Povera la mia Sicilia...

"La Sicilia, questa terra dal dolce richiamo di muse, è malata..."

di - martedì 20 febbraio 2007 - 1509 letture

La mia amata Sicilia !

Lasciata che avevo appena 20 anni. Avevo dovuto cambiare Catania, la mia città natale, per Milano. Già precocemente avevo capito che non c’era altro modo per provvedere a me stesso e alla mia giovane famiglia appena formata. Altra scelta non c’era e sono rimasto forestiero per oltre 40 anni. Ma, sempre richiamato dalle mie radici, ora sono tornato e mi ritrovo a vedere su Sky immagini da incubo, catapultato d’un solo colpo indietro fino agli anni “60 quando fui testimone a Milano della più dissennata, quanto strumentalizzata, guerriglia urbana. Ieri la “para-politica”, oggi il “para-calcio”. Ho letto e ascoltato mille ragionamenti intorno a questo argomento, si è ricorsi alla storia, alle religioni, alla sociologia urbana, a liturgie etniche, a filosofiche argomentazioni, all’effimero: “il solerte poliziotto resta lì sul campo, deliberatamente ucciso da barbarie giovanili in branco, immolatosi eroe per il rispetto delle istituzioni”.

La tanto ripetuta “zona franca dello stadio” poteva ancora annoverare la sua ennesima vittima sacrificale. No, non sono d’accordo. Le regole istituzionali, quelle etiche, le regole in generale, quelle bisogna che vengano assolutamente riconosciute e fatte rispettare sempre, sempre e non soltanto davanti a tragedie di questo tipo. Dove eravamo fino a ieri quando puntualmente fatti di questo tipo, solo per mera casualità senza il morto, avvenivano in ogni stadio, in ogni angolo di strada, in ogni ufficio…!?

Penso che “Zona Franca” è ormai l’intera terra di Sicilia, dove la trasgressione è la costante, dove il codice stradale è mero suppellettile, dove le regole di qualsiasi rapporto di dipendenza sono state trascritte da quelle ormai vetuste rimandateci dal tempo della rivoluzione industriale. Qui, dove l’etica non è riconosciuta, dove l’educazione scolare e familiare è venuta scandalosamente meno, dove gli enti preposti alla sorveglianza per garantire il minimo di legalità latitano, indecorosamente ostaggi di una società troppo vecchia ed avvizzita, qui allignano copiosi i trasgressori, ormai autorizzati, e godono di benefici e privilegi certo non concessi alla più parte.

Qui, dove le regole del buon vivere sociale sono ormai scadute a semplici accozzaglie congetturali ed opportuniste sbandierate in ogni e troppe assemblee. Comportamenti questi davvero assai lontani dal solo indizio di ordine sociale così che ogni segnale finisce per giungere, deliberatamente contraffatto ed aggiustato al giovane fruitore, messo in seria difficoltà in quanto non pronto per la sua corretta decodificazione. A mio parere, tutto questo e tant’altro non può che condurre ai fatti nefasti cui da ultimo siamo stati chiamati ad assistere e dei quali ognuno di noi ne è corresponsabile vittima. La Sicilia, questa terra dal dolce richiamo di muse, è malata.

Urge correre a soccorso. Tutti noi dobbiamo farlo, pena un guado invalicabile che verrà sempre più estendendosi fra noi e il resto del mondo civile.


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