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Quisquilie&Pinzellacchere. Nr. 73. Banche, banchieri e patrie galere.

Il padre di tutti gli scandali bancari è stato senz’altro quello della Banca Romana (1893) che aveva dentro di sé tutti i caratteri di quelli che poi sono seguiti.
di Franco Novembrini - mercoledì 18 dicembre 2019 - 798 letture

In Italia per rimanere giovani potremmo usare un escamotage dichiarando di essere nati quando nel nostro Paese era scoppiato un grosso scandalo bancario. Ovviamente non dicendo quale.

BANCHE - Il padre di tutti gli scandali bancari è stato senz’altro quello della Banca Romana (1893) che aveva dentro di sé tutti i caratteri di quelli che poi sono seguiti. Il governo Giolitti, che cadde, ma presto questo politico, definito “ministro del malaffare”, ritornò per governare ancora per molti anni e molti governi. Erano invischiati nell’affare, politici, Vaticano, industriali e, credo, anche generali. Come molti sanno ii componenti si sono ripetuti fino ai giorni nostri.

BANCHIERI - Sorvolando sul periodo fascista che scandali fra banche, politici e industriali ne ebbe di enormi con tragiche conseguenze sulla qualità delle forniture militari che si riscontrarono durante le numerose guerre e repressioni del ventennio. Nel dopoguerra già dagli anni Cinquanta ci fu lo scandalo Giuffrè, definito“ banchiere dei Dio”, titolo che poi si è ripetuto per altri truffatori.

Giuffrè era un bancario che, tramite il clero andava per sagrestie e prometteva tramite una catena Sant’Antonio, favolosi guadagni ai fedeli. Sponsor politico fu un giovane Giulio Andreotti che ritroveremo poi in altri scandali bancari come Sindona, Calvi-Ambrosiano, numerosi altri. Dopo di loro, come non citare lo IOR di Marcincus e i misteri della banca vaticana. In questi anni abbiamo avuto quelli del Monte dei Paschi di Siena, le banche venete, la Banca di Lodi, la Carige e la notissima Banca Etruria sponsorizzata, questa, dal Giglio magico di Renzi e della Boschi.

...E PATRIE GALERE - È di questi giorni la notizia che una banca, quella di Bari, rischia il fallimento. A dire il vero avrebbe già dovuto fallire da una decina di anni se la Banca d’Italia avesse fatto il proprio dovere. Ma già il governo accampa le solite scuse nascondendosi, come sempre, dietro i poveri correntisti, i quali sia chiaro debbono assolutamente essere garantiti. Quello che non mi piace sono gli accenni al fatto che se la banca fallisce le industrie del circondario potrebbero chiudere.

È un discorso che puzza parecchio perché dietro il salvataggio con i soldi nostri, si nascondono malagestione e soldi dati agli amici, politici compresi, che non ne avevano titolo e che magari agli imprenditori onesti venivano negati o dati con il contagocce. Ai vertici della Banca di Bari c’è, indagato ora per operazioni poco chiare fatte a La Valletta (Malta), una vecchia conoscenza: Vincenzo de Bustis. Il nostro uomo è un ingegnere romano con la passione per le banche e negli anni novanta, dopo aver conosciuto Massimo D’Alema, fece acquistare la Banca del Salento (poi Banca 121), per una cifra esorbitante a detta di molti giornalisti del settore dal Monte dei Paschi di Siena che poi assunse anche lui. Al Monte fece una rapidissima carriera che lo portò ai vertici del colosso toscano, fu tra i fautori della tentata scalata alla Banca del Veneto e non fu estraneo alla creazione di due presunti fondi pensione For You e My Way che altro non erano che ardite e fallimentari speculazioni.

Mi domando come mai la Banca d’Italia ed altri organi di controllo non abbiano funzionato neanche allora. Poi leggi i nomi di chi li dirige e qualche dubbio ti viene e credi di capire perché nel nostro Paese in galera, come negli altri paesi civili, non ci finiscono quasi mai i banchieri e i loro sponsor politici. Mi ricordo uno slogan sessantottino, piuttosto spregiudicato che diceva: "Come mai, come mai, sempre in culo agli operai’’? Applicabile ora anche ai correntisti bancari.



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