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Piovano mazzacani, estate 1985

Questa è una storia di provincia, anzi…della provincia sarausana negli anni 80

di Fabrizio Cirnigliaro - mercoledì 29 giugno 2022 - 1546 letture

Questa è una storia di provincia, anzi…della provincia sarausana negli anni 80. Non ho moltissimi ricordi di quegli anni, andavamo talmente in fretta che non c’era neanche il tempo di metabolizzare la vita vissuta Del resto ci sono poche foto di quegli anni, un rullino da 24 doveva durare almeno un’intera estate, e i ritratti familiari in occasione dei sacramenti religiosi sono poco rappresentativi di quegli anni. Nonostante la presenza di console tecnologicamente avanzate per utilizzo domestico come il Commodore 64 non riuscivamo a stare a casa più di tanto, e non temevamo affatto il caldo di agosto.

Per cui ci inventavamo di tutto per stare fuori senza annoiarsi, eravamo un po’ dei Goonies prima ancora che uscisse il film dei Goonies Un pomeriggio ci vengono a trovare degli zii, e mio cugino ci invita a recarci in una campagna un po’ distante da casa per raccogliere delle mandorle che la nonna avrebbe trasformato nel suo squisito latte di mandorla Quello che allora non sapevo e che effettivamente stessi rubando, l’ho capito solo più di 10 anni dopo, quando ho lavorato per un breve periodo per raccogliere le mandorle e mi era stato detto che c’erano dei delinquenti che addirittura le andavano a rubare.

Dopo un’ora di camminata siamo arrivati in questo posto dove c’erano diversi alberi pieni di mandorle e mio cugino organizza “la squadra”, i ruoli di ciascuno. Mio cugino avrebbe scosso gli alberi, io e mio fratello saremmo stati chinati a raccogliere tutte le mandorle che sarebbero cadute. Mio fratello però è figlio unico, non poteva accettare l’umile ruolo di raccoglitore, ed essendo un creativo decise che avrebbe lanciato dei grossi sassi (mazzacani in siciliano) sugli alberi, cosi sarebbero cadute altre mandorle, un bottino più proficuo, che solo io avrei raccolto Insomma, un WIn Win.

E in effetti, ogni tanto, quando i sassi che lanciava riuscivano a raggiungere i rami cadevano anche una o due mandorle. Le mie proteste sulla ingiustizia e pericolosità della sua proposta vennero subito respinte, mio cugino fece come la Svizzera, non volle interferire in questa bega fra fratelli e quindi la gerarchia imponeva che io accettassi il volere del fratello maggiore. Ovviamente non ci volle molto tempo prima che uno di quei sassi mi colpi in testa, senti un dolore fortissimo, accasciai a terra e quando apri gli occhi vidi solamente sangue, molto sangue.

Capì meglio il termine di mazzacani. Ma il peggio doveva ancora venire, perché probabilmente mio cugino era consapevole che stessimo rubando, e quindi mi proibii di raccontare cosa era successo veramente quando avremmo raggiunto casa. Ci volle molto tempo, eravamo in the middle of nowhere e non c’erano cellulari o cabine telefoniche per chiedere di venirci a prendere. Quando arrivammo a casa avevo perso tanto di quel sangue che non riuscivo a stare in piedi, ma quello che temevo maggiormente erano le botte di mia madre, che per fortuna non era in casa. Mia zia mise la mia testa nella vasca da bagno per sciacquarla, ma io vedo solo sangue, tanto.

Mia mamma non credette alla versione ideata da mio cugino e dal creativo fratello, ovvero che ero inciampato sul pallone e sbattuto nel paraurti di un’auto targata Catania e che aveva anche 17 nel numero della targa Quindi arrivarono le botte, e la minaccia che ne sarebbero arrivate altre se non avessi smesso subito di piangere. In questi anni ho raccontato diverse volte questa storia a mio figlio, non so se ci ha mai creduto veramente, però la trovava divertente. Adesso ho realizzato di aver un buco in testa, che non avevo mai notato, è stata una sorpresa che si è palesata insieme alla calvizie. Il primo pensiero è stato quello di fotografarlo e inviarlo a mio fratello, che mi ha risposto: “sembra dovuto a qualcosa piovuto dall’alto”.


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