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Quisquilie&Pinzellacchere. N. 104 - Due anniversari urgono

di Franco Novembrini - giovedì 23 luglio 2020 - 524 letture

Sospendo per questa settimana i fatti storici che ebbero come punto di svolta il 1978, ma li riprenderò presto. Visto anche un certo interesse per questi eventi.

Come annunciato nel titolo urgono due anniversari un 25° ed un 50°. Cominciamo da quello del luglio 1995:

STRAGE DI SREBRENICA - Nel luglio di venticinque anni fa le truppe del macellaio Mladic fecero strage di 8.364 inermi bosniaco-musulmani, i quali si erano fidati della protezione dei caschi blu dell’ONU e particolarmente dei tre battaglioni di olandesi (600 soldati) che senza opporre resistenza invece li consegnarono ai carnefici. Oltre alle vittime, migliaia di profughi furono costretti a lasciare le loro case e i loro averi in mano ai serbo croati. Le giustificazioni del dopo strage da parte degli olandesi furono le classiche di chi riesce a non fare quello per cui era pagato a fare. Forse non ritenevano adeguata la paga, o che i bosniaci non valessero il rischio. Che Mladic sia stato un macellaio non vi possono essere dubbi in quanto anni dopo, una volta catturato, è stato condannato, pensate alla curiosa circostanza, dal Tribunale internazionale dellll’Aja (Olanda).

Ebbene dopo un quarto di secolo dal governo di questa cattolicissima e civilissima nazione ci vengono frapposti molti ostacoli affinché l’Italia non abbia un centesimo dall’Europa. Bisogna ricordare che nella patria dei tulipani, come in altre nazioni europee, sono tornati in grande spolvero luoghi comuni come gli italiani pizza e mandolino, poco coraggiosi, tutti mafiosi. Non cercherò di negare, vista la qualità dei nostri politici che hanno frequentato la UE, che una parte di verità ci sia ma generalizzare come anni prima venivano descritte altre ’’razze minori’’ offende la stragrande maggioranza degli italiani.

Ricordo che l’atto fondativo dell’Europa fa cenno al ’’Manifesto di Ventotene’’ scritto e sognato da esuli italiani al confino fascista nel 1943, col nazismo trionfante in Europa e governi fantoccio da esso creati che facevano concorrenza alle SS tedesche, come del resto fu in Italia nel 1944-45. Quello che non mi risulta molto affine all’Europa come se la erano immaginata, tra gli altri, Schuman e Adenauer che un piccolo stato dell’UE tenga tasse basse per società, multinazionali e fondi sovrani i quali operano, spostando le sedi legali in paesi fuori dalla UE, in maniera opaca, sfruttando e inquinando, negli altri stati. Nemmeno mi risulta che molti dei soldi sporchi di mafia, camorra, ’ndrangheta, transitati e ripuliti in Olanda e poi dirottati in alcuni paradisi fiscali paradisi fiscali, anch’essi in Europa, siano stati individuati e rifiutati da questi paesi che si definiscono frugali. E pensare che una volta si usava dire che la Svizzera era l’unico paradiso per che non voleva pagare le tasse nel proprio paese. Fu un facile profeta il ’’nostro’’ Ricucci che era facile fare il... con quello degli altri.

LA RIVOLTA DI REGGIO - La più lunga rivolta di una città italiana (Reggio Calabria), è durata 7 mesi ed ebbe inizio nel luglio del 1970. Inizialmente fu una rivolta di piazza per impedire che il capoluogo della regione e i suoi uffici fossero spostati a Catanzaro ed ebbe fine con la promessa mantenuta di una valanga di soldi a Reggio e con promesse non mantenute di fabbriche, porti e insediamenti industriali e persino della costruzione del mitico ponte sullo stretto, nonché della fatidica Salerno- Reggio Calabria. Promesse evergreen e valide tutt’oggi. Ben presto nel corso dei tafferugli ci furono vittime, attentati, stragi una del treno e l’altra di 5 anarchici, una categoria che non può mancare in una strage che si rispetti e poi non si sappia chi è stato. I cinque giovani stavano portando documenti molto compromettenti sui caporioni della rivolta a Roma. La loro macchina fu investita e distrutta da un camion durante il tragitto.

In questa sommossa hanno fatto carriera molti politici, sindacalisti, massoni e ’ndranghetisti, alcuni ancora operanti nei partiti di destra, ma non solo ed alcuni, defunti, hanno lasciato ai figli l’eredità. Fra le altre cose fu creato da Ciccio Franco, un giovane sconosciuto, divenuto il sindacalista leader dei rivoltosi, lo slogan ’’Boia chi molla’’ che è stato ripreso da alcuni politici calabresi nei giorni scorsi ma che si può ascoltare ancora nei raduni e nei comizi della destra italiana. I vincitori di questa operazione, che fu affrontata anche con i blindati delle forze dell’ordine, le quali ebbero dei caduti e qualche commissariato o caserma dei Carabinieri bruciati, ma che spesso non intervennero per arrestare i capi dei rivoltosi. Furono appunto i corrotti e i malavitosi che si spartirono la torta delle sovvenzioni e lasciarono solo le briciole ai cittadini che speravano nei posti di lavoro e nella industrializzazione della Calabria.



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