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Q&P n. 177

"Morire per l’Ucraina’’? I due Chamberlain

di Franco Novembrini - mercoledì 16 febbraio 2022 - 863 letture

La citazione del titolo veramente diceva "morire per Danzica?’’ed era usata dai paesi occidentali per dire che era meglio accontentare ancora i nazisti che avevano pretese su quella enclave polacca ma con una forte presenza di popolazione di origine tedesca. La guerra sarebbe scoppiata lo stesso ma questa fu la scusa per i nazisti. Qualcosa di simile si sta verificando in Ucraina. Intendiamoci, intendo come pericolosità e sottovalutazione dei rischi e, pensandoci bene, anche la prima guerra mondiale scoppiò per una sottovalutazione della situazione e della voglia di alcuni paesi di fare una guerricciola di breve durata per provare le nuove armi prodotte.

Nel caso in questione sembra che il motivo del contendere sia se l’Ucraina debba o no far parte della NATO, nata come una organizzazione filoamericana che dovrebbe proteggere i paesi che si affacciano sul Nord Atlantico e quindi anche sul Mediterraneo. Ora non sfugge che il mare d’Azov, sede della flotta russa, è incluso nel mar di Marmara che a sua volta fa parte del mar Nero, che sono assai distanti dalle coste atlantiche e che una adesione alla NATO dell’ex stato sovietico porterebbe missili e controlli su un territorio russo che storicamente è stato invaso da potenze ostili. I contendenti sono Biden presidente USA che si trova in una situazione interna di debolezza e quindi pericoloso in quanto smanioso di far dimenticare ai suoi elettori la fuga dall’Afghanistan e dall’altra Putin altrettanto pericoloso ma per ragioni opposte in quanto vuole entrare nella storia e più che altro non mollare il potere che gestisce al limite della dittatura.

L’Italia è già stata invitata dallo spione americano Luttwak a fornire uomini per la causa americana, cosa che del resto ha fatto in diverse avventure americane chiamate Peace keeping che ci hanno fatto hanno perdere gran parte del petrolio e gas libico a favore di inglesi e francesi ad avere la guerra a due passi da casa con i bombardamenti selvaggi della Serbia, ad avere perso i rapporti con la Somalia con i morti del check point Pasta e della strage di Nassirya in Iraq, con relative fughe di milioni di profughi dalle guerre verso le nostre coste. Sarebbe abbastanza grave la situazione così come descritta se non ci fossero come aggravanti gli interventi di due ministri italiani che in questi giorni vogliono far ricordare che loro sono i degni successori di Neville Chamberlain, quel ministro inglese che andava a trattare con Hitler e tornava in Inghilterra sventolando dei trattati firmati da lui, nei quali si affermava una pace duratura coi nazisti.

Come finì lo dice la storia. Non ci sarebbe bisogno di fare i nomi di questi ministri, ma siccome non tutti leggono i giornali provvedo io: il ministro degli Esteri Luigi di Maio ed il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Certamente risolveranno la questione. Loro ci credono


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