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Primarie? A sinistra la solita confusione

Continuano la schermaglie tattiche a sinistra in vista delle elezioni del 2013. In attesa di Godot?

di Emanuele G. - mercoledì 24 ottobre 2012 - 3134 letture

Ritorniamo a parlare di sinistra italiana. Almeno di quel poco che rimane dopo il facondo apporto di tanti “leader maximi” che ne hanno rischiarato il cammino negli ultimi anni. Conducendola, forte e coesa, a storiche vittorie sociali e politiche. Chiusa questa brevissima parentesi nel vivo dell’articolo. Si presuppone che per scrivere “ritorniamo a parlare di sinistra italiana” abbiamo fondati motivi che siano occorse di recente significative novità. Ovverossia un decisivo passo in avanti verso una unità sostanziale e non solo elettorale. Crediamo di dover smentire i facili entusiasmi informandovi che non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Si continua con il solito andazzo che replica oramai da fin troppo tempo un noioso quanto stantio gioco delle parti. Ciò lo si può notare da come si sta gestendo la problematica afferente alle primarie. Divenute oramai una leggenda metropolitana.

Quale deve essere l’obiettivo principale delle primarie? Prima di tutto, individuare quella personalità che rappresentando al meglio i valori della sinistra sia il più accreditato “competitor” in occasione delle elezioni politiche. Naturalmente, le primarie servono – inoltre – a cementare il fronte della sinistra al fine di renderla un’entità politica nel senso più classico del termine. Invece, si sta mettendo in moto un meccanismo riguardante le primarie che non ha né senso né valore. Non si capisce, infatti, se siano primarie di partito o di coalizione. Regna su di essere un’indeterminatezza che lascia noi tutti parecchio perplessi. A nostro giudizio il percorso logico sarebbe prima di tutto le primarie di partito e poi quelle di coalizione. Ragionamento logico? In realtà le cose non stanno in questi termini. Vendola vuole partecipare a primarie essenzialmente di partito. Mentre di coalizione non intravediamo la benché minima sagoma all’orizzonte. Una situazione – lo ripetiamo – di assoluta indeterminatezza e paradossale.

Eppure le precedenti disastrose esperienze dovrebbero spingere la sinistra ad una reale unità politica. Dove si va se non si ha come sfondo strategico il principio dell’unità? Da nessuna parte ed ecco perché la sinistra continua ad andare a ramengo. Senza trasformarsi in un fronte politico coeso e responsabile. Non parlateci di unità in riferimento al "protocollo d’intesa" fra Pd, Sel e Psi. Si tratta di una serie di belle intenzioni che difficilmente troveranno una implementazione politica concreta. La realtà è che si è disuniti su tutto. Le responsabilità nefaste che ha la sinistra nella storia italiana sono tante. Nel 1921 la sinistra si divide ed arriva al potere Mussolini. Ventisette anni dopo è il tempo del “Fronte Garibaldi” che simile ad un’armata brancaleone da il potere alla Dc di De Gasperi. Un cinquant’anni dopo la scalcagnata “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto permette a Berlusconi di ammorbare la tenuta etica e sociale del nostro paese. Allora la vogliamo questa unità o no? Che senso ha, quindi, volere delle primarie di coalizione se questa benedetta coalizione è presente solo nel mondo dei sogni e non nella “praxis” politica?

Un ulteriore spunto di riflessione sulle primarie riguarda la legge elettorale che dovrebbe essere approvata a breve. Almeno così si spera. Tutto si gioca su due aspetti: il sistema elettorale e il principio di accordo preventivo. E’ chiaro che se il sistema elettorale dovesse veleggiare verso un proporzionale con alcuni sistemi di correzione in chiave maggioritaria le primarie diventano un adempimento inutile. Soprattutto se sarà strutturato su un doppio turno alla francese. Il primo turno – nei rispettivi fronti antagonisti – infatti svolge il ruolo di primarie per far giungere al secondo turno i due migliori contendenti. Se, invece, si optasse per un sistema maggioritario a un solo turno allora sì che le primarie diventano non solo necessarie, ma utili a creare un vero e proprio fronte politico dietro i candidati alla Presidenza del Consiglio. Infine, l’ipotesi se ci sarà o meno l’obbligo di indicare prima delle elezioni la coalizione che andrà a governare il paese in caso di vittoria. Se tale obbligo ci sarà le primarie dovranno necessariamente tenersi per migliorare la proposta di offerta politica al paese. In caso che l’obbligo non dovesse essere contemplato a che serve effettuare le primarie visto che i partiti troveranno l’accordo dopo? Come potete notare la questione non è di facile soluzione poiché i modelli elettorali a cui riferirci sono svariati ed offrono soluzioni diversificate.

Da quanto si è argomentato fino ad ora è evidente che le primarie costituiscono l’ennesimo campo dove si misura il grado di estrema confusione in cui si trova la sinistra italiana. Sinistra italiana che sembra incapace di progettualità politica responsabile e di compiere dei significativi passi in avanti. Forse è in attesa di Godot? Ossia di un Grillo qualsiasi che le sta togliendo la base elettorale e la costringerà prima o dopo a trovarsi con le spalle al muro senza spazi di manovra. Vogliamo questo? Grillo può essere utile come detonatore, ma la sinistra ha l’obbligo di ritornare a fare politica. I mille drammatici problemi che assillano il nostro paese hanno bisogno di una sinistra efficace ed operativa.


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