Quegli squittii nella sinistra liberale
Gli squittii della sinistra italiana ed europea chiudono il caso Venezuela adattandosi all’ordine liberale e aprono un’era di violenza.
Il caso “Maduro” gradualmente sta rientrando nell’ordinaria violenza dell’ordine geopolitico dei nostri giorni. Non sono stati dichiarati scioperi per la difesa della sovranità degli stati e del diritto internazionale. Trump può campeggiare nei media con le sue minacce alla Danimarca, mentre Commissione europea e governi nazionali accettano come un dato di fatto l’instaurarsi del banditismo internazionale.
L’occidente (volutamente in minuscolo) degrada verso forme di “primitivismo di massa” senza eguali. La legge internazionale è nulla, per cui anche i diritti dei lavoratori e dei cittadini d’ora innanzi potranno essere aggrediti in modo anche retroattivo. La cultura dei diritti ha un carattere sistemico, l’attacco palese al diritto internazionale e parallelo allo smantellamento dei diritti dei lavoratori.
Il diritto è ormai nel dimenticato, è il mercato con i suoi desideri globali a governare. L’idolo è stato innalzato, i lavoratori e i popoli sono sacrificati perché viva, mentre i sacerdoti dell’ordine della violenza: i governi, i tecnici di alto livello della finanza, i media, gli accademici e i pedagogisti della scuola digitale senza contenuti officiano le loro messe per addestrare i popoli alla violenza dell’economia liberista. La stratificazione delle complicità dell’ordine liberista sta prendendo una nuova forma. I pedagogisti del digitale e dell’emancipazione dai contenuti sono i nuovi sacerdoti che dichiarano il “fare-consumare-godere-produrre-adattarsi” i nuovi principi su cui fondare esistenze anonime e massificate. Il totalitarismo liberista omologa e in tale operazione sono coinvolti innumerevoli soggetti. Il chiasso dei primi giorni, come è di pragmatica, sul caso Venezuela è già lontano. Gli Stati Uniti come conseguente reazione ai silenzi trasversali ora “minaccia” di aiutare Cuba e l’Iran. L’odore del petrolio-denaro è la via che conduce alla guerra.
Gli squittii della sinistra italiana ed europea chiudono il caso adattandosi all’ordine liberale e aprono un’era di violenza. Pronti a ballare sui carri nelle manifestazioni che richiedono solo diritti individuali e che trasformano i medesimi in uno spettacolo dove mostrarsi per circolare sui social e incrementare la popolarità dell’immagine priva di mediazione concettuale e di passione politica. L’immagine è tutto, mentre il programma è niente. In questo clima di devastazione antropologica il caso Venezuela ci riporta alla realtà, e ne abbiamo bisogno.
L’indifferenza reale con cui il colpo di stato in Venezuela è stato accolto dalle sinistre liberale, ormai sempre più sbiadite nei simboli e nelle parole, ha forse una ragione più profonda e non detta. In teoria una sinistra che ha abbandonato il comunismo dovrebbe essere schierata con il bolivarismo. Il socialismo bolivariano è distante dal comunismo, non pone mai in discussione la proprietà privata, difende gli interessi nazionali e ambisce alla ridistribuzione moderata della ricchezza del paese. Il miglioramento delle condizioni materiali degli strati proletari della popolazione non è stato raggiunto, ma ciò ha come causa le sanzioni americane che stritolano, affamano e uccidono i più deboli. Dal 2014 il Venezuela subisce le sanzioni USA nel silenzio della sinistra liberale italiana ed europea.
Le ragioni di un silenzio complice così assordante, forse, non sono da individuare solo nell’appiattimento all’ordine liberale, ma al fatto che il socialismo bolivariano difende la famiglia tradizionale e conserva le leggi contro l’aborto e la pornografia. Le unioni civili tra persone del medesimo genere non sono riconosciute, benché l’omosessualità non sia illegale. Lo stato è laico, ma conserva nella comunità famigliare il centro di coesione della comunità tutta.
Dunque la sinistra liberale non è in alcun modo sovrapponibile alla sinistra bolivariana che unisce in modo indissolubile difesa della sovranità nazionale e dei valori tradizionali all’interno di riforme economiche che, ripeto, non pongono in discussione il mercato, ma lo ordinano politicamente ed eticamente. La sinistra europea, invece, ha come unico “mantra” il teatrino dei diritti individuali che va in scena durante le campagne elettorali, ed è l’unico motivo di scontro con la destra. Ci si scontra su elementi secondari per conservare il sistema integro con le sue atroci contraddizioni. Destra e sinistra sono in tal maniera parte integrante dell’unico plesso ideologico che governa l’occidente presentando agli elettori la necessità di obbedire al sacro vincoli del mercato.
Il silenzio sul Venezuela si può ipotizzare sia dovuto anche a una serie di posizioni ideologiche divenute il residuale identitario di propaganda della sinistra liberale, per cui le dichiarazioni veloci e di circostanza, mentre il diritto è offeso dal mercato e gli stati e i singoli sono oggetto di violenze, se si valuta lo spessore valoriale del socialismo bolivariano. La sinistra europea è atea, mentre il socialismo sudamericano difende la natura umana sociale e solidale.
La sinistra che si è sempre dichiarata per il dialogo, non ha mai dialogato e fondato una rete di resistenza internazionale con le sinistre socialiste sudamericane e, questo, è lo spirito del nostro tempo. I lavoratori di tutto il pianeta e dell’occidente sono sempre più soli, mentre sulle TV di stato vanno in onda canzonette e propaganda che non informano, ma hanno lo scopo di rendere gli avvenimenti politici sempre meno pensati e sempre più slogan senza senso che aprono all’ordinaria violenza del caos guerriero internazionale.
L’esperienza della sinistra bolivariana con le sue sconfitte e vittorie dovrebbe essere valorizzata, non per aderirvi necessariamente, ma in quanto rappresenta una possibilità di sintesi tra valori tradizionali e diritti sociali all’interno di un sistema universale che rifugge le discriminazioni di ogni genere. Naturalmente il sistema sanzionatoria USA non ha consentito a tale esperienza di radicarsi e realizzarsi, e anche su questo silenzio assoluto; la sinistra libera lavora, anch’essa, per inibire il dibattito e ridurre i suoi interventi a visibilità mediatica.
La sinistra socialista e comunista può progettare l’alternativa solo pensando gli obiettivi ideali realizzati nella sua storia, e specialmente pensando collettivamente gli errori, i silenzi su quanto sta accadendo sono il segno di una sinistra liberale che ha scelto la via dell’adattamento e del suicidio ideologico. Solo fuori dai circuiti istituzionali è oggi possibile lavorare per l’alternativa. La difesa della famiglia e della comunità patria senza nazionalismo del bolivarismo socialista è nel nostro contesto una risposta alla “atomizzazione disperata dell’individuo nel capitalismo assoluto” orientato unicamente a coltivare bisogni materiali in una solitudine alienata, e questo, è il dato teorico su cui dovremmo riflettere e con cui confrontarci dialetticamente per ripensare l’alternativa “oggi”.
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