voto informato e consapevole. È il risultato di una ricerca di SEC Newgate Italia condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana dai 18 ai 35 anni. Dai dati emersi della ricerca, risulta che il 68% dei giovani si è recato alle urne perché lo ritengono «un dovere civico… l’unico modo per contare qualcosa»; poco meno del 10% per interesse specifico sui temi della giustizia. Altro che giovani disimpegnati e sdraiati! Colpisce il ruolo dei mezzi d’informazione. I giovani si sono informati soprattutto dai social media (61%) e il 57% dai media tradizionali. Una sorpresa, questa, perché i giovani sono sempre descritti legati ai social. I più preparati o perlomeno i più sicuri di esserlo, sono i giovani del Nord Ovest col 91% delle risposte.
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