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Portrait di Neva Wrubel

Intervista a Neva Dimitrova Wrubel direttore artistico dello spettacolo "Portrait" della compagnia “Balletto di Siracusa”

di Donatella Guarino - giovedì 15 gennaio 2009 - 3901 letture

Lo spettacolo della compagnia “Balletto di Siracusa” andato in scena all’inizio di gennaio – nella sala Randone in via Malta a Siracusa - è stato pieno di emozioni.

Nato da un’idea semplice – ma importante – di Neva Dimitrova Wrubel. Quella di preparare uno spettacolo con ballerini tutti siracusani, alcuni dei quali costretti a vivere e lavorare altrove – in Italia e all’estero - proprio per le difficoltà che nella loro città trovano. A Siracusa si fatica a trovare spazi per spettacoli di tal genere, luoghi dove poter lavorare sempre, tutto l’anno.

Coreografa e prima ballerina al Teatro Nazionale Musicale di Sofia, Neva Wrubel lavora da tantissimi anni in Italia, diventando un punto di riferimento nel campo della danza. Diverse sue allieve sono state ammesse in prestigiose scuole di danza internazionali, dopo aver superato faticosi e difficili provini.

Insieme ad Armando e Ivan Bottaro, e con la partecipazione di Pamela Arces e Chistine Bottaro, Neva Dimitrova Wrubel ha inventato e messo insieme uno spettacolo equilibrato nei tempi, agile, dalle musiche accattivanti.

Lei ormai è italiana, ha nel cuore questa terra, Siracusa, dove vive…

- Com’è nata l’idea di questo spettacolo? Si era pensato a un gala con il quale presentare la compagnia costituita da ballerini che provengono da percorsi diversi, da scelte professionali eterogenee. Ne è venuto fuori questo spettacolo …Abbiamo presentato esempi di danza neoclassica, contemporanea, jazz con i quali ciascun ballerino ha potuto esprimere la propria unicità e specificità

- I tuoi ballerini si sono provati con coreografi diversi… E’ stata per loro un’esperienza nuova, che li ha fatti crescere

- Quali sono i progetti per un vicino futuro? Fra un paio di mesi faremo un’altra serata, ma sarà uno spettacolo diverso da quello che hai visto tu…alcuni ballerini sono infatti ripartiti…

- Chi sono i membri della compagnia? A parte Armando e Ivan Bottaro, Chistine Bottaro, Pamela Arces, Lucilla Fazzina, Barbara Rizza, Antonio Pisasale, Gabriella Arrabito, Deborah Drago, Manuela Giddio, Alessandra Sicurtà, Stefania Bongiovanni, Manuela Giangrasso e Silvia De Nizza.

- Mi racconti quali sono state le tue emozioni nel preparare il lavoro? Mi è piaciuto riprendere il mito di Aretusa perché ancora oggi possono accadere fatti così belli…Nella danza è scomparso il racconto; nel repertorio classico prima c’era sempre qualcosa da raccontare, una favola per esempio. Negli ultimi venti o trenta anni questo è scomparso…A me è piaciuto invece riprendere a raccontare… e mi sono rifatta alla bella favola di Aretusa e Alfeo…Si tratta di uno spettacolo che avevo preparato per una serata all’Antico Mercato…i colori, la fontana…C’è un lavoro di ricerca che partendo dal mito mi ha condotto a creare una coreografia. Ho inventato una situazione teatrale, anche per quanto riguarda i costumi…

- E qual è stato il momento dello spettacolo che ha più degli altri, secondo te, rappresentato la compagnia? Senz’altro Bird of paradise che dà una visione più precisa del lavoro del corpo di ballo. L’idea di base è ambientalista…nel tempo in cui viviamo è grave il problema dell’inquinamento e della distruzione della natura. Ho immaginato degli uccelli che tentavano di sopravvivere ma è stato impossibile: ha prevalso la distruzione e la morte. I movimenti rigidi ricordavano quelli degli uccelli acquatici che perdono il fiato…dentro ci possono essere latri significati astratti… questo è ciò che ho pensato io…

- Il pubblico in sala ha partecipato molto…il pezzo che è stato più d’impatto è stato Electro tango… Sì, la presa pieno d’effetto, la reazione immediata, la potenza, la forza del maschio, la fisicità, la musica tutto ha contribuito a rendere attraente quella danza

- Il finale della serata è stato coinvolgente… Il fatto di rientrare sul palco dopo l’ultima performance voleva essere un messaggio di speranza… un voler continuare nel futuro quello che abbiamo iniziato quella sera…


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