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Quattro mele marce

Se quattro agenti sbagliano, non sono “la polizia”. Se quattro terroristi devastano, non sono “la piazza”.

di Giuseppe Pellizzeri - mercoledì 18 marzo 2026 - 419 letture

Io sto con i poliziotti. Senza se e senza ma. Sto con i poliziotti. Punto.

Con quelli che escono di casa la mattina e non sanno come finirà il turno. Con quelli che prendono insulti gratis e non reagiscono. Con quelli che fanno lo Stato quando lo Stato si dimentica di esistere. Non saranno quattro mele marce a farmi perdere fiducia. Le mele marce si tolgono dal cesto, non si dà fuoco a tutto il frutteto. Si isolano, si processano, e se colpevoli si mandano in galera. Fine.

Poi però succede una cosa curiosa. Succede che io e altre diecimila persone scendiamo in piazza in silenzio, con cartelli scritti male ma coscienza sempre sveglia, per dire che a Gaza un popolo vive stremato, che i bambini non dovrebbero imparare la parola “guerra” prima della parola “gioco”, e che forse morire di fame non è un destino geopolitico ma una tragedia umana.

Succede che poi, puntuali come le zanzare d’agosto, arrivano quattro professionisti del caos: teppisti, terroristi, black block, chiamateli come volete, quelli che se non c’è una sirena non si sentono vivi. Fumogeni, cassonetti incendiati, vetrine rotte, vandalismi, e tutto il loro spettacolo di violenza e...puff, succede che noi e loro diventiamo la stessa cosa: terroristi. Ecco, è qui che non ci sto più. Qui vorrei la stessa generosità di giudizio, la stessa logica aritmetica.

Se quattro agenti sbagliano, non sono “la polizia”. Se quattro terroristi devastano, non sono “la piazza”. Si processano e, se colpevoli, si mettono dentro. Punto. Non mi pare un teorema rivoluzionario. E invece no. Due pesi e due misure.

Nel primo caso si distingue. Giustamente, dico io. Si dice “io sto con i poliziotti onesti”. Quando invece si tratta di chi manifesta contro una guerra, contro la fame, contro l’idea che certi bambini valgano meno di altri, allora diventiamo tutti complici, tutti estremisti, tutti “PiDioti”, parola che ormai viene lanciata con la stessa raffinatezza con cui si lancia un gavettone dal balcone. Io continuo a stare con i poliziotti onesti. E continuo a stare con chi protesta civilmente.

Non vedo la contraddizione, non vedo l’incoerenza. La legalità non è proprietà privata di nessuno, e nemmeno l’indignazione. Ma forse il problema non è scegliere da che parte stare. Il problema è riuscire a stare dalla parte giusta anche quando non coincide perfettamente con la propria tifoseria.

E sì, lo so, è un esercizio faticoso. Richiede elasticità. E l’elasticità, si sa, non è per tutti. C’è chi preferisce le posizioni rigide: sono più comode, non costringono a pensare. Io invece, nel mio piccolo, continuo a credere che si possa difendere una divisa senza smettere di difendere una piazza. E che quattro mele marce restino sempre quattro mele marce, non importa da quale cesto cadano.


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