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Quisquilie&Pinzellacchere. Nr. 85. La retata di Palermo. Nei comuni piccoli e medi

di Franco Novembrini - mercoledì 4 marzo 2020 - 621 letture

La retata di Palermo - La scorsa settimana Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza hanno fatto una retata al Comune di Palermo e il giudice ha incriminato decine di funzionari, architetti e costruttori. Purtroppo la notizia ha avuto molta visibilità per il fatto che fra gli indagati ci sono i capigruppo in comune di Italia viva e del Pd. Ora è indubbio che i politici facciano un certo clamore ed è giusto che sia così ma quello che invece viene sottaciuto e presto dimenticato,sono il sottobosco di dirigenti comunali, traffichini e trafficoni che fanno il bello e il cattivo tempo nei comuni e in tutti gli enti pubblici.

I dipendenti comunali e degli altri organismi che si fregiano spesso di essere pubblici ufficiali e quindi con funzioni che comportano uno staus assimilabile ai poliziotti, sono praticamente inamovibili e i sindaci e le giunte che possono cambiare ad ogni tornata elettorale non hanno a volte la volontà o la forza di inimicarseli. I sindaci che da qualche anno, con l’elezione diretta, possono far dimettere assessori e nominarne anche di esterni, poco possono contro la burocrazia e spesso preferiscono una certa connivenza o lasciar fare invece di intervenire. Tornando a Palermo il sindaco Orlando, uomo di grande esperienza politica e che ha ricoperto la stessa carica in anni difficilissimi e sul quale, finora nulla è emerso di illecito, è stato gabbato dai suoi dipendenti che ne hanno intaccato la credibilità politica e umana.

Nei comuni piccoli e grandi - Nei comuni piccoli e grandi d’Italia questo malcostume è diffusissimo e sembra non avere limiti. Quello che sorprende però è l’abusivismo in quelli piccoli e medi dove si conoscono un po’ tutti e sembra che molti siano a conoscenza di traffici poco chiari e nessuno o pochissimi hanno il coraggio di denunciarli salvo poi scatenarsi quando della cosa si interessano forze dell’ordine e magistratura, con la inutile frase: ’’Io lo avevo detto,,’’. Vorrei fare un censimento di quanti sospettano che una licenza edilizia sia stata rilasciata in modo surrettizio, indicando una destinazione d’uso, che poi ad opera compiuta viene cambiata. Ad esempio sono di moda in questi anni ottenere licenze per ammodernare aziende agricole scoprendo poi che sono divenuti B&B, facendo oltretutto concorrenza sleale ad alberghi, ristoranti e pensioni. Guardate che la cosa è diffusa non solo al Sud.

Se per esempio i comuni si attrezzassero facendo sì che ogni licenza, concessione o quant’altro fosse sempre accompagnata da una firma di chi l’ha rilasciata, con la data e i successivi controlli, quando dovuti, su avanzamento dei lavori e uso di materiali consoni. La tracciabilità come si usa per le etichette di prodotti alimentari, porterebbe a conoscere chi come e quando è intervenuto e se lo ha fatto in modo regolare.

La cosa porterebbe ad avere una lista di chi ha rilasciato e di chi ha ricevuto una concessione e renderebbe facile comporre un puzzle nel quale, per esempio, non si sa chi non ha visto o voluto vedere crescere un capannone abusivo o un ecomostro, la cosa faciliterebbe non poco sindaci ed assessori onesti e ce ne sono tanti e si potrebbero scoprire gli altri compresi i loro famigli.



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