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Quegli anni che abbiamo attraversato

di Victor Kusak - mercoledì 10 agosto 2022 - 1023 letture

Si allargò a macchia d’olio come un virus
entrò nelle case, si diffuse per le strade
tutti noi sapemmo subito cosa stava accadendo
e non potevamo fare niente.
Alcuni dissero che una cultura
che aveva conosciuto il medioevo
lo avrebbe prima o poi tirato fuori
di nuovo. I più non si accorsero di nulla.
L’algoritmo fece il suo corso.
Come una malattia, una legge naturale.
Contaminò mani cuori e cervelli
dai pulpiti rumorosi calò il silenzio.
Non ci fu bisogno di rombi di tuono
ma solo del battito d’ala di una farfalla.
Le macchine progressivamente si fermarono.
La disgregazione entrò in ognuno di noi
tutto quello che avevamo imparato
perse di significato, potevamo solo guardare
il silenzio che si espandeva.
Nella nebbia in cui ci ritrovammo
come zombi - dimenticammo. Le madri
fissavano i propri figli senza riconoscerli,
i padri rimanevano in silenzio
instupiditi, incapaci di ricordare
a cosa serviva muovere le dita dei piedi.
Le strade piene di carcasse abbandonate
si riempirono di polvere - e poi di rovi,
le case si sgretolarono
anche i tramonti cambiarono di colore.
Si fermarono gli orologi
e gli anni smisero di contare.
Ci sono civiltà che muoiono per una violenta guerra
grida e corpi scomposti e agitati
altre per una rumorosa catastrofe siderale
altre ancora per mutamenti del clima
o per veleni nell’aria o nell’acqua.
La nostra finì nel silenzio.
Ogni segnale cessò di esistere
proveniente dal nostro pianeta.


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