Prendere e lasciare compie 30 anni
Il 29 agosto 1996 De Gregori pubblicava il disco della sua confermata conversione al rock più puro.
Quando uscì il disco, il 13° in studio del cantautore romano, sarà stato il numero per alcuni porta sfortuna, sarà stato per l’impronta più vicina alla canzone d’autore in versione rock, scelta che porterà De Gregori una ventina di anni dopo ad omaggiare Bob Dylan con un disco, fatto sta che questa opera è ricordata più per le querelle legali che ne conseguirono, che per alcuni testi all’altezza della creatività dell’artista.
Quattro anni prima De Gregori si era presentato al pubblico con l’album Canzoni d’amore (1992), sicuramente un’opera dai contenuti più bucolici e romantici. Prendere e lasciare sconvolse inizialmente il pubblico degregoriano, abituato ad altre sonorità e melodie, tipiche del suo repertorio.
A dirla in breve, sembrava che l’artista romano fosse, come dire, più incazzato del solito e la presenza nel disco di graffianti chitarre distorte e martellanti accompagnamenti di batteria, ne dava la conferma.
Una incazzatura che, non solo non portò bene al cantautore, ma che non fu gradita in vari ambienti della discografia italiana, costringendo De Gregori e la sua casa discografica a doversi giustificare a più riprese su accuse di plagio e blasfemie.
Sulla prima questione, premettiamo che si arrivò al ridicolo e alla più tipica caratteristica folcloristica delle vicende italiche. In Sicilia avremmo detto "finìu a barzelletta!". L’origine della disputa legale fu il pezzo contenuto nell’album col titolo di Prendi questa mano, zingara. Che il titolo stesso richiamasse immediatamente la canzone vincitrice del Festival del 1969 con Iva Zanicchi, nessuno avrebbe dovuto mettere in dubbio che anche De Gregori ne fosse consapevole.
Condizionale ambiguo ed allegorico. Sta di fatto che si avviò una battaglia legale durata almeno dieci anni, dal 1997 al 2007, prima che il buon senso riportasse gli attori protagonisti della diatriba a più logiche considerazioni. Nel corso del decennio, si arrivò a pubblicare un’edizione straordinaria del disco che riportava la dicitura che lo stesso non conteneva il pezzo incriminato di plagio.
Come abbiamo anticipato, questo disco non si è limitato a farsi coinvolgere solo in questa vicenda di diritti d’autore. De Gregori fu ripreso di mira con la canzone L’Agnello di Dio. Altra provocazione che i bei pensanti del mondo cattolico non gradirono molto, contestando l’utilizzo mistico dell’argomento trattato per bocca di un artista, considerato ateo, che si era permesso di nominare Dio invano.
Se come dice il proverbio "scherza coi fanti, ma lascia starei santi" non è passato mai di moda, quale occasione migliore di questa per associare il cantautore romano nella fila dei "blasfemi" artisti della musica italiana che, in questo azzardo lo avevano preceduto.
Anche questa querelle finì in una sorta di compromesso storico. Un incontro privato tra De Gregori e il cardinale Tonini riuscì a superare una situazione che rischiava davvero di perdere il controllo, esclusivamente per una interpretazione personale e restrittiva del Vaticano sull’uso della parola Dio.
Musicalmente parlando, la scelta stilistica di De Gregori, come abbiamo detto, fu sufficientemente innovativa. Ritmo, percussioni, chitarre distorte e quant’altro diede al pubblico una versione inedita dell’artista romano. Se i precedenti La Donna Cannone, Rimmel, Alice, Titanic, tanto per citare qualche pezzo di successo, avevano contribuito a disegnare una figura musicale ben definita e riconoscibile, è innegabile che anche questo disco ha regalato ai fedelissimi canzoni che sono rimaste ben fisse nella mente degli estimatori.
Battere e levare, L’Agnello di Dio, Un guanto sono tra i pezzi del disco che non possono passare inosservati, sia per la base musicale che per i testi, tipicamente degregoriani. Il disco stesso fu accolto in maniera positiva, anche sotto l’aspetto del riscontro del mercato musicale, raggiungendo la prima posizione tra le vendite in Italia, tanto da legittimare il pensiero che le due vicende sul plagio e la blasfemia possano aver contribuito a questo successo.

- Copertina
Tracce
Compagni di viaggio – 5:38 (Francesco De Gregori)
Rosa rosae – 3:26 (Francesco De Gregori)
Tutti hanno un cuore – 6:00 (Francesco De Gregori)
Un guanto – 6:20 (Francesco De Gregori)
Jazz – 5:10 (Francesco De Gregori)
L’Agnello di Dio – 4:04 (Francesco De Gregori)
Stelutis alpinis – 4:24 (Testo originale in friulano e musica di Arturo Zardini, traduzione in italiano di Francesco De Gregori)
Baci da Pompei – 4:28 (Francesco De Gregori)
Prendi questa mano, zingara – 4:24 (Francesco De Gregori)
Fine di un killer – 6:01 (Francesco De Gregori)
Battere e levare – 5:52 (Francesco De Gregori) – Contiene la ghost track strumentale Jazz
Formazione
Francesco De Gregori: voce, chitarra acustica, banjo (in Fine di un killer), armonica a bocca (in Prendere e lasciare (ghost track))
Steve Smith: batteria
Benny Rietveld: basso
David Sancious: tastiera
Corrado Rustici: chitarra elettrica, dobro, tastiera, tamburello (in Battere e levare)
Bruce Kaphan: pedal steel guitar (in Un guanto, Stelutis alpinis), dobro (in Baci da Pomepi)
Ambrogio Sparagna: organetto (in Fine di un killer)
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