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Quisquilie&Pinzellacchere. Nr. 87. Europa, tornare alle origini!

Quando sarà passata la ’’buriana’’ del coronavirus dovremmo fare le pulizie in Europa e cambiare gli orpelli i lacci e i lacciuoli che in oltre 50 anni...
di Franco Novembrini - mercoledì 18 marzo 2020 - 358 letture

Quando sarà passata la ’’buriana’’ del coronavirus dovremmo fare le pulizie in Europa e cambiare gli orpelli i lacci e i lacciuoli che in oltre 50 anni sono stati seminati fra Bruxelles e Strasburgo. Dobbiamo tornare alle origini del progetto europeo, ma il primo grosso problema sarà quello di avere dei politici non dico come i padri fondatori, ma di uomini che facciano pulizia di questo coacervo di nazionalismi, supportati da interessi economici e militari che assomigliano molto a quelli che fin dai primi del Novecento portarono a due guerre mondiali le quali, è bene ricordarlo, furono precedute e seguite da stragi in nome di religioni, razzismi, fascismi e, appunto, spacciati per superiorità razziali.

Tornare alle origini - Nell’agosto del 194, avete letto bene agosto 1941, due reclusi nell’isola di Ventotene, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrissero quello che è passato alla storia come il ’’Manifesto di Ventotene’’, cioè la base per la la creazione di una Europa unita e libera. Ricordo che le truppe naziste in quei giorni erano a pochi chilometri da Leningrado e Mosca ed avevano conquistato tutta l’Europa continentale. Solo dei visionari potevano pensare ad un documento di tale portata che bisognerebbe far conoscere e studiare nelle scuole italiane fin dalle elementari. Finita la guerra i nostri autori, cui si erano aggiunti altri italiani che avevano combattuto nella Resistenza, come Calamandrei ed europei quali Schuman, francese, passato poi alla storia come il padre dell’Europa unita, seguiti negli anni da una folta schiera di politici di ogni partito come De Gasperi, Nilde Iotti, attori come Melina Mercuri, sopravvissuti ai campi di sterminio quali Simone Veil sostennero l’idea di una Europa dei popoli liberi ed uniti. Il ’’ battesimo’’ si tenne il 9 maggio 1950 a Roma, con il discorso di Robert Schuman, degno coronamento del folle sogno degli italiani di Ventotene.

Certo, dopo di allora ci furono trattative che si basarono su tremendi sacrifici, come l’accordo sulla Comunità economica del carbone e dell’acciaio (CECA), che vide i minatori italiani praticamente venduti, espatriare in Belgio ed in altri paesi per garantire all’Italia la fornitura dl carbone, allora quasi unico strumento per far funzionare le fabbriche. Ci furono stragi come quella di Marcinelle nella quale morirono 136 italiani, ma del del resto 43 ne morirono a Ribolla in Toscana sempre per il carbone. Allora molti si accorsero che una nuova Europa nasceva ma che gli sfruttatori erano spesso, gli stessi del passato. Negli anni la UE ha cambiato fisionomia ed a guidarla dopo i grandi idealisti, hanno cominciato a comandare lobbies di ogni tipo da quelle delle armi a quelle dell’energia, ma le peggiori sono le ultime , quelle finanziarie, cioè che non promuovono lavoro e sicurezza ma sono guidate da centri di potere economico il cui scopo è solo quello di arricchire i pochi ultraricchi facendo eleggere galoppini e imponendo al Consiglio d’Europa lacci e lacciuoli, favoriti da una burocrazia tanto complicata da assomigliare a quella italiana.

E gli italiani? Per molti anni la tanto decantata Ue è stata considerata da tutti i partiti come il posto nel quale mandare, lautamente pagato, chi risultava ’’trombato’’ alle elezioni nazionali oppure chi era in attesa di un posto al momento non disponibile. Non ci credete? Andate a leggere le cronache degli anni passati dove gli eletti al Parlamento europeo erano considerati gli eterni assenti quando si parlava di quote latte o di agricoltura, salvo poi fare battaglie interne aizzando le folle e gridando all’ingiustizia. Pochi italiani hanno potuto dire di aver votato contro questi provvedimenti in quanto non erano presenti. Qualcuno si ricorda di Achille Occhetto il quale dichiarava di aver partecipato solo alla prima e all’ultima riunione del Consiglio d’Europa? Era pagato, ma mi pare disse che i soldi li dava al partito. Può darsi, ma gli italiani lo avevano eletto perché si battesse per un trattamento equo nei confronti dei prodotti italiani. Vi siete mai chiesti a quante riunioni abbia partecipato Matteo Salvini nella sua permanenza come parlamentare europeo?

Sono convinto che quell’estate del 1941 a Ventotene i vari carcerati che parteciparono alla stesura del ’’Manifesto’’ avessero altre idee ed altri ideali. Finito il coronavirus dobbiamo con forza mettere in discussione i principi di questa Europa che non mi piace ma di cui ci sarebbe tanto bisogno visto che le epidemie non conoscono confini.

(Continua)



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