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Quisquilie&Pinzellacchere. Nr.54. Il vice brigadiere dei CC, i marocchini e il Celeste. Tre modi di giudicare.

di Franco Novembrini - mercoledì 31 luglio 2019 - 637 letture

Sconvolti ancora dalla vicenda dell’uccisione del vice brigadiere dei CC Mario Cerciello Rega che le cronache descrivono giovane di grande umanità e di una immensa sfortuna, ucciso in un momento di grande felicità per essersi sposato due mesi prima. Ucciso, purtroppo, come si usa, lasciatemelo dire, in molte città americane per un nonnulla. Pare che questa banalità omicida stia prendendo piede alla grande anche in Italia. Le reazioni all’omicidio sono state, more solito, politicizzate dallo sciacallume mediatico che impera nelle tv e anche nei quotidiani.

I Capezzone, in crisi di astinenza, ha prontamente, da buon garantista, augurato la cattura e la morte dei colpevoli, certamente africani, islamisti e spacciatori, intendiamoci era in buona e numerosa compagnia. Una volta saputa la nazionalità USA, sono diventati improvvisamente afoni.

Una stranezza nei giorni seguenti è uscita, dalla caserma dove interrogavano il presunto omicida, la foto che lo vede, ammanettato e bendato, circondato dai CC. Lo spettacolo non è dei migliori, ma pare che il comando dell’Arma sia intenzionato ad appurare i fatti. La stranezza è che la foto ha fatto il giro del mondo ed è stata prontamente ripresa dai media americani che, dimentichi di come vengono trattati i loro sospettati, che arrivano al processo ammanettati anche ai piedi, fanno pensare a torture per estorcere dichiarazioni. La foto, fra l’altro, può rendere nulle tutte le confessioni dei sospettati e allungare in maniera enorme i tempi del processo. Se così fosse fra qualche anno, in attesa del terzo grado di giudizio, gli americani, dimentichi di Guantanamo, Abu Graib ed altre carceri da loro amministrate in mezzo mondo, le cui foto descrivono situazioni difficilmente giustificabili.

Formigoni, il Celeste, per i sodali di CL, è già fuori ai servizi sociali (sic!). Peccato che nel suo pentimento e presa d’atto dei suoi errori (ri-sic!) si sia dimenticato di confessare dove ha nascosto il maltolto. Forse lo avrà confessato a qualche prete amico da cui va, appunto, a confessarsi. Certo l’esempio che viene dato da certa Magistratura sull’applicazione dell’uguaglianza di fronte alla legge lascia a desiderare e inoltre dà la certezza dell’impunità agli amministratori del ’’malloppo’’.



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