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Post Mortem

Regia di Pablo Larrain. (Cile, Mex, Ger 2010, 96 min.) Con Alfredo Castro, Antonia Zegers.

di Orazio Leotta - mercoledì 8 settembre 2010 - 5091 letture

Opera terza di Pablo Larrain, già noto in Italia per il sordido e tetro “Tony Manero”, in cui Alfredo Castro, sempre lui, cercava di mettersi in mostra in una gara di imitatori ballando sulle note di Saturday Night Fever.

In “Post Mortem”, invece Alfredo Castro (Mario Cornejo) svolge un lavoro molto particolare: è colui che trascrive i referti delle autopsie dettategli dal medico anatomopatologo. Cinquantenne, solitario, di poche parole, cupo, ha sussulti solo per le grazie della ballerina Nancy Puelma, di famiglia comunista, che abita di fronte casa sua.

Due storie parallele: il corteggiamento di Nancy da parte di Mario (amore non corrisposto) e il golpe di Pinochet che avviene nei giorni in cui è ambientata la storia. Golpe che cancellò quella ventata di entusiasmo che aveva permeato i cuori dei cileni negli anni della Unidad Popular, quel clima di gioia, amore, effervescenza giovanile schiacciati dai carri armati e dai morti della Moneda.

Nelle ore successive all’insediamento della dittatura, Mario Cornejo, la sua collaboratrice Sandra e il medico sono chiamati a eseguire un’autopsia su un personaggio davvero straordinario: Salvador Allende.

E’ la sequenza clou di tutto il film; il medico pronuncia tra le lacrime: “la traiettoria del proiettile ha spappolato la lingua, perforato il cranio, trascinato con sé grumi di materia cerebrale: il colpo è stato sparato a distanza breve, compatibile con l’ipotesi di un suicidio”.

Autopsia eseguita esattamente nel luogo dove fu eseguita la vera e con gli stessi strumenti di allora. Mario è oltremodo triste perché la casa di Nancy è stata distrutta e la famiglia sterminata e di lei non si hanno notizie, fin quando la sconvolgente scoperta che Nancy è ancora viva e si nasconde per la paura in un anfratto della terrazza del palazzo di Mario.

Egli si prende amorevolmente cura dell’amata, ma le sorprese non finiscono qui: Nancy non è sola ma in compagnia del vecchio fidanzato. Mario non è più capace d’incassare: il fascismo si è insinuato nell’animo della gente e fungerà da detonatore capace di far esplodere la sua frustrazione amorosa.

Bloccherà l’accesso al nascondiglio impedendo ai due amanti di poter vedere la luce, in pratica seppellisce una volta per tutte l’amore, ma “nascondere la spazzatura sotto il tappeto” serve a ben poco, prima o poi viene fuori. Sarà lui stesso, in prima persona che procederà al sezionamento nel corso dell’autopsia su quello che era stato l’oggetto del suo desiderio, svanito quando è svanita la “primavera cilena”, svanito coi tremila morti ammazzati che ingombrarono ogni stanza dell’ospedale di Santiago del Cile.


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