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Poesia è politica (6): Educa il cuore all’universo

La maggioranza delle stelle : Canto americano / di Pietro Federico ; prefazione di Giancarlo Pontiggia. - Roma : Ensemble 2020. - 132 p. - (Alter). - ISBN 978-88-6881-712-1.

di Alessandra Calanchi - mercoledì 3 aprile 2024 - 399 letture

Definita in quarta di copertina da G. Conte “un’opera potente, compatta, realistica e visionaria”, questa raccolta di poesie che hanno ciascuna come titolo il nome di uno stato degli USA ci invita a un viaggio emozionante fatto di voci, apparizioni e presentimenti. La narrazione è uno sprofondare nel “sogno” americano di cui percepiamo anche l’angoscia e il disgusto, un incamminarsi in un’avventura on the road per incontrare il proprio destino, un affondare nel paesaggio che si rivela come “l’immenso disordine che abita l’America” (p. 9).

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Copertina di La maggioranza delle stelle, di Pietro Federico

Colpiscono soprattutto quei versi che, seminascosti fra strofe apparentemente descrittive, arrivano a ferirci come lance: è il caso di Utah “Voi? Cosa siete disposti a fare / per capire la vostra sete?” e ancora, “Se non sarò la tua Parola / almeno sarò il tuo Ascolto” (pp. 51-52). Oppure l’apertura e la chiusura della prima strofa di Maryland: “C’è qualcosa di me tra le stelle […] la libertà perfetta” (p. 64).

Scrive D. Rondoni: “La maggioranza delle stelle sono quelle che non vediamo, dice uno dei tanti personaggi che affollano questo viaggio di racconti visionario e ferito. La folla di personaggi, di fatti piccoli e grandi (tempeste o riflessi, puttane e predicatori, zombie umani e amori, schiavi e ingegneri) sono gli avamposti dell’invisibile che occupa e affama anime intente a vivere ‘l’inverno del nostro scontento’ in una lettura ‘spostata’ del mondo americano che ci riguarda e però anche ci inquieta come uno specchio.”

Kansas è tra le mie preferite:

“Quando dite la mia terra
o pensate alla vostra infanzia
la memoria è un’automobile
che sfanala nel buio del tempo
una luce quasi sempre orizzontale.
[…]
Voglio l’ora in cui sorrido e il mio sorriso
sarà la nostalgia la dismisura della storia.
Educa il cuore all’universo sfiancalo di pianura
e strappalo da terra e lancialo nell’aria di traverso
al ciclo avvolgente della notte e del giorno
con tutta la forza necessaria e sia pronto
a non fare ritorno. (pp. 102-103)

Educa il cuore all’universo: questa è la lezione che amo di più del libro di Federico. Le sue poesie sorvolano l’America – quella dei film e dell’immaginario collettivo, quella dei miti e delle icone condivise – senza mai perdere di vista le persone, i bambini, gli animali, le vite singole che la costituiscono. Non è la potenza mondiale quella che emerge da queste pagine, non è l’America guerrafondaia esportatrice di democrazia, non è la sua egemonia atomica o economica. È l’America colta nel suo spirito, quello dei suoi strati profondi, un mondo di “fede e disperazione insieme, amore e morte” (C. Damiani, dalla quarta di copertina), grande allegoria dell’occidente e forse del nostro esistere dall’altra parte dell’alba.

Pietro Federico lavora nel campo della pubblicità ed è story editor per sceneggiatori televisivi e scrittori. Autore di racconti e poesie, ha vinto diversi premi. Ha tradotto vari poeti statunitensi, tra cui Katherine Larson, John Poch, Martha Serpas. Nel 2023 ha pubblicato Consequentia Rerum. Laboratorio di poesia contro la crisi sensoriale del nostro tempo, e nello stesso anno ha ideato con Agnese Governatore il progetto “La vasta esattezza del segreto. Laboratorio online di parole”.


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