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Quisquilie&Pinzellacchere n. 122 - Gli antenati di Donald Trump (II parte)

di Franco Novembrini - mercoledì 25 novembre 2020 - 603 letture

Con la seconda parte degli "antenati’’ di Donald Trump concludo questo piccolo excursus sulle figure dei presidenti che specialmente dopo il collasso dell’URSS si sono trovati a comandare e voler americanizzare il mondo intero. Quasi tutti hanno provocato non pochi disastri che hanno portato gli USA ad essere la nazione più odiata del pianeta. Ai presidenti citati non ho messo il partito a cui appartengono, cosa che in Italia invece conta moltissimo, per politici, giornalisti e inviati delle varie tv adusi a dividere i buoni e i cattivi a seconda della loro appartenenza partitica. Ho ritenuto la cosa superflua in quanto le popolazioni vittime dei bombardamenti americani con bombe intelligenti (!?!), o bruciate dal fosforo come a Fallujah, sia quelli contaminati dall’agente Orange e dall’uranio impoverito interessasse solo vivere e non le idee professate dai presidenti USA. Riprendiamo la black list dopo Gerald Ford.

JIMMY CARTER - Quello che molti italiani, sempre in ragione delle cronache che venivano dagli Stati Uniti, fu un presidente noto solo perché era un pacifico produttore di noccioline americane, fu quello che per contrastare l’invasione sovietica dell’Afghanistan mandò ’’consiglieri’’ ma soprattutto armi, fra le quali i micidiali missili portatili Stinger che poi saranno usati contro di loro, ai mujaheddin ed anche agli studenti delle scuole coraniche, i talebani. Fu in quella guerra che si formò l’embrione della jihad guidata da Osama Bin Laden. Carter fallì il blitz militare per liberare gli ostaggi americani a Teheran rinchiusi nella loro ambasciata.

GEORGE BUSH padre - Non ancora insediato ufficialmente dette l’ordine di invadere Panama con 24.000 soldati per abbattere il despota ’’Faccia da ananas’’, Manuel Noriega che non ubbidiva più a chi lo aveva voluto e armato, cioè gli States. Pochi mesi dopo il suo insediamento guidò la prima guerra del Golfo, sostenuto anche da quasi tutti i paesi dell’Occidente, fra i quali l’Italia. Ricordate il Tornado abbattuto con i piloti Bellini e Cocciolone e quest’ultimo piangente che chiedeva in tv di essere liberato perché in fondo stava solo bombardando Kuwait City per conto degli USA, che sarà mai. Grande sostenitore di Cocciolone fu il giornalista (!?!) Emilio Fede esempio di imparzialità e correttezza italica.

BILL CLINTON - Bill Clinton, da governatore dell’Arkansas, fu proiettato alla presidenza USA portandosi con sè una ingombrante moglie, Hillary, la quale poi riuscì a perdere le elezioni con uno sconosciuto Trump e ciò malgrado che per le sinistre prefiche italiane fosse già stata eletta a furor di giornali, giornaletti e giornaloni, più i corrispondenti RAI. Bill trovò il tempo per trasformare l’ufficio della sala ovale in una specie di garconniere dove si usavano fare dei servizietti particolari, che a dire il vero erano in uso anche nel suo ufficio di governatore dell’Arkansas. La stampa italiana si distinse nel non far sapere mai niente, anzi, nei notiziari alcune inviate a Washington nel solo nominare sia lui che Obama tendevano a trascinare le sillabe come prese da amorosi sensi. Il bravo Clinton ha invaso la Somalia, ricordate lo sbarco in favore di telecamere, poi le cose cambiarono anche per gli italiani che li aiutarono. Ordinò i bombardamenti contro i serbi in Bosnia. Nel 1998 come risposta agli attentati di Al Qaeda, fece bombardare l’Afghanistan e il Sudan, un anno dopo ancora bombardamenti nei Balcani che fecero cadere Milosevic ma non fecero finire i guai in quei paesi e ne crearono nella vicina Italia.

GEORGE BUSH figlio - Se George Bush fu un pessimo presidente il figlio fu anche peggio chi non ricorda la famosa frase "mission accomplished’’ (missione compiuta) che campeggiava sopra la testa di Bush mentre annunciava, sbagliando di grosso, che la guerra contro Saddam Hussein era vinta. Sotto la sua presidenza ci fu il vile attacco alle torri gemelle di New York ma la risposta furono le discutibili contro l’Afghanistan e contro l’Iraq che furono farcite di bugie e di indirizzi falsi la peggiore fu quella di Colin Powell che affermò che l’Iraq possedeva armi di distruzione di massa e quella contro i Talebani, nemici di Al Quaeda che furono accusati invece di esserne i protettori.

BARACK OBAMA - Barack Oobaamaa, mi pare ancora di risentire la voce flautata della inviata della RAI che ogni volta che nominava il primo presidente coloured degli USA, idolo della sinistra dalemiota, di VW (Veltroni Walter) e di tutta quella genìa che frequenta palazzi e terrazze della Roma che conta e che ne magnificava le gesta infarcendo le loro cronache di lodi degne di un Giulio Cesare vincitore delle Gallie. La verità è stata tutt’altra. Il presidente ha sì preso il Nobel per la pace ma è anche quello che ha tenuto in guerra gli Stati Uniti più di tutti gli altri presidenti. Tanto per ricordare fece tornare le truppe americane a Baghdad e Kabul, è intervenuto in Siria, Libia, Iraq e Afghanistan, ha bombardato anche lo Yemen, la Somalia e il Pakistan. Come sarebbe contento Alfred Bernhard Nobel per l’uso di tanto esplosivo derivato dalla sua invenzione la dinamite.

Questa piccola rassegna non vuole essere un atto contro gli Stati Uniti vuole solo ricordare che quasi tutti i presidenti hanno usato la forza ed armi di sterminio come i numerosi dittatori di mezzo mondo e che le guerre da loro iniziate le stiamo pagando tuttora anche noi sotto varie forme che vanno dall’esodo dai loro paesi in mano a bande criminali dietro le quali si nascondono interessi di paesi europei che vanno dalle materie prime allo sfruttamento di risorse come l’acqua ed i territori. Bisogna anche tenere presente che gli americani hanno benedetto colpi di stato o tentativi stragisti di cui portiamo le ferite anche in Italia e con le loro crisi bancarie hanno distrutto e economie di mezzo mondo. In Sudamerica poi dopo i fatti dell’altro secolo hanno ripreso alla grande le intromissioni nelle politiche dei paesi che cercano soluzioni politiche alle crisi gravi del mondo globalizzato. Questi uomini e questi metodi sono i genitori putativi di Donald Trump che hanno fatto emergere che il razzismo, la povertà e le miserie morali non erano state vinte in America, venivano solo taciute. Certo fa una certa impressione come per una sorta di legge del contrappasso vedere davanti ai seggi elettorali americani dei civili armati con mitra e lanciarazzi. Sembra di essere in qualche paese sudamericano, come descritto in certi film hollywoodiani, per giunta armati in nome di un dio bianco e con gli occhi celesti, benché se fosse quello al quale alludono dovrebbe avere connotazioni un poco più mediorientali.


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