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Quale debito sta costringendo il paese alla crisi?

di Gaetano Sgalambro - venerdì 14 febbraio 2020 - 1051 letture

E’ opinione accreditabile che l’elevato debito economico (il terzo del mondo) del nostro Stato sia la ragione per cui non si possa effettuare quel massiccio investimento shock, dell’ordine di alcune centinaia di miliardi, capace di avviare la macchina delle riforme strutturali, della ricrescita economica e del rilancio dell’ occupazione, che potrebbe portare il paese fuori dalla grave crisi.

Essa è fondata su una visione complessiva dei fattori chiave della crisi e rappresenta la punta di diamante dell’italico pensiero politico, inequivocabilmente impreziosita dal giudizio positivo dei numerosi intellettuali di Stato (apodittica definizione personale) e avallata dalle spiegazioni tecniche dei nostri economisti, che finora si sono dimostrati solo esperti di bilanci statali.

Ma, ben sapendo che senza soldi non si canta messa e che da tempo nessuno sa dove trovarli, i peones del parlamento insieme ai fidelizzati dei vari partiti si sono impegnati nel ruolo di apprendisti stregoni, sbizzarrendosi, senza neanche la minima ombra di falsa modestia, nel proporre chiavi passe-partout per mettere in moto questa benedetta macchina. C’è chi propone novità tipo no/euro, chi meno/Germania nella UE, chi no/austerity, chi sì/TAV, chi no/TAV e così così via di seguito.

Nel frattempo non solo la benedetta macchina non è avanzata di un millimetro, ma è sprofondata sempre più, come se si trovasse sulle sabbie mobili.

Ed è questo sprofondare del paese sempre di più nella crisi globale che ne costituisce l’aspetto veramente drammatico, il quale non potrà essere scongiurato se non si vuole comprendere la sua patogenesi.

A ciò è necessario dare una risposta alle seguenti elementari domande: come mai il nostro paese che ha un ricco patrimonio umano in termini di operosità e d’inventiva, ne è prova la rapidità con cui è stato ricostruito dal disastro bellico, è poi finito nelle sabbie mobili di una crisi cronica? Cosa che non è successa nelle famiglie dei cittadini?

Questo risultato, a mio avviso, è la prova inconfutabile dell’incompetenza e dell’irresponsabilità in solido della classe politica e delle classi dirigenti e, perché no, anche della superficiale cultura democratica dei cittadini, i quali fino al 4 marzo scorso non aveva mosso un dito per tentare di cambiare la situazione.

E’ questo debito di cultura tecnica, politica e etica costituzionale che bisogna trovare il modo di saldare, per potere trovare, poi nel tempo, il modo di saldare anche il debito economico.

Facebbok 14 febbraio 2019


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