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Q&P n. 192

Marche: nessuno ride al telefono?

di Franco Novembrini - mercoledì 21 settembre 2022 - 1097 letture

Il diluvio che si abbattuto su alcune località delle Marche, ha provocato 13 morti ed alcuni dispersi riempie di rabbia e di dolore, ma aggiungo anche di preoccupazione, in quanto le "bombe d’acqua" come vengono infelicemente definiti simili eventi potrebbero colpire chiunque in ogni parte d’Italia e poi perché parlare di bombe in questi mesi ricorda che anche noi contribuiamo a mandarne di ogni tipo affinché un’altra guerra possa continuare e i fabbricanti ed i trafficanti di armi possano tranquillamente arricchirsi.

Non è cosa nuova del resto il mondo si sta militarizzando con armi sempre più letali. Purtroppo la cosa che ci fa tornare indietro di secoli, il Medioevo, come alcuni incauti politici ci rammentano tessendone pure le lodi. Come allora i produttori i delle armi le fornivano a chiunque potesse pagarsele ed i vari principi, baroni o padroni di feudi le davano a chiunque avesse combattuto per loro. Oggi sta succedendo la stessa cosa e non faccio la differenza fra l’una e l’altra parte. Nel Medioevo si usavano i soldati di ventura fra i quali si distinsero i Lanzichenecchi per le guerra sul campo ed in mare molti pirati combatterono in nome e per conto dei regnanti inglesi ricevendone titoli ed onori.

Fatto questo preambolo vorrei avvertire i marchigiani colpiti da questa sventura che ha fatto loro perdere case, beni, posti di lavoro ed ogni altra conquistata con anni di sacrifici che fra 10 anni forse qualcuno dei politici che sono accorsi con le solite frasi insulse e magniloquenti con promesse di ricostruzione immediata ci saranno ancora e faranno le stesse promesse che fanno ora, ma è cosa certa che la ricostruzione non sarà terminata e forse nemmeno iniziata. Il perché di questa mia affermazione la si può riscontrare nei tragici eventi dal dopoguerra in avanti. Anzi sembra che le catapecchie che ospitavano i terremotati di Messina e Reggio Calabria (1908) siano ancora in uso.

Ma dicevo che nel secondo dopoguerra ci sono state le alluvioni del Polesine e di Firenze, il terremoto del Belice e quello in Friuli e si può notare che via via la solidarietà è andata ridimensionandosi, un poco per il ripetersi degli eventi che potevano essere previsti costruendo edifici antisismici e poi l’abusivismo vicino a torrenti e fiumi che li ha spesso ridotti a dei canali cementificati, per non parlare del loro interramento senza manutenzione. Chi si è dimenticato delle risate al telefono quando L’Aquila fu distrutta dal terremoto e tuttora non si parla ancora di liberarla dalle macerie e di una ricostruzione degna di questo nome. Altresì dovremmo ricordare le oscene promesse di politici specie nei periodi elettorali e i consistenti guadagni dei loro ridenti sodali. Credo che anche questa volta andrà per le lunghe. Non sarebbe male interdire nei prossimi mesi l’accesso alle zone delle molte "autorità", magari giunte non a dorso di mulo ma con elicotteri e mezzi della Protezione civile, utilissima istituzione fermamente voluta da Sandro Pertini,. Ricordate? Purtroppo di politici di quella statura si è pero il conio e per ricordarlo meglio cito una sua attualissima dichiarazione: "Si svuotino gli arsenali e si riempiano i granai!". Profetico.


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