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Q&P n. 149 - La "macelleria messicana’’ n. 2 compie 20 anni

di Franco Novembrini - mercoledì 16 giugno 2021 - 892 letture

I primi di luglio di quest’anno saranno 20 anni da quella che fu definita in Italia, per la seconda volta, una "macelleria messicana’’. Preciso che la prima volta che questo termine fu usato da Ferruccio Parri il 29 aprile del 1945 per l’esposizione dei cadaveri di Mussolini, della Petacci e di alcuni gerarchi fascisti appesi a testa in giù a piazzale Loreto. Erano stati fucilati perché giudicati da un tribunale di guerra colpevoli di avere ucciso e massacrato patrioti italiani per conto dei nazisti. Parri comprese subito che tale esposizione avrebbe avuto conseguenze politiche grav,i anche perché fra la moltitudine di folla, oltre ai partigiani c’erano moltissimi che fino a pochi giorni prima erano stati ferventi sostenitori della Repubblica di Salò. Un po’ come succede tuttora in politica, quando c’è aria di cambiamento di regime, anche senza spargimento di sangue ma solo per atavico servilismo.

Il famigerato G8 di Genova, pensate, era stato voluto da governo D’Alema due anni prima per riaffermare il cambio di politica da parte degli eredi del PCI e per non inimicarsi gli USA. Nel frattempo una crisi di governo aveva portato al governo Amato e poi al governo Berlusconi nato appena un mese e mezzo prima dei fatti, ricordo che il vice del Cavaliere era vice Gianfranco Fini ed entrambi avevano una gran voglia di umiliare sia Genova, medaglia d’oro della Resistenza e per i fatti del 1960 contro il governo Tambroni. Furono create in un batter d’occhio zone colorate e si proibì anche l’esposizione della biancheria in uso nei carrugi liguri perché B. riteneva inelegante mostrare al mondo uno dei fili che servivano per asciugare i panni fra i quali mutande e calzini. Questo ventennale non credo che sarà ricordato come una data vergognosa alla quale parteciparono alti gradi dello Stato sia politici che militari. Purtroppo c’è ancora di peggio nell’aria. Leggo la recensione, certamente non comprerò il libro, scritto da un poliziotto in pensione che partecipò ai fatti che faceva parte di una squadra in borghese della Digos che si era mischiata al corteo delle ’’tute bianche’’, cioè di giovani molti dei quali di estrazione cattolica che credevano in una manifestazione non certo violenta. I poliziotti in borghese furono fatti ritirare da un personaggio misterioso chiamato l’uomo dei Ray Bahn, e pochi minuti dopo partì violenta ed ingiustificata una carica dei carabinierima che pochi minuti prima della violenta ed inspiegabile carica dei carabinieri.

Il poliziotto che si dichiara di simpatie di sinistra continua elencando fatti deiquali era a conoscenza, come le due bombe molotov portate da un suo collega e che servivano per incastrare i ’’violenti’’ immaginari a favore di telecamere compiacenti. Parla poi di dirigenti che dettero ordini fra i quali quello dell’assalto notturno alla scuola Diaz, molti di quelli citati però non possono controbattere perché defuntii. Fra loro ci sono anche dei condannati nei processi e dei quali era stata deciso l’allontanamento dal corpo di appartenenza che, dice l’autore, furono poi reintegrati per far loro raggiungere l’età della pensione. Anche qui una leggera amnesia. Molti dei riammessi finirono la loro carriera con avanzamenti di grado e si presume anche di emolumenti. Stranezze dei condannati "strani’’.

Certo che il poliziotto ce ne ha messo del tempo per raccontare alcuni fatti che sarebbero stati utili negli innumerevoli processi che si sono susseguiti negli anni. Così non fu per il questore Fournier che giustamente per i fatti della Diaz e Bolzaneto parlò giustamente di "macelleria messicana’’ e fu osteggiato come furono emarginati alcuni poliziotti accusati dai colleghi di essere dei boia e dei traditori e qualcuno si dovette dimettere, prima della pensione, da poliziotto. Tre ore dopo la tragica carica contro le inermi tute bianche ci fu l’uccisione di Carlo Giuliani e nell’intervallo girarono voci di morti e feriti fra i carabinieri che furono accennate anche da Gianfranco Fini che invece di essere a Roma era a Genova nella cabina di regìa genovese. L’autore del libro mi pare non faccia cenno, viste anche le sue simpatie di sinistra, ai canti ed alle violenze e umiliazioni, verbali e fisiche che dovettero subire giovani donne, chiamate anche ’’troie comuniste’’ e che dire anche delle canzoni inneggianti a Pinochet, che non si imparano certo in una giornata ma che sono frutto di un addestramento all’odio politico e anche come, da buoni fascisti, di un servilismo verso un dittatore straniero. Ma lui non ne sapeva niente e se lo sapeva non poteva testimoniarlo prima?

ULTIMA ORA - Giunge notizia che lo stato indiano ha dichiarato non doversi procedere legalmente contro i due fucilieri di Marina colpevoli di aver ucciso due pescatori indiani . Lo fecero dall’alto di una nave mercantile di migliaia di tonnellate, semivuota, che superava come un palazzo di tre piani un piccolo peschereccio di duecento tonnellate. La domanda che mi pongo è questa i due marinai saranno festeggiati e corteggiati dalla destra e troveranno giustificazioni per questo fatto che se si vuole essere benevoli fu una enorme cazzata come reagiranno quando altri poveri pescatori italiani saranno mitragliati da miliziani libici, a bordo di guardacoste donati dagli italiani che diranno di averli scambiati per militanti di una delle numerose parti in guerra in Libia?


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