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“Processo alla Città”, il restaurato film prodotto e sceneggiato da Turi Vasile, sarà proiettato a Venezia 73 a sette anni dalla scomparsa del poliedrico cineasta messinese

di Orazio Leotta - domenica 14 agosto 2016 - 3491 letture

Il restaurato film “Processo alla Città” di Luigi Zampa (1952) di cui il messinese Turi Vasile ne curò la produzione (per la Film Costellazione) e la sceneggiatura (assieme ad altri mostri sacri quali Suso Cecchi D’Amico, Francesco Rosi, Diego Fabbri ed Ettore Giannini) sarà parte integrante del cartellone della 73.ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia che si terrà al Lido dal 31 agosto al 10 settembre. Più precisamente è stato inserito nella sezione “Venezia Classici”, il segmento riservato ai film e ai documentari recentemente restaurati di grande rilevanza internazionale.

Il film, genere giallo/drammatico, con un cast di prim’ordine fra i quali ricordiamo Amedeo Nazzari, Paolo Stoppa, Silvana Pampanini, Franco Interlenghi e Tina Pica, riprende un fatto di cronaca realmente accaduto nella Napoli dello scorso inizio secolo legato alla malavita organizzata: il celebre duplice delitto Cuocolo che nella trasposizione cinematografica viene poi riproposto come Ruotolo.

Le indagini sono condotte da un giovane e tenace magistrato (Amedeo Nazzari) che tuttavia si scontra da un lato contro una diffusa e capillare omertà dall’altro con la sorpresa di trovare sempre più frequenti insospettabili legami tra camorra e persone fino a quel momento ritenute assolutamente lontane da inciuci di natura criminale.

E’ costretto, al fine di evitare l’inquinamento delle prove, a tenere sotto arresto preventivo numerosi indiziati e tale circostanza non fa altro che provocare un risentimento generale nell’opinione pubblica tale da rendere sempre più difficoltose le sue indagini non trovando più sostegno neanche tra i familiari e i suoi più stretti collaboratori. Lo scoraggiamento è tale da indurlo quasi alla rinuncia dell’incarico fino a quando un improvviso omicidio di un innocente non gli fa ritrovare nuova linfa alimentando in lui una sete di giustizia e un senso del dovere tali da riprendere le indagini con ritrovato vigore a costo di mettere in prigione la città intera.

E’ senza dubbio il miglior film di Luigi Zampa; esso si colloca a metà strada tra il neorealismo e l’emergente filone del melodramma popolare facendone risaltare del primo le istanze civili e morali e del secondo la robusta struttura a incastri in cui anche i personaggi minori contribuiscono alla verve narrativa evidenziandone pertanto una sceneggiatura di prim’ordine che ha dato luce, senza ombra di smentita, ad uno dei rari drammi giudiziari più riusciti della cinematografia italiana. Vincitore di un Nastro d’Argento per la migliore regia nel 1953.

Turi Vasile era nato a Messina il 22 Marzo 1922. Regista, produttore, autore di commedie teatrali, scrittore, romanziere e giornalista legò il suo nome a indimenticabili pellicole del panorama cinematografico nazionale quali “Sedotta e Abbandonata” (regia di Pietro Germi), “Roma” di Federico Fellini, “Io la Conoscevo Bene” di Antonio Pietrangeli, “Anonimo Veneziano” di Enrico Maria Salerno ed altri numerosi capolavori, che da lui furono prodotti tramite le società “Ultra Film”, “Film Costellazione” e “Laser Film”.

Lavorò peraltro come sceneggiatore al fianco di Michelangelo Antonioni e, come detto, di Luigi Zampa e fu anch’egli regista di sei film dal 1957 al 1960. Per la RAI produsse la miniserie “La Donna del Treno” di Carlo Lizzani e per Mediaset la serie “Classe di Ferro” e “Quelli della Speciale”. Pubblicò per Sellerio “Male non Fare” col quale vinse il Premio Vittorini e “Un Villano a Cinecittà” che gli garantì il Premio Diego Fabbri. Fu anche presidente dell’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico).

Vasile aveva studiato al Liceo Classico “La Farina” di Messina per poi, dopo aver frequentato il primo anno di Università in riva allo stretto, laurearsi in Lettere a Roma. Aveva vissuto anche a Capo d’Orlando, prima del definitivo trasferimento nella Capitale ove ebbe inizio la sua brillante e poliedrica carriera, ma sempre, come spesso amava ricordare, aveva trovato in Messina e nei luoghi della sua fanciullezza la principale fonte di ispirazione. Morì a Roma il Primo Settembre 2009.


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