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Quale Catania?

La Catania di Maria Attanasio, Silvana La Spina e Ottavio Cappellani; la pioggia prima che cada di Jonathan Coe
di Pina La Villa - martedì 24 luglio 2007 - 2293 letture

Quale Catania?

Maria Attanasio, Silvana La Spina, Ottavio Cappellani: per completare dovrei leggere Silvana Grasso e l’ultimo Camilleri, ma credo che le cose più interessanti dei siciliani siano i libri dei primi tre, tutti sullo sfondo di Catania.

Ma solo in Silvana La Spina Catania è predominante. In Attanasio la Catania dei primi decenni del Novecento, si unisce alla Sicilia dei fasci e più precisamente a Caltagirone, ma c’è anche Parigi e Buenos Aires. In Cappellani le locations ci sono tutte: Catania in primo luogo, ma poi Noto, Palazzolo Acreide, e Ispica e Messina e Palermo.

I titoli: Maria Attanasio, Il falsario di Caltagirone, Sellerio; Silvana La Spina, Uno sbirro femmina, Mondadori; Ottavio Cappellani, Sicilian tragedi, Mondadori, tutti usciti nel 2007 (il libro di Maria Attanasio ha vinto il Supervittorini di quest’anno).

La Catania di Maria Attanasio è quella a cavallo dei secoli XIX e XX, l’utopia del socialismo e dell’arte e la realtà dell’ingiustizia; quella di Silvana La Spina è la Catania tragica di oggi, nera di lava e di violenza, quella di Cappellani è una Catania volgare e grottesca che si rispecchia compiaciuta nelle cronache mondane del giornale “La Sicilia”.


Jonathan Coe

Jonathan Coe, La pioggia prima che cada, Feltrinelli: Storia tristissima di donne che si fanno del male di madre in figlia, ma anche una storia tutta al femminile di emozioni, corrispondenze, presentimenti e felicità, quella della pioggia prima che cada.

"Be’, a me piace la pioggia prima che cada". Rebecca sorrise della trovata, ma io (in modo molto pedante, suppongo) dissi: "Però prima che cada non è proprio pioggia, tesoro". "E allora cos’è?" disse Thea. E io spiegai: "E’ solo umidità. Umidità nelle nuvole". Thea abbassò gli occhi e si concentrò, ancora una volta, a scegliere i ciottoli sulla spiaggia: ne raccolse due e prese a batterli uno contro l’altro. Il suono sembrava darle piacere. Non mi arresi: "Sai, Thea, non esiste una cosa come la pioggia prima che cada. Deve cadere, altrimenti non è pioggia". Era un principio stupido su cui insistere con una bambina, e mi pentii di aver cominciato. Ma Thea sembrava non avere alcuna difficoltà ad afferrarlo, semmai il contrario - perché dopo qualche minuto mi guardò e scosse la testa con aria di commiserazione, come se stesse mettendo a dura prova la sua pazienza dover discutere di questioni del genere con una ritardata. "Certo che non esiste una cosa così", disse. "E’ proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale." Poi corse verso l’acqua, con un gran sorriso, felice che la sua logica avesse riportato una vittoria così sfacciata.


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