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Processo Beta. Dai centri commerciali al Ponte sullo Stretto, gli affari di Biagio Grasso, clan Romeo & C.

Un approfondito dossier sul malaffare della città dello Stretto
di Antonio Mazzeo - giovedì 20 dicembre 2018 - 2702 letture

Gli esordi con il mattone in Venezuela, poi di nuovo a casa in Sicilia e le relazioni con le cosche mafiose barcellonesi e le nuove leve della famiglia di rappresentanza del clan Santapaola nella città di Messina. Le cementificazioni selvagge sul Torrente Trapani e i centri commerciali a Villafranca Tirrena e nella piana di Milazzo, gli affari e i mezzi affari con l’ambigua e spregiudicata borghesia imprenditrice peloritana, i contatti con i professionisti consiglieri e consigliori. Infine certe controverse operazioni finanziarie nella Milano tutta da bere, gli occhi puntati sulle grandi opere dell’Italia del terzo millennio, ad iniziare dall’Expo di Milano e finire magari con l’intramontabile mito del Ponte sullo Stretto. E’ un fiume in piena il costruttore Biagio Grasso: chiamato a deporre al processo antimafia Beta sui pericolosi intrecci tra criminalità organizzata, imprenditoria e colletti bianchi a Messina e provincia, il neocollaboratore di giustizia (già condannato con rito abbreviato nello stesso procedimento penale) ha ricostruito i passi salienti della sua infelice carriera di uomo cerniera tra economia legale ed illegale. All’udienza del 30 novembre scorso, Grasso ha risposto con dovizia di particolari a tutte le domande del giudice Silvana Grasso e dei pubblici ministeri Fabrizio Monaco e Liliana Todaro, confermando di meritare per memoria e attendibilità l’attestato di fiducia ottenuto dagli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia.

Con gli amici degli amici di Barcellona P.G. e dintorni

“Dopo alcuni anni di studio all’Università di Messina mi sono trasferito in Sudamerica, in Venezuela cominciando l’attività sempre in campo edilizio. Tornai in Italia negli anni 2000 e iniziando anche qui attività in campo di infrastrutture di telecomunicazioni, opifici industriali ed edilizia civile. Dal 2002 in avanti ebbi già i primi rapporti con la criminalità organizzata di Barcellona Pozzo di Gotto con persone all’apice dell’organizzazione dell’epoca, tra cui Carmelo D’Amico, Carmelo Bisignano, Tindaro Calabrese e diversi altri”. Esordisce in questo modo Biagio Grasso. “Il primo contatto con la criminalità organizzata ce l’ho avuto nel 2001 con Antonino Merlino che era già stato imputato all’epoca per l’omicidio di Beppe Alfano. Con Antonino Merlino avevamo un rapporto di collaborazione in quanto aveva una società che si chiamava Ramer che operava in subappalto con molte commesse che in quel momento io avevo nel campo delle infrastrutture di telecomunicazioni. Avevo diversi appalti a Messina, per esempio ho fatto Albacom S.p.A. dove ha partecipato sia Merlino sia Carmelo Bisignano come subappaltatori in quest’opera. Carmelo Bisignano era il boss reggente del clan di Mazzarrà Sant’Andrea, mentre Antonino Merlino era parte attiva e quindi componente effettivo del clan di Barcellona Pozzo di Gotto, che all’epoca faceva riferimento a Pippo Gullotti… Con Merlino ho lavorato dal 2001 al 2005, quindi non ero soggetto ad estorsione pura ma c’era un rapporto di collaborazione dove in ogni caso io, a parte i subappalti, comunque davo dei contributi all’organizzazione come si usa sia a Natale, Pasqua e Ferragosto. Nel 2005 arrestano Nino Merlino per una condanna definitiva per l’omicidio Alfano e prima dell’arresto lui mi presentò Carmelo D’Amico come nuovo reggente del clan di Barcellona Pozzo di Gotto e Tindaro Calabrese come nuovo reggente del clan di Mazzarrà Sant’Andrea, insieme ad Agostino Campisi come referente della zona di Terme Vigliatore. Da questo momento in poi mi dice: Rivolgiti a questi tre che sono persone di cui ti puoi fidare e comunque sono ai vertici dell’organizzazione. Da quel periodo i rapporti che ho avuto con Carmelo D’Amico sono in riferimento ad una società che lui aveva con tale Salvatore Puglisi. Avevano una società che faceva forniture di calcestruzzo confezionato, la Map S.r.l.. Ha fatto forniture per me per diversi milioni di euro in particolare per la costruzione di un centro commerciale a Milazzo denominato Centro Commerciale Milazzo che all’epoca era un’operazione che stavano sviluppando Nino Giordano e Carlo Borella e io ho avuto l’appalto per intero per la costruzione, soprattutto perché sapevano i rapporti che avevo con la criminalità del luogo e quindi per evitare qualsiasi tipo di problemi. La Map S.r.l. mi ha fatto tante altre forniture nella zona industriale di Giammoro. Ho avuto rapporti anche col fratello di Carmelo D’Amico, Francesco D’Amico, che aveva una società di impianti elettrici che mi ha fatto dei lavori sia in alcuni capannoni e anche nel complesso Torrente Trapani a Messina. Ho poi avuto rapporti con altri fornitori che erano comunque legati alla criminalità organizzata della zona di Barcellona e Mazzarrà Sant’Andrea.

Il rapporto con Carmelo D’Amico si è protratto fino al 2009 quando l’hanno arrestato. Dopodiché, considerato che in quel momento ero molto vicino a loro e avevo paura di essere in qualche modo coinvolto in ulteriori operazioni, per questo decido di tagliare con i lavori sulla parte tirrenica e di cercare altri investimenti in aree diverse. Così fino al 2009-2010 ho operato nella zona di Milazzo-Barcellona e anche in altre parti d’Italia e dal 2010 in poi iniziai delle attività su Messina, in particolare ho acquisito una società che si chiamava Se.Gi. S.r.l. che faceva capo all’ingegnere Oscar Cassiano. L’ho acquisita attraverso una società che si chiamava Solea S.r.l. intestata fittiziamente al signor Fabio Lo Turco, persona che mi è stata presentata dai fratelli Romeo. Fu proprio per questa operazione che io incontrai e conobbi dapprima Maurizio Romeo, che poi mi presentò Vincenzo Romeo. Con Vincenzo Romeo dal 2010 in avanti iniziammo una serie di attività in società, coadiuvati da tutta una serie di altre persone che seguivano sia la parte legale e sia la parte collaborativa in genere. Successivamente, nel 2011 mi trasferii a Milano per l’acquisizione di una società che si chiamava Else S.p.A. e lì insieme a me e a Vincenzo Romeo intervennero anche altre due persone tra cui l’avvocato Andrea Lo Castro che effettivamente fu il segnalatore di questa operazione e che poi comunque rimase in quota con noi e Carlo Borella che io già conoscevo dagli anni 2005 e 2006 per altre attività che avevamo in qualche maniera svolto insieme. Quindi portammo avanti questa operazione su Milano. Dall’aprile 2011 Carlo Borella ebbe la prima interdittiva antimafia su Demoter S.p.A. e da lì per tutta una serie di eventi, le interdittive antimafia caddero a cascata su tutte le società, sia su quelle riconducibili direttamente a me e a Vincenzo Romeo, sia su quelle conducibili a Carlo Borella e alla sua famiglia, sia quelle dov’eravamo tutti quanti insieme. In virtù di questi eventi furono poi adottate una serie di azioni volte a mettere in salvo alcuni capitali che erano all’interno delle società, attuando quindi attività anche illecite in campo di reati fallimentari. Dopodiché con Vincenzo Romeo ci occupammo anche di appianare una serie di attriti che c’erano da vecchia data con Demoter per alcuni lavori sulla regione Calabria, in particolare per alcuni appalti che Demoter aveva assegnati e che però non riusciva a ripartire per due ordini di motivi: il primo perché appunto già aveva avuto un’interdittiva antimafia e non poteva avvedere ai cantieri e il secondo perché Carlo Borella in particolar modo aveva avuto degli attriti con le cosche calabresi fra cui in particolare la cosca Barbaro di Platì. Qui io e Vincenzo Romeo, che in quel periodo eravamo in ottimi rapporti e in società su quasi tutti i fronti ci occupammo anche di dipanare queste vicende. Utilizzando la forza del gruppo Santapaola-Ercolano a cui lui faceva riferimento abbiamo fatto in modo di poter avere l’autorizzazione a ripartire su quei cantieri attraverso la società Cubo S.p.A. che nelle more era stata ceduta dalla famiglia, se non erro dai nipoti di Carlo Borella sempre fittiziamente a Fabio Lo Turco, ma in realtà la società faceva capo a me, Carlo Borella, Vincenzo Romeo ed Andrea Lo Castro”.

Le contorsioni immobiliari di Grasso & soci

“Insieme a Vincenzo Romeo ho fatto altre attività su Messina, in particolar modo la costruzione di 64 alloggi in località Villaggio Aldisio, via Chinigò, partecipando anche ad un bando pubblico emanato dal Comune di Messina per l’assegnazione di alloggi per lo sbaraccamento della zona Fondo Fucile, dove lì ci siamo adoperati attraverso l’aiuto di alcuni impiegati del Comune per avere delle vie preferenziali per l’assegnazione”, aggiunge Biagio Grasso. “Da questo momento in poi con Vincenzo Romeo inizia un rapporto un pochino complicato e teso e quindi io maturo un mio distacco verso questa famiglia, cosa che poi comunque non riesco a fare perché realmente c’erano tutta una serie di vicende che si dovevano sistemare e che hanno portato ad alcuni miei investimenti giù in Africa insieme a Michele Spina che è un altro soggetto che faceva sempre parte, non direttamente come io però in passato sì, al gruppo, e che poi ci porta fino all’arresto del 6 luglio 2017 con l’operazione Beta.

Nel 2010 ho avuto l’opportunità della Se.Gi. S.r.l. che mi è stata proposta dall’avvocato Giuffrida e quindi arrivo a Messina. Faccio un inciso, anche per dare un quadro chiaro… Io non avevo solo delle attività che erano collegate alla criminalità organizzata, avevo anche delle attività con gente completamente estranea alla criminalità organizzata, come per esempio l’ingegnere Giuseppe Puglisi con cui avevo diverse società, abbiamo fatto delle operazioni immobiliari... Decido di venire su Messina anche per altri interessi, perché con l’ingegnere Puglisi, poi insieme a Giuseppe Denaro, abbiamo acquistato un terreno in zona Villafranca per lo sviluppo di alcune attività commerciali fra cui per esempio una parte poi fu venduta ad Eurospin. Quindi, come dicevo, l’avvocato Antonio Giuffrida, quello con lo studio in via dei Verdi, mi propone questa operazione Se.Gi.. Giuffrida lo conoscevo, mi stava seguendo tutta una serie di attività che io avevo in corso, in maniera tale da poter ricreare una mia posizione sulla città di Messina.

A quel punto le prime sono due operazioni contestuali che vengono fatte a Messina e che mi avvicinano ai Romeo. La prima si chiama Edil Raciti, è una società a responsabilità limitata uninominale che all’epoca era completamente controllata da tale Vincenzo Lombardo che era un parente di questo Antonino Raciti che non era titolare delle quote perché aveva avuto dei problemi bancari. Questa operazione in particolare mi è stata proposta da un soggetto che poi è il collante fra me e i primi contatti con Romeo e che si chiama Ivan Soraci. Quando lo conobbi Soraci era dipendente di Giuseppe Denaro presso il bar Irrera e considerato che io ero in società con Giuseppe Puglisi e con Giuseppe Denaro in una S.r.l. che si chiamava P. & F., che è quella che poi ha sviluppato le attività commerciali tra cui Eurospin, sapeva bene o male che ero in questo campo e che comunque ero anche vicino alla criminalità organizzata della mia zona. Su come lo sapeva non ho dettagli, comunque lui mi fece delle confidenze: Tu conosci a D’Amico, ho detto Sì; Tu conosci a Bisignano, ho detto Sì; e mi dice: Senti ci sono dei ragazzi che sono persone che io conosco e di cui ci possiamo fidare: sono i nipoti di Nitto Santapaola, nipoti diretti perché sono i figli della sorella, persone serissime collegate in maniera importante su tutto il territorio sia siciliano che nazionale, di cui ti puoi fidare molto di più diciamo dei tuoi contatti che hai dall’altra parte della Sicilia. Così nasce il primo rapporto e quindi sia Edil Raciti S.r.l. che Se.Gi. S.r.l. sono l’incipit di questo accordo commerciale che poi sfocia in società vera e propria che io faccio con la famiglia Romeo. Ad onore del vero nelle prime due operazioni era socio in parte e doveva avere degli utili anche Ivan Soraci, a parte Maurizio Romeo ed Enzo Romeo. Diciamo che chi gestiva realmente in tutto e per tutto la parte economica era Enzo Romeo. I soldi io li ho ricevuti in questa prima fase; poi negli anni successivi ci sono stati altri investimenti con soldi che sono arrivati anche dagli altri fratelli e da persone vicino sempre ad Enzo Romeo.

Allora, per questi due specifici investimenti, il denaro lo mettevamo io e Enzo Romeo: io per la mia quota, Enzo Romeo andava a coprire chiaramente sia le quote dei suoi familiari e anche la quota di Ivan Soraci. Edil Raciti consisteva nella costruzione di 12 appartamenti in località Santa Margherita di cui un corpo di fabbrica era già stato costruito e però la società era andata in problematiche perché la signora Raciti aveva venduto ad un prezzo non congruo una serie di appartamenti, a meno della metà del prezzo di mercato, per avere liquidità e poi però non riusciva più a mantenere gli impegni con i fornitori e con i promissari acquirenti. In questa prima fase quindi acquisiamo questa società sempre con Solea S.r.l. che nelle more era stata costituita anche per acquisire la Se.Gi. S.r.l. che era titolare di una porzione del programma costruttivo in località Torrente Trapani in capo alla Residenza S.r.l. e che consisteva nella realizzazione, se non ricordo male, di 255 alloggi. Abbiamo investito circa 100 mila euro. Il primo versamento credo sono stati 50 mila euro io e 50 mila euro in contanti Enzo Romeo e successivamente altri 50 e 50. I soldi per la Se.Gi. sono stati consegnati direttamente nelle mani dell’ingegnere Cassiano in un pranzo che avevo organizzato presso il ristorante l’Ossidiana in via dei Verdi sotto lo studio dell’avvocato Giuffrida.

Raggiri, triangolazioni, attriti e presunte estorsioni

“L’Edil Raciti S.r.l. è rimasta in quiescenza perché, come dicevo, aveva problemi con i compromissari acquirenti, non si potevano consegnare gli appartamenti a quel prezzo e quindi si è deciso di lasciarla in standby in modo tale da trovare poi una soluzione per rigirarla una società ex novo e quindi non riconoscere le somme che erano state versate dagli acquirenti e tanto meno cercare di non pagare i fornitori con cui aveva contratto i debiti la signora Lombardo”, prosegue il costruttore. “Fino al 2015-2016 tutto è rimasto così in maniera immutata. Per quanto riguarda invece Se.Gi. S.r.l., nel momento in cui è stata acquistata, io ricordo una riunione che è stata fatta con i primi dipendenti tra cui il geometra Franco Santoro, il geometra Polisano e altri soggetti che mi dissero immediatamente: guarda che hai acquistato una società con grossi problemi, perché era arrivata qualche giorno prima una comunicazione da parte dell’ufficio urbanistica del Comune di Messina dove c’erano le licenze non ricordo se revocate o sospese per problemi di carattere urbanistico. Effettivamente poi fu notificata la sospensione della concessione edilizia e le attività a Torrente Trapani si sono dovute bloccare. Questo è stato uno dei primi attriti che io ho avuto non tanto con la famiglia Romeo ma in particolare con Ivan Soraci che mi disse: Il tecnico, lo specialista sei tu, quindi siccome ti sei preso l’impegno con i fratelli Romeo e con me, ora fai in modo di mantenerlo. Noi non vogliamo sapere niente, stabiliamo più o meno un forfait di quanto si poteva ricavare, ci liquidi e usciamo dall’operazione. E qua nasce il discorso che ho già riferito in riferimento alla cessione: diciamo che non ho avuto scelta della mia quota nella P. & F. in quanto Soraci era a conoscenza che ancora avevo una porzione di terreno in società con Giuseppe Denaro e con Giuseppe Puglisi e quindi mi dice: Ti vendi questa quota di terreno e cominci ad appianare i debiti, cioè un po’ di soldi del mancato guadagno della Se.Gi. S.r.l. che si è bloccata perché tu e i tuoi tecnici non siete stati in grado di valutare bene tutta quanta la vicenda…

Il Soraci pretendeva cioè la restituzione delle somme investite per Torrente Trapani. Si era concordato anche in presenza di Enzo Romeo che il possibile guadagno che poteva toccare a loro per la fuoriuscita di queste prima due operazioni, cioè Edil Raciti e Se.Gi., ammontava a circa 600 mila euro per le loro quote. Quindi il Soraci mi dice: Hai questo terreno, quindi intanto te lo devi vendere. Era stata fatta una riunione, onestamente l’ho indetta io, nello studio dell’avvocato Lo Castro dove sono venuti Ivan Soraci, Maurizio Romeo e Vincenzo Romeo… Mentre io ero a Milano, mi ha convocato in questa riunione nel marzo 2011, addirittura mi disse: se è necessario ti devi vendere pure la casa a Portorosa perché devi chiudere il debito... Ad onor del vero in questa vicenda l’avvocato Lo Castro mi ha dato solamente l’appoggio della sala riunioni, perché della vendita della quota di P. & F. egli non è voluto entrare in merito a questo particolare. Allora ho detto: Guarda, io non c’ho un acquirente per la quota della P. & F. anche perché il terreno ha un certo peso sul mercato, un certo valore. E Soraci dice: Non ti preoccupare che io faccio in modo di trovare il compratore. Dopodiché Maurizio Romeo e Ivan Soraci mi rincontrano e mi dicono: preparati perché noi abbiamo trovato il compratore che è nella persona di Giuseppe Denaro, a me è sembrato molto strano anche perché io con Giuseppe Denaro non avevo rapporti come con Giuseppe Puglisi, però bene o male lo vedevo. Effettivamente vengo a conoscenza che Giuseppe Denaro vuole acquistare questa quota perché ho ricevuto una telefonata dall’ingegnere Giuseppe Puglisi che mi dice: Ma scusami, vendi la quota a Giuseppe Denaro senza dirmi niente e in più ho saputo che vuole la garanzia della P. & F. per acquistare la quota a te perché hai dei debiti con delle persone… Chiaramente rimasi evasivo, poi quando ci incontriamo di persona gli ho detto chi erano le persone a cui dovevo venderla e quindi mi disse: Non sapevo che Denaro era interessato ad acquistare questa quota, io rimasi sorpreso anche perché sapevo che aveva fatto altri investimenti, insieme al fratello aveva avuto delle difficoltà con altri investimenti che aveva fatto nel campo nautico e delle profumerie, insomma mi sembrò un po’ strano. Scoprii perché me lo disse sia Maurizio Romeo sia Ivan Soraci e me l’ha confermato Enzo Romeo, che quando Enzo Romeo mi diceva una cosa era cassazione e non mi diceva mai una cosa per un’altra, che Giuseppe Denaro è stato costretto anche con atti intimidatori violenti, io non ho assistito, me l’hanno riferito loro in più volte, è stato costretto ad acquistare quelle somme. L’acquisizione della quota effettivamente è stata abbastanza complessa è complicata, cioè la banca che ha autorizzato, che ha acceso il mutuo ha voluto la garanzia fideiussoria di tutta quanta la P. & F. e quindi anche del terreno rimanente, questo a dimostrare che Denaro in quel momento non aveva una posizione bancaria adeguata da acquistare un’operazione di questo tipo. In più successivamente ho saputo dall’ingegnere Puglisi che Denaro ha avuto grossissime difficoltà alla restituzione del debito e che nell’ultimo periodo era andato anche ad incaglio provocando seri problemi ad altre attività che il dottore Denaro aveva in quel periodo e credo che abbia ancora oggi.

Per la vendita della P. & F. siamo nel 2011. Allora la P. & F. la detenevo attraverso la Carmel S.r.l., che è un’altra società che poi entra nell’operazione Torrente Trapani. Sembrerebbe che rompo con il Romeo ma in realtà questo è l’evento in cui rafforzo, perché si è vero che da una parte Ivan Soraci mi mette con le spalle al muro e mi dice: Devi chiudere l’operazione perché lui ha tutto l’interesse ad avere la sua quota, perché non ha messo un centesimo, li ha messi solamente Enzo Romeo… Quindi lui dal momento in cui mi conosce comincia ad avere dazioni di denaro da me in anticipo ad operazioni future, quindi esaspera talmente l’operazione... Ho raccontato anche un evento che sono venuti a Milano Romeo Maurizio e Ivan Soraci dove mi hanno anche lì usato violenza quasi fisica per avere restituite queste somme, quindi in virtù di questa situazione ho i primi contatti diretti con Enzo Romeo che poi è quello che gestisce i soldi a tutta la famiglia. Ed Enzo Romeo in questa fase mi dice: Guarda, considerato che neanche io il modo di fare che ha Ivan Soraci a me piace, facciamo una cosa, mettiamo le operazioni insieme, metti anche Milano insieme a tutta quanta questa operazione, iniziamo un percorso insieme e ti aiuto anche io a liquidare Ivan Soraci, fermo restando che comunque nelle more avevo già venduto la quota di P. & F.. Anche se salto da palo in frasca è per precisare che non c’è una rottura con il gruppo Santapaola, è una rottura principalmente con Ivan Soraci, che da questo momento in poi viene messo fuori dalle altre operazioni, almeno quelle dove ci sono io. Poi lui continua a fare affari con il Romeo perché con i soldi che ha racimolato da me sull’operazione di Torrente Trapani e dagli altri interventi che ha fatto Enzo Romeo per liquidarlo, insieme a Romeo Maurizio lui ha fatto investimenti in campo commerciale costituendo la società Botte Gaia che poi era un locale….

Quindi dicevo con Vincenzo Romeo prendiamo confidenza, lui si rende conto che Ivan Soraci ha un atteggiamento completamente sproporzionato, che alla fine siamo io e lui che abbiamo sia capacità economica sia capacità commerciale, in più lui nel frattempo si era rassicurato della mia serietà con i gruppi criminali della parte di Barcellona e Terme Vigliatore e quindi nascono da questo momento in poi tutte le attività di cui sopra, fra cui quindi la Se.Gi., la Edil Raciti, la Else S.p.A., immediatamente dopo la Demoter, la Cubo e la Brick che viene acquisita sempre dalla Solea che nel frattempo era stata costituita da Fabio Lo Turco. Lo Turco è una persona presentata dai fratelli Romeo ed Ivan Soraci quindi persona di fiducia sia loro, ma poi l’ho conosciuto anch’io e quindi anche mia…

Per completare il discorso di Torrente Trapani, nel 2010 io ho acquistato le quote della Se.Gi. S.r.l. attraverso la Solea che era controllata da Fabio Lo Turco che rappresentava me e la famiglia Romeo e Ivan Soraci al principio; successivamente rimane sempre controllata dalla Solea S.r.l. che nelle more era stata ceduta da Fabio Lo Turco. Se non erro è nel 2012-2013 che le quote della Solea che detenevano la Edil Raciti e la Se.Gi. sono state cedute a Franco Lo Presti che era una persona che ho presentato io come testa di legno per gestire queste società che nel frattempo avevano avuto delle complicazioni: sia bancariamente che dal punto di vista burocratico non erano pulite e quindi bisogna intestarle ad una persona che non aveva nulla da perdere. In virtù di questo, la Se.Gi. contestualmente con un contratto di appalto con cessioni di beni che è stato congeniato tra Antonio Giuffrida, Andrea Lo Castro e il notaio Bruni, cede una parte del Torrente Trapani che è quella diciamo pulita, riferita al corpo D per la costruzione di 28 alloggi che già erano in stato avanzato, alla Carmel S.r.l., che all’epoca era detenuta fittiziamente da mio padre Nicola Biagio Grasso e mia madre Lucia Russo che apponevano le firme ma non avevano assolutamente nessuna cognizione di causa su quello che succedeva perché controllavo totalmente io d’accordo con Enzo Romeo sui movimenti da fare. Successivamente nel 2011 cedo fittiziamente la Carmel S.r.l. a un’associazione in partecipazione a Domenico Bertuccelli e sua madre che mi sembra si chiama Calò di cognome. Il Bertuccelli, coadiuvato da un altro personaggio che si chiama Giampaolo Giuffrida sempre di Messina, dovevano completare e rogitare questi 28 alloggi e dividere in proporzione… Dovevamo fare i conteggi alla fine, fra me, Vincenzo Romeo e quindi Domenico Bertuccelli e Giampaolo Giuffrida.

Tutti quei soggetti erano a conoscenza del fatto che nell’affare oltre me era coinvolto anche Vincenzo Romeo, anche perché quando non c’ero a Messina, il punto di riferimento era Enzo Romeo. Se c’erano da pagare delle somme e non c’ero io, le pagava Vincenzo Romeo; gli stipendi a Fabio Lo Turco e Franco Lo Presti li pagavamo io e Vincenzo Romeo, diciamo come compenso per avere intestaste le società in maniera fittizia. Avevamo dato a Fabio Lo Turco un compenso di 1.500 euro al mese; a Franco Lo Presti più o meno quello, poteva essere meno come poteva essere di più, perché lui aveva sempre delle problematiche, una volta la bolletta, una volta il gas…, mentre su Lo Turco era molto più regolare il rapporto.

Successivamente io cedo la Carmel a Domenico Bertucelli che si era impegnato a finire questi alloggi e anche per togliere mia mamma e mio padre, che ripeto non erano completamente a conoscenza di niente. Bertuccelli insieme al Giuffrida si era impegnato attraverso un loro apporto anche economico a completare l’edificio, cosa che in una parte è stata fatta, poi la concessione edilizia è stata bloccata ancora una volta e quindi l’operazione si arena nuovamente. Ancora ad oggi Carmel è in mano a Domenico Bertuccelli e alla madre anche se realmente la proprietà è da considerare, prima dei sequestri chiaramente, mia e di Enzo Romeo. Al contrario del Lo Turco o del Lo Presti che facevano solamente da prestanome e testa di legno, il Bertuccelli entra dicendo: Io faccio anche l’investimento, me la gestisco tutta io e in percentuale poi mi riconoscete una parte. In verità lui investì poco nella Carmel, perché poi alla fine scoprimmo che la maggior parte dei quattrini sono stati versamenti che hanno fatto i promissari acquirenti. Realmente i soldi li mise Gianpaolo Giuffrida attraverso la società che se non ricordo male si chiama B. & G. o B.G. Costruzioni.

Stiamo parlando del 2010-2011 e per questa specifica società, anche se la proprietà in ogni caso era riconosciuta come mia e di Enzo Romeo, considerato l’apporto economico che aveva fatto il Giuffrida e l’impegno che aveva messo Domenico Bertuccelli, anche loro due partecipavano agli utili al 50% se l’operazione andava completamente rogitata, cosa che poi non si è fatto perché l’hanno bloccata. L’investimento viene concretizzato dapprima fra me e Enzo Romeo nel 2010, e nel 2011 apportano dei soldi Gianpaolo Giuffrida e in piccola parte anche Domenico Bertuccelli”.

Vecchi e nuovi padrini del Ponte

“Da questo momento in poi entriamo in affari veri e propri con Vincenzo Romeo e ci sono tutti una serie di ragionamenti a 360 gradi che vanno degli investimenti in campo edilizio a quelli in campo commerciale, investimenti in campo dei giochi e in campo sanitario, anche perché eravamo nel momento in cui pensavamo in qualche misura di poter uscire più o meno colpiti ma non affondati dal problema dell’interdittiva antimafia”, prosegue Grasso. “Di tutta questa mole di attività che sono state messe in essere insieme a Vincenzo Romeo, alcune si sono concretizzate, altre erano in fase di concretizzarsi prima dell’arresto, altre si sono arenate soprattutto perché le interdittive antimafia hanno poi completamente collassato tutte quante le società. In più c’è l’aggravante del fallimento Demoter che ha inficiato su Cubo, con cui avevamo fatto ulteriori investimenti sia io che i Romeo per farle ripartire.

Per chiarire meglio, dal 2011 in poi si forma un vero e proprio direttorio su quello che saranno le attività e su come svilupparle e cioè io, Vincenzo Romeo, Carlo Borella e Andrea Lo Castro, anche se il fatto che noi quattro ci siamo incontrati magari non tantissime volte nasce anche dalla posizione geografica in cui ognuno di noi stava. Ad Andrea Lo Castro lo conosco sempre nella operazione del Torrente Trapani, quando ho acquisito la Se.Gi. S.r.l., in quanto egli ha sempre seguito le vicende amministrative di Torrente Trapani per conto della Pet S.r.l., della famiglia Pettina, ma era in ottimi rapporti e in contatto con l’avvocato Giuffrida che seguiva Cassiano. Considerato che La Residenza sì era sprittata su due società ma la concessione era unica, ob torto collo erano obbligati a ragionare insieme, quindi nel momento in cui acquisisco la Se.Gi. è chiaro che mi devo sedere al tavolo con Pettina, con cui avevo avuto degli attriti perché per conto suo avevo costruito già Torrente Trapani ed erano nati tutta una serie di contenziosi. Quindi Giuffrida mi dice: No guarda, chi la segue è l’avvocato Andrea Lo Castro, che di nome conoscevo ma con cui non avevo avuto mai rapporti così diretti, Andiamo a parlarci, prendi i rapporti con lui perché è persona vicina a me, persona seria, persona di cui ci possiamo fidare, li gestisce lui in qualche maniera i Pettina, così nasce il rapporto con Andrea Lo Castro. Poi nasce una simpatia, un’amicizia, vedo che è una persona in ogni caso preparata, anche lui un po’ spregiudicato come lo ero io, quindi avevamo molte attitudini insieme... Nell’occasione ero vicino alla famiglia Romeo e comunque lui già sapeva, non ne sono sicuro ma credo che in qualche misura forse aveva avuto qualche rapporto precedente, non so se con Enzo o qualcuno della famiglia. Carlo Borella lo conoscevo precedentemente perché ho costruito per conto suo e del socio Giordano questo centro commerciale a Milazzo, abbiamo fatto un investimento abbastanza importante per la costruzione di una fabbrica di pannelli fotovoltaici a Milano, quindi avevamo già tutta una serie di rapporti e di interessi.

Con l’operazione Else S.p.A. si solidifica nel 2011 il rapporto di ripartizione degli affari. Per esempio Andrea Lo Castro anche per conto nostro ha firmato qualche documento su Milano per accordi con la famiglia Allievi e per altre operazioni, o con Carlo Vandoni che era il titolare della Else; lui si presentava appunto come persona facente parte all’operazione e al gruppo, indipendentemente dal discorso e dalla consulenza giuridica e legale. Cioè lui sì era il nostro avvocato ma allo stesso tempo era nostro socio nelle attività. Faccio un esempio: su Cubo in ogni caso l’operazione si doveva portare a termine con proventi diviso quattro, c’era per esempio tutta una serie di serve, mi sembra 11-12 milioni di euro con le amministrazioni pubbliche e il compenso veniva diviso in quattro… C’erano delle attività su fallimenti presso il Tribunale di Catania per l’acquisizione di 365 appartamenti in località Letojanni dove eravamo io, Carlo Borella, Vincenzo Romeo e Andrea Lo Castro. Per fare un paragone, Benedetto Panarello che era un consulente e che comunque ha fatto tutta una serie di azioni concordate con noi e che hanno portato anche a tutta una serie di reati, non partecipava agli utili, si limitava solamente alla parte di consulenza; Andrea Lo Castro invece, le strategie su come muoverci, indipendentemente da quello che potevano essere le indicazioni legali, le faceva insieme a me, a Carlo Borella e a Vincenzo Romeo. Sulla Se.Gi. e su Torrente Trapani c’era solamente l’accordo che Andrea Lo Castro doveva essere pagato con un appartamento o due, ora non ricordo i dettagli, forse due Pettina e uno noi, cosa che poi realmente in qualche misura è successa perché Domenico Bertuccelli su nostra anche autorizzazione fece trascrivere un importo di 100 mila euro o forse più su un appartamento a Torrente Trapani per garantire Andrea Lo Castro dell’impegno che si era assunto e dall’altra parte bloccare un contenzioso che era nato con un promissario acquirente.

Successivamente al 2010-2011, c’è il discorso di Milano e lì parliamo di numeri molto più ampi e le possibilità e le prospettive che si erano aperte con l’Expo. Da lì in poi nasce il rapporto di divisione di utili, anche se ognuno aveva il suo ruolo, cioè io mi occupavo del rapporto con la pubblica amministrazione e della base Milano, Vincenzo Romeo chiaramente si occupava della copertura della criminalità non solo sulla Lombardia ma già si era mosso sulla regione Calabria, in Toscana, in Puglia. Carlo Borella ha messo sul tavolo in quel momento le società e od onor del vero Else Milano sono stato io a proporlo a Carlo Borella su segnalazione di Andrea Lo Castro… Questi erano i ruoli principali nostri; poi c’erano altre persone che ci coadiuvavano, tipo appunto Benedetto Panarello che si occupava della parte di organizzazione, di direzione di cessione di rami d’azienda con studio della società, dove portarle, bilanci, perizie e tutta quest’altra tipologia di attività. O la famiglia Allievi su Milano che ha fatto affari con noi e che tutto sommato insieme a noi ha svuotato buona parte delle sopravvenienze attive di Else S.p.A., ha venduto tutta una serie di attrezzature che erano di Demoter insieme a noi…

Così io e Borella entrammo in contatto fattivo per l’operazione Else S.p.A. a Milano e quindi cominciammo a fare un programma insieme su quello che potevano essere attività di sviluppo nell’area del Nord, fino all’aprile 2011 quando se non erro a lui forse gli è arrivato un avviso di garanzia in merito ad un’estorsione che non aveva subito e che non aveva denunciato. Subito dopo abbiamo avuto un accesso ai cantieri e anche ai nostri uffici da parte della DIA di Milano e hanno cominciato ad indagare su chi erano i personaggi che avevano acquisito Else e qual erano i reali proprietari. All’epoca Else era stata acquisita con lo stesso metodo che abbiamo utilizzato per tante altre società: da una società veicolo dove noi non partecipammo, intestata ad un prestanome, in questo caso Roberto Forliano.

Else arriva ad Andrea Lo Castro attraverso la segnalazione di tale dottor Rossetto, che era già liquidatore di una società di fondazioni speciali, perché Else si occupa di fondazioni speciali su Milano, se non ricordo male la Rodeo. Andrea Lo Castro in quel periodo entra in contatto con me e mi dice: C’è un’operazione brillante su Milano, un po’ ingarbugliata, però in qualche maniera possiamo trarre dei vantaggi. Il primo incontro a Milano con Carlo Vandoni lo faccio io nella prima decade di febbraio 2011. Comprendo che ha una serie di debiti importanti, ma anche tutta una serie di lavori, di iscrizioni e anche di incassi che si possono fare e quindi trarre degli utili considerevoli. Lo Castro ancora non ha tutti i dettagli o non me li ha voluti dire, questo non lo so, fatto sta che nel momento in cui vado a Milano, il liquidatore pro tempore, l’ingegnere Carlo Vandoni, mi mostra tutta la fotografia attuale dell’azienda. Fatturava intorno a 30 milioni di euro l’anno ma c’erano circa 30 o 40 milioni di debiti fra banche e fornitori e dall’altra parte gli incassi per 3 milioni di euro da fare quasi immediatamente. Però allo stesso tempo c’era la possibilità di acquisire un’azienda che aveva delle caratteristiche simili a quelle che noi volevamo presentare sul mercato dell’Expo a Milano, ma soprattutto aveva la possibilità di collocarci nel panorama delle opere per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, camuffati completamente da società non riconducibili né a me, né a Carlo Borella, né tanto meno a Vincenzo Romeo. Quindi troviamo sì una società piena di debiti ma allo stesso tempo di trarre materialmente benefici perché c’erano degli incassi da fare, la possibilità attraverso i rami d’azienda di entrare e quindi acquisire anche quella posizione che era stata ormai cristallizzata all’interno del consorzio per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina e meglio di quell’occasione non c’era…".


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