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Piattaforma per cambiare l’Italia e fermare il riarmo

Un tentativo di risposta della società civile e la rivendicazione del diritto allo sciopero

di Piero Buscemi - mercoledì 19 novembre 2025 - 605 letture

Una reazione era necessaria, se non addirittura obbligata. In un periodo storico che denota una precarietà del futuro, poggiato su basi fatiscenti, tra ennesimi focolai di guerre ingiustificate, condizioni economiche delle famiglie instabili, stipendi che non riescono a coprire la cavalcante inflazione che sta sminuendo, anno per anno, il potere d’acquisto delle buste paghe, la discussa ma mai risolta questione sul salario minimo, che già l’auspicio di 9 euro l’ora sembra già anacronistico.

Un attacco costante e quotidiano alle parti sociali che provano ad immaginare una società italiana più equa e consolidata ai diritti minimi ed essenziali che questo mondo moderno impone ai vari strati sociali. Una forma di controllo dittatoriale da parte del governo sull’espressione di pensiero e di comunicazione, sempre più nelle mani di un’informazione coatta e votata al principio del "quieto vivere" e, soprattutto, mai contro la politica che ci governa.

Le regole sul diritto allo sciopero, legate ad obsolete norme risalenti ad oltre 35 anni fa, con la forte limitazione che impone un vincolo di 24 ore massimo per scioperare. Le morti quotidiane sui posti di lavoro, uno stillicidio di vite innocenti che sembrano fare a gara con le statistiche degli omicidi familiari, gli inflazionati femminicidi per intenderci, in un macabro ed incivile soccombere di vittime che sembra non avere mai fine.

I soldi, così numerosi da non riuscire neanche ad immaginare con quanti zeri scriverli, spesi o meglio, buttati nella cultura bellica del riarmo, come se la vita umana fosse una voce del bilancio economico dell’assurdo. Acquisti di armi come se non ci fosse un domani, come direbbe qualcuno per irrorare la pillola di una consolidata autodistruzione.

Strutture scolastiche fatiscenti, in ogni latitudine del Paese. Strade colabrodo che hanno costretto gli addetti ai lavori a tracciare mappe virtuali per segnalare le buche, prendendo ispirazione ai navigatori virtuali di serie sulle nostre auto. Catastrofi ambientali che, fino a qualche decennio fa, strumentalmente erano associate all’incuria e alla mala gestione del territorio del sud Italia, per riscoprirsi tutti come precari di un dissesto che miete altre vittime di un’instabilità dei nostri territori.

L’alibi e la disumana colpevolizzazione dello straniero, a giustificare tutte le lacune sociali di un’Italia che arranca su qualsiasi livello, propagandando efficienza e cultura del vivere alle quali, forse, non credono neanche più coloro che inneggiano al "Made in Italy" da esportare oltre confine.

Il procrastinare continuo di un’ipotetica età consona al pensionamento dopo decenni di lavoro. La falsa teoria della speranza di vita che, nella realtà, ha solo creato un’altissima percentuale di anziani bisognosi di cure e di assistenze, mentre centinaia di migliaia di giovani speranzosi e disoccupati "scappano" dal nostro Paese, spesso per non farci più ritorno.

Il diritto alle cure, sempre più privatizzato e trasformato in un lusso per pochi, in piena ispirazione statunitense, trasformando una tutela in un privilegio per pochi.

Tanti, troppi motivi per provare a dare una risposta democratica a chi sottovaluta tutto questo, a chi si concentra ad ossequiare politici guerrafondai, nuovi faraoni del terzo millennio, sognanti e pretenziosi a lasciare il proprio nome su un mattone di un’inutile costruzione tra la Sicilia e la Calabria.

Il sindacato USB, riunitosi lo scorso 1° novembre in assemblea nazionale a Roma, ha proclamato lo sciopero generale per il 28 novembre e successiva manifestazione il 29. Da questo incontro tra le delegate e i delegati USB è stata redatta la Piattaforma di proposte per cambiare l’Italia e fermare il riarmo, documento in allegato a questo articolo.

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