Popoli / Differenza
Una rivista per i popoli, per le comunità, contro il globalismo imperialista
La causa dei popoli. Problemi delle minoranze, dei popoli indigeni e delle nazioni senza stato è una rivista in lingua italiana che ha il grande merito di raccontare le vicende dei popoli che non sono organizzati in uno Stato ma che possiedono storie, tradizioni, lingue, credenze religiose, identità di grande rilievo. E che soprattutto hanno diritto a difendere la propria storia, le tradizioni in cui sono immersi, le lingue che parlano, le fedi che nutrono, l’identità che sono. Vale a dire a difendere la Differenza contro il dominio dell’Identità, le comunità contro il globalismo della finanza capitalista.
Oltre agli articoli - brevi, chiari, documentati - la rivista presenta una bibliografia di base sui diversi temi affrontati e varie sezioni dedicate a recensioni librarie, cinematografiche, musicali.
Il tema monografico del numero 22/23 - luglio 2024/giugno 2025 è Cipro, una terra bellissima con una cicatrice pulsante e dolorosa, con i sacchi di sabbia ancora sui balconi delle case di Nicosia dove poche centinaia di metri immettono in due mondi diversi: quelli dei greco-ciprioti e dei turco-ciprioti.
Altri articoli si occupano della volontà di annessione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti d’America; delle comunità politeiste della Lituania; della per lo più sconosciuta storia della Corsica. Un breve testo di Malcom X sul colonialismo sionista testimonia il rifiuto radicale che la rivista esprime verso ogni logica imperialista.
Invito a sfogliare e a leggere questo numero e i numeri precedenti sul sito La causa dei popoli. Riporto qui alcuni brani tratti dal numero più recente.
===================
«Il colonialismo è il grande rimosso del Novecento», ha scritto acutamente Brunella Schisa. Questa rimozione ha operato a vari livelli. Anzitutto, la decolonizzazione realizzata fra gli anni Cinquanta e Settanta ha creato l’illusione che bastasse costruire nuovi stati africani e asiatici per voltare pagina e sanare le ferite profonde del colonialismo europeo. In realtà molti di questi paesi, seppur in modi diversi, hanno conservato legami di sudditanza con le vecchie potenze coloniali. […] La paralisi che attanaglia l’isola [Cipro] mette in luce un pesante fallimento dell’UE. Questo organismo, dopo aver accettato che l’isola aderisse nonostante la sua divisione, non ha saputo affrontare la questione, ma si è richiamato alle risoluzioni dell’ONU, pur sapendo che questa non era in grado di farle rispettare. In pratica, un modo elegante per lavarsene le mani. (Alessandro Michelucci, p. 3)
*********
Questo comportamento impone un ripensamento radicale dell’immagine che gli Stati Uniti hanno diffuso nel mondo durante gli ultimi ottant’anni. Si tratta di un’immagine fortemente condizionata dal ruolo positivo che avevano svolto durante la Seconda guerra mondiale, ma allora avevano già dietro di se quasi due secoli di storia, segnati da un complesso insieme di peculiarità che la vittoria bellica aveva oscurato. Trump non ha fatto altro che rivitalizzare lo spirito americano delle origini – Make America Great Again - e proiettarlo nel nuovo secolo, integrandolo con gli aggiornamenti necessari. In altre parole, una nuova versione del mito della frontiera e del destino manifesto (manifest destiny). […] Non sarà certo l’Unione Europea, come preannuncia il suo atteggiamento pavido e rinunciatario, a impedire l’annessione della grande isola artica [la Groenlandia]. (Giovanna Marconi, p. 20)
*********
Il colonialismo d’insediamento, ridotto alla sua essenza, consiste nell’occupazione di un territorio e nello sfruttamento di tutte le forme di vita che lo abitano: umane, animali, vegetali. Nel tempo, però, il colonialismo ha sviluppato la capacità di dominare queste forme di vita anche senza ricorrere all’occupazione fisica del territorio. In questo modo ha generato una sorta di illusione ottica, perché è riuscito a espandersi pur dando l’impressione di essere scomparso. Questa illusione è stata alimentata da un enorme equivoco: la convinzione che il colonialismo fosse un fenomeno puramente territoriale. In questo quadro si inseriscono certi crimini commessi contro i popoli indigeni, spesso mostruosi ma altrettanto spesso ignoti, che non hanno risparmiato neanche i bambini. (Giovanna Marconi, p. 24)
*********
L’etica puritana dei missionari si scontra duramente con la società indigena [delle Isole Hawai’i], caratterizzata da un erotismo che viene interpretato come pura depravazione e quindi represso. […] Nel 1895 la lingua autoctona viene proibita e tre anni dopo (1898) le isole divengono ufficialmente colonia americana. Il Novecento è segnato dall’americanizzazione e dall’espansione turistica, fenomeni devastanti per la cultura locale. Il 27 giugno 1959 un referendum dall’esito scontato trasforma l’arcipelago nel cinquantesimo stato federato, ma in realtà questo è già stato deciso da Eisenhower con un atto ufficiale del 18 marzo. Sotto il profilo formale, quindi, l’incorporazione avviene per adesione volontaria. Lo stesso copione potrebbe essere utilizzato per annettere la Groenlandia. (Antonella Visconti, p. 29)
*********
Il 12 dicembre 2024, dopo una lunga battaglia legale che aveva coinvolto anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, il Seimas (Parlamento lituano) ha concesso il riconoscimento statale a Romuva, un’associazione religiosa che si richiama alle tradizioni spirituali precristiane dell’area baltica. (Alessandro Michelucci, p. 32)
*********
Trump parla di un nuovo regime simile al mandato. Hamas sarà esiliato e nascerà una nuova Palestina che Israele potrà ‘approvare’! Lungi dal preparare la strada all’autodeterminazione, il piano renderà la Palestina ancora più soggetta al dominio israeliano, proprio come fece il primo mandato tra il 1922 e il 1948. Inoltre, attuare un piano senza consultare il popolo palestinese costituisce una violazione esplicita del suo diritto all’autodeterminazione. L’articolo 22 del Patto della Società delle Nazioni stabiliva che «i desideri di queste comunità (dovessero) essere considerati prima di tutto». Ma oggi come ieri, la volontà del popolo palestinese viene totalmente ignorata. (Ali Osman Karaoğlu, p. 36)
*********
Secondo i sionisti che occupano la Palestina, i loro antichi profeti ebrei avevano predetto che negli "ultimi giorni di questo mondo" il loro dio avrebbe inviato un "messia" che li avrebbe condotti nella loro terra promessa. In questa terra avrebbero istituito il loro governo ‘divino’, che avrebbe permesso loro di "governare tutte le altre nazioni con una verga di ferro". Se i sionisti israeliani credono che la loro occupazione della Palestina araba sia il compimento di queste profezie, allora credono anche che Israele debba adempiere alla sua missione "divina" di governare tutte le altre nazioni con la verga di ferro, il che significa solo una forma diversa di governo simile al ferro, persino più ben radicata, di quella delle ex potenze coloniali europee.
Questi sionisti israeliani credono religiosamente che il loro Dio ebraico li abbia scelti per sostituire l’obsoleto colonialismo europeo con una nuova forma di colonialismo, così ben mascherata che consentirà loro di ingannare le masse africane affinché si sottomettano volentieri alla loro autorità "divina", senza che queste siano consapevoli di essere ancora colonizzate. […]
L’arma moderna del neoimperialismo è il dollarismo. […] I sionisti avevano il diritto legale o morale di invadere la Palestina araba, sradicare i cittadini arabi dalle loro case e impadronirsi di tutte le loro proprietà arabe affermando che i loro antenati vivevano lì migliaia di anni fa? Solo mille anni fa i Mori vivevano in Spagna. Questo darebbe ai Mori di oggi il diritto legale e morale di invadere la penisola iberica, cacciare i cittadini spagnoli e poi fondare una nuova nazione marocchina... dove prima c’era la Spagna, come i sionisti europei hanno fatto ai nostri fratelli e sorelle arabi in Palestina? In breve, l’argomentazione sionista per giustificare l’attuale occupazione israeliana della Palestina araba non ha il minimo fondamento legale, né nella storia né nella loro stessa religione. Dov’è il loro Messia? (Malcom X [1925-1965], pp. 37-38)
- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -