Persone: Turi Sanfilippo, operaio e parlamentare del PCI
È morto Salvatore “Turi” Sanfilippo, operaio del polo chimico di Priolo, poi dirigente sindacale e infine nel 1983 e nel 1987 eletto parlamentare comunista.
Il Partito Comunista Italiano portava nei parlamenti nazionali e regionali tanti braccianti, contadini e operai.
Solo nella mia Città, a Lentini, portò nel parlamento regionale Mario Strano, Guido Grande e Mario Bosco. E poi a Siracusa, appunto, portò Turi Sanfilippo nella Camera dei Deputati.
Ma accadeva anche in migliaia di Comuni italiani. Solo per citare la mia zona, l’operaio Mario Bosco è stato Sindaco di Lentini e il contadino Ciccio Guercio lo fu di Carlentini.
In Consiglio Comunale a Lentini sedevano accanto a me i braccianti Paolo di Falco e Turi Bifera, e, prima di loro, Ciccio Ciciulla.
Franco Battiato avrebbe detto che era un modo “per non perdere il contatto con la terra”, con le proprie radici.
E, in effetti, il Partito Comunista Italiano in tal modo non solo portava la lotta di classe nelle istituzioni, ma elevava la classe operaia a un ruolo di governo complessivo della Società italiana.
Ed è meglio stendere un velo pietoso di silenzio su ciò che accade oggi in quelli che - senza neanche vergognarsene un po’ - si auto definiscono gli eredi di quel Partito. E infatti in tanti ce ne siamo andati e ce ne manteniamo accuratamente lontanissimi.
Il mio primo incontro con Turi fu quando io avevo 16 anni e lo invitai a un’assemblea studentesca al Liceo Scientifico di Lentini per spiegarci le ragioni della durissima lotta che gli operai stavano conducendo da settimane nella zona industriale di Priolo. Penso che sia stata l’unica volta nella quale gli operai sono saliti in cattedra in un’assemblea di Liceo a Lentini.
Mi ricordo ancora l’effetto che fece l’ingresso suo e degli altri compagni operai in tuta blu nell’aula magna del Liceo.
E mi ricordo anche il rimprovero del mio Preside, il grande intellettuale Sebastiano Addamo (in verità avevo organizzato il tutto con la complicità del vice Preside, il caro compagno professor Pippo Moncada). Ma era solo un rimprovero di facciata, giusto per dare “soddisfazione” alle famiglie democristiane e di destra (medici, avvocati, commercianti di agrumi, imprenditori) che mi avevano accusato di voler infarcire le “ancora giovani menti” dei loro figli con l’ideologia degli operai…
Da “adulto” i rapporti con Turi furono invece non proprio idilliaci, soprattutto quando io divenni dirigente e funzionario della Federazione Provinciale del Partito. Più di tutto ci divise la fase sul cambio del nome del Partito. Io stavo con Occhetto e D’Alema, mentre lui stava con Cossutta, Tortorella e Ingrao. E furono battaglie epiche nelle varie assemblee dei comuni della provincia dove eravamo stati chiamati a relazionare sulle opposte tesi.
Col senno di poi posso oggi dire che avevano ragione Turi e quelli che la pensavano come lui; però non ho mai avuto il modo di dirglielo. Peccato.
Condoglianze alla sua famiglia.
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