Quando l’inefficienza paga

di Ferdinando Gattuccio - martedì 16 novembre 2010 - 1581 letture

Tutte le volte che prendo una multa per divieto di sosta, non posso fare a meno di ricordare che la Polizia municipale è un ’pezzo’ della medesima amministrazione comunale che da decenni non fa nulla per risolvere il problema dei parcheggi in città. Tutte le volte in cui chiamo un taxi e impiega troppo tempo per venire a prendermi, non posso fare a meno di notare che sto pagando anche per il tempo in cui ho dovuto attendere (per fortuna, non in tutti i Comuni). Un po’ come se l’avvocato (prendo l’esempio dalla mia categoria) fosse pagato in misura proporzionale alla durata del processo (a proposito, sfatiamo la leggenda in base alla quale la lunghezza dei processi avvantaggerebbe gli avvocati). A ben vedere, dovrebbe valere sempre il principio in base al quale nessun soggetto, fornitore di un servizio pubblico o privato, dovrebbe poter trarre vantaggio da una propria inefficienza. Peraltro, ritengo che la cosa sia di una tale obiettiva ragionevolezza da far già parte della nostra Costituzione materiale. Una banale applicazione pratica: ove il ricorrente richiamasse il detto principio nel proprio atto difensivo, il Giudice di Pace potrebbe ben annullare un verbale di contravvenzione alle regole del Codice della Strada sulla sosta, elevato dalla Polizia municipale, ove l’Amministrazione non desse prova in giudizio di aver messo i cittadini in condizione di trovare un sufficiente numero di parcheggi nell’area interessata. cav. avv. Ferdinando Gattuccio


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