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Quisquilie&Pinzellacchere n. 117 - ’’Amici mostri’’ e dintorni

di Franco Novembrini - mercoledì 21 ottobre 2020 - 465 letture

Questa settimana mi ha colpito una notiziola che forse è già passata nel dimenticatoio anche perché ritenuta una zingarata alla ’’Amici miei’’ quella del barista di Catanzaro che in barba al Dpcm ha chiuso l’esercizio a mezzanotte come dal documento per riaprirlo un quarto d’ora dopo in quanto non si fa cenno dell’orario di apertura del bar. La cosa è senz’altro un campanello di allarme del famoso detto tuttora in voga in Italia, ’’Fatta la legge, trovato l’inganno’’. La questione sarebbe seria se non fosse ridicola. Fin dai primi articoli che ho scritto su Girodivite e per i quali ho dato nome a questa rubrica Q&P è perché ritengo che una delle cose dalle quali si deve liberare l’Italia è l’elefantiaca burocrazia che ci opprime portandoci a tollerare che esistano enti, ministeri, e magari uffici con doppioni tipo ACI e Motorizzazione, di chiara nascita fascista, supportati da leggine inutili e dannose, le quali costringono i cittadini a defatiganti slalom di interpretazione di leggi e codicilli che fanno la fortuna di una classe dirigente che del ’’sacro timbro’’ ha fatto una religione. Ricordo che in uno dei primi articoli scritti facevo cenno ad un fatterello accadutomi all’Elba, mia terra di origine, mentre stavo portando del pesce azzurro, preso da un peschereccio, trasportandolo in una pescheria dove sarebbe stato messo in frigorifero e venduto.

Fermato dalla Stradale e invitato ad aprire il furgone, regolarmente dotato di congelatore, per accertarne il carico e vedendo tutto a posto fui multato perché le cassette di pesce non erano coperte di ghiaccio ’’percolante’’ come prescriveva un articolo di una legge del 1929 quando il pesce veniva trasportato con dei carretti a trazione animale o a mano. Il furgone aveva la temperatura prescritta per il pesce fresco di 4-5 gradi per non farlo congelare. Niente da fare. Multa. L’altra settimana, sempre a causa di una casetta che ho all’Elba a Portoferraio, mi è arrivato un bollettino da pagare, come succede tutti gli anni, di 10,50 euro. Io in tempo di pandemia devo andare alle Poste lontane 2 chilometri, trovare parcheggio sperando che l’ufficio sia aperto e pagare oltretutto più di 1 euro per l’operazione. La busta che mi impone il pagamento è composta di tre fogli dattiloscritti con riferimenti a leggi e leggine per il risanamento dei fossi, io abito in paese e i fossi sono in campagna, ma la cosa non mi esime dal dover pagare il balzello. Ma non vi sembra che l’operazione sia una dimostrazione, visti i costi di spedizione e tutto il resto, di una solenne fesseria vessatoria.

Tornando al barista di Catanzaro, apprezzando lo spirito boccaccesco del suo gesto ma sperando però che non venga imitato da altri in quanto in ballo ci sono la salute di cittadini che non possono sperare nelle cure che i vari Zangrillo, pur negando la pericolosità del virus, hanno fornito a chi può permettersi suites private al San Raffaele o altre cliniche private. Io sarei interessato a sapere come se la sono cavata invece le decine di baristi del ’’Billionaire’’ di Briatore o dello stabilimento balneare della Santanché. Una cosa però il fatto l’ha messa in luce che i nostri burocrati, tanto lodati da molti politici, che non ci vuole molto a scrivere che certi locali debbono rimanere chiusi dalle ore tot alle ore tot. Come del resto i regolamenti intimano ai negozi di esporre i cartelli di apertura. Non sarebbe male anche avere i nomi degli estensori di tali Dcpm per assegnargli il premio "Timbro d’oro’’.

Per rimanere nell’area del film ’’Amici miei’’, se il grande regista Mario Monicelli fosse ancora vivo avrebbe potuto portare sullo schermo un episodio che secondo me sarebbe stato incredibile anche per lui: Carlo Calenda, un suo nipote che si candida e si scandida da tutto per ricandidarsi poi come sindaco di Roma. Non ci avrebbe creduto neppure lui.


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