Quelle "sanzioni" dell’UE ad Israele
Le armi con cui gli alleati dell’occidente stanno commettendo il genocidio non sono contemplate, pertanto si continuerà ad inviare armi per uccidere uomini, donne e bambini e per radere al suolo Gaza.
Il Parlamento europeo si appresta a votare le sanzioni ad Israele e a due ministri del governo Netanyahu che si sono connotati per il loro l’estremismo: Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich. Estremismo definito religioso, in realtà di “religioso” non vi è nulla in costoro, al massimo il loro estremismo è di ordine elettivo e imperiale (La Grande Israele). Le sanzioni ipotizzate dovrebbero danneggiare l’esportazione dell’agroalimentare con i dazi. L’ipocrisia e il cinismo non conosco limiti. Le armi con cui gli alleati dell’occidente stanno commettendo il genocidio non sono contemplate, pertanto si continuerà ad inviare armi per uccidere uomini, donne e bambini e per radere al suolo Gaza.
Gli accordi e i contratti per la vendita delle armi continueranno a sussistere. L’abbattimento dei grattacieli a Gaza è la premessa per ricolonizzare Gaza e farne una riviera per ricchi con accordi transnazionali. Si continua in questa direzione: i palestinesi devono lasciare la loro terra. Ursula von der Leyen ha dichiarato:
“Voglio essere molto chiara: l’obiettivo non è punire Israele. L’obiettivo è migliorare la situazione umanitaria a Gaza”
Le ambiguità silenziose sono plurali, ma esse confermano il carattere demagogico delle misure annunciate e non ancora approvare e il desiderio, neanche, tanto implicito di “lasciar fare”, perché in fondo Israele lavora per le oligarchie dell’occidente e consentirà con l’ipotetica vittoria sui palestinesi di presidiare il Medio Oriente in nome degli interessi plutocratici. Le sanzioni, se fossero approvate, andrebbero in vigore dopo circa un mese. Una farsa da vendere ai cittadini europei che, malgrado il condizionamento dei media hanno colto, o stanno cogliendo la contraddizione evidentissima: quasi venti pacchetti di sanzioni alla Russia dichiarata nemica per sempre, invece ad Israele solo rimproveri e inviti alla moderazione.
L’intervento sanzionatorio è finalizzato a recuperare il consenso degli europei addestrati anch’essi alle medesime logiche, ma vi è il timore che tra tagli al sociale, guerre e massacri possano cominciare a “guardare” la luce della verità. La via che conduce fuori dalla caverna mediatica è segnata dalle contraddizioni che con il loro accumularsi potrebbero innescare un processo di “risveglio delle coscienze”. In queste contraddizioni vi è la verità del capitalismo occidentale: la giurisprudenza e la retorica dei diritti sono usate come mezzi per autolegittimare il potere-dominio e perseguire interessi plutocratici.
“Nessuno crede a nulla, si calcolano solo tattiche per raggiungere obiettivi imperiali nella lotta globale”. Israele, in quanto alleata, non va punita, dunque, secondo la Presidente del Parlamento europeo, in tali parole vi è la difesa implicita dell’operato di Israele.
Un genocidio non va punito? Dovremmo rispondere a tale quesito e darci una risposta per comprendere la cornice in cui operiamo e viviamo. Le sanzioni, comunque, sarebbero operative a cose fatte, ovvero quando Gaza sarà ormai liberata dai palestinesi. Si attende lo sgombero di Gaza, che ricorda la marcia con cui i turchi eliminarono gli armeni, per poterle applicare. I palestinesi in fuga tra macerie, cadaveri e bombardamenti possono solo sperare di sopravvivere, il “dopo” sarà ancora più terribile. Senza patria e morsi da ricordi terribili e nella consapevolezza che sono stati traditi da tutti, il popolo palestinese sarà una realtà con cui ci si dovrà confrontare.
Il mondo che verrà con le sue riviere per ricchi sarà un mondo di violenza e lo stiamo preparando “oggi”. Le contraddizioni a cui assistiamo devono essere pensate collettivamente, in modo da costruire la coscienza di classe che dissente dal cinismo genocidiario e pensa e agisce per costruire percorsi verso un altro mondo possibile, questo che stiamo vivendo è insostenibile nella sua ferocia. Dinanzi al darwinismo sglobale tra imperialismi, abbiamo il dovere etico di sollevare il problema ed essere soggetti politici che costruiscono la consapevolezza sociale senza la quale nulla è possibile. “Umanesimo contro la barbarie dell’economicismo” questa è la lotta del nostro tempo
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