Persone: Lea Massari, attrice
Il 23 giugno a Roma è morta l’attrice italiana Lea Massari, interprete di molti film italiani e francesi degli anni Sessanta e Settanta, tra cui L’avventura di Michelangelo Antonioni, Soffio al cuore di Louis Malle e Allonsanfàn di Paolo e Vittorio Taviani. Massari, che aveva 91 anni e da tempo era in cattive condizioni di salute per via di una caduta, aveva smesso di lavorare nel cinema nel 1990, a 57 anni. La notizia della sua morte è stata diffusa mercoledì dal Messaggero.
Nata a Roma, aveva esordito nel film del 1954 Proibito, di Mario Monicelli, ed era considerata un’attrice da registi “intellettuali”: in Italia lavorò anche con Dino Risi, Nanni Loy e Giuseppe Bertolucci, mentre in Francia, dove era particolarmente apprezzata, con Claude Sautet, René Clément e Pierre Granier-Deferre. Per Soffio al cuore, uscito nel 1971, fu denunciata per corruzione di minorenne perché nel film interpretava una donna che ha un rapporto incestuoso con il figlio adolescente: fu poi assolta dall’accusa. Lea Massari era un nome d’arte, il suo vero nome era Anna Maria Massatani.
Lea Massari, intensa interprete drammatica per grandi registi come Mario Monicelli, Sergio Leone, Michelangelo Antonioni e Dino Risi ed elegante ed aristocratica protagonista degli sceneggiati in bianco e nero della Rai, è morta all’età di 91 anni nella sua casa di Roma. La notizia della scomparsa dell’attrice, avvenuta lunedì 23 giugno, è stata diffusa a funerali avvenuti, in forma strettamente privata, nella cattedrale di Sutri in provincia di Viterbo, a cui ha fatto seguito la sepoltura nel cimitero comunale, dove la famiglia possiede una cappella. Da più di trent’anni l’attrice si era ritirata dalle scene e dalla vita pubblica.
Massari, nata all’anagrafe come Anna Maria Massatani a Roma il 30 giugno 1933 durante l’adolescenza seguì il padre ingegnere vivendo in Spagna, Francia e Svizzera. Ha ottenuto nel corso della sua carriera trentennale il gradimento di un vasto pubblico, in Italia ma anche all’estero, in particolare in Francia dove ha recitato accanto a Jean Paul Belmondo, Yves Montand, Jean Louis Trintignant e Michel Piccoli. Lea Massari vinto un David di Donatello come migliore attrice per le sue interpretazioni in “Una vita difficile” di Dino Risi e in “I sogni muoiono all’alba”, entrambi apparsi nel 1961, e due volte il Nastro d’Argento come migliore attrice non protagonista per “La prima notte di quiete” (1972) e “Cristo si è fermato a Eboli” (1978).
E’ morta Lea Massari, diva discreta e icona del cinema: stava per compiere 92 anni
Nata il 30 giugno del 1933. E’ stata intensa interprete drammatica per grandi registi come Mario Monicelli, Sergio Leone, Michelangelo Antonioni e Dino Risi
L’attrice Lea Massari, intensa interprete drammatica per grandi registi come Mario Monicelli, Sergio Leone, Michelangelo Antonioni e Dino Risi ed elegante ed aristocratica protagonista degli sceneggiati in bianco e nero della Rai, è morta all’età di 91 anni nella sua casa di Roma.
La notizia della scomparsa, avvenuta lunedì 23 giugno, è stata diffusa oggi dal "Messaggero" a funerali avvenuti, in forma strettamente privata, nella cattedrale di Sutri (Viterbo), a cui ha fatto seguito la sepoltura nel cimitero comunale, dove la famiglia possiede una cappella. Da più di trent’anni l’attrice si era ritirata dalle scene e dalla vita pubblica.
Dotata di una bellezza evidente ma non esibita, esente da ogni tentazione di divismo a causa del suo temperamento riservato, Massari ha ottenuto nel corso della sua carriera trentennale il gradimento di un vasto pubblico, in Italia ma anche all’estero, in particolare in Francia dove ha recitato accanto a Jean Paul Belmondo, Yves Montand, Jean Louis Trintignant e Michel Piccoli. Lea Massari vinto un David di Donatello come migliore attrice per le sue interpretazioni in "Una vita difficile" di Dino Risi e in "I sogni muoiono all’alba", entrambi apparsi nel 1961, e due volte il Nastro d’Argento come migliore attrice non protagonista per "La prima notte di quiete" (1972) e "Cristo si è fermato a Eboli" (1978).
Nata all’anagrafe come Anna Maria Massatani a Roma il 30 giugno 1933 ("sono venuta alla luce nel quartiere di Monteverde Vecchio e sono cresciuta tra Prati e Parioli, quando era ancora campagna", raccontò in un’intervista) durante l’adolescenza seguì il padre ingegnere vivendo in Spagna, Francia e Svizzera. Tornata a Roma, si iscrisse alla Facoltà di Architettura e per mantenersi agli studi intanto lavorava come indossatrice e collaborava con lo scenografo e costumista Piero Gherardi, amico di famiglia, che l’avvicinò al mondo del cinema. Nel 1954 ottenne casualmente il suo primo ruolo cinematografico in "Proibito" di Mario Monicelli, riduzione del romanzo "La madre" di Grazia Deledda, recitando con Mel Ferrer e Amedeo Nazzari. A 22 anni, in occasione del suo esordio sul grande schermo, assume un nome d’arte in memoria del fidanzato Leo con cui avrebbe dovuto sposarsi, ma che morì a causa di un tragico incidente poco prima delle nozze.
La notorietà arrivò nel 1957 con il personaggio della giovane sposa nel film "I sogni nel cassetto" di Renato Castellani. Michelangelo Antonioni la scelse per "L’avventura" (1960), dove interpreta Anna, colei che misteriosamente scompare sull’isola, accanto alla malinconica Monica Vitti (Claudia). Dopo aver lavorato nel drammatico "La giornata balorda" (1960) di Mauro Bolognini, Massari recitò "Una vita difficile" (1961) di Dino Rosi, dove disegnò mirabilmente l’innamorata e sensibile moglie Elena Pavinato, figlia della proprietaria dell’albergo, che uccide un nazista e salva così quel Silvio Magnozzi, combattente partigiano, interpretato da Alberto Sordi.
Il teatro è stata una costante presenza nell’attività lavorativa di Lea Massari, dove debuttò nel 1960 con "Due sull’altalena" di William Gibson diretta Arnoldo Foà. Memorabili le sue recite in "Il cerchio di gesso del Caucaso" di Bertolt Brecht, per la regia di Luigi Squarzina (1974) e "Sarah Barnum" di John Murrell, per la regia di Georges Wilson (1981). In teatro ebbe un forte successo con "Rugantino" (1962) di Pietro Garinei e Sandro Giovannini, che le affidarono la debuttante Rosetta della commedia musicale accanto a Nino Manfredi, Aldo Fabrizi e Bice Valori.
Fonte: RaiNews.
CHE BELLA CHE ERA LEA MASSARI / di Marco Giusti
Che bella che era Lea Massari. Certo. Se la doveva vedere con star del calibro di Sophia Loren, Claudia Cardinale, Virna Lisi, Monica Vitti, per pensare solo alle star italiane, ma Lea Massari aveva una sua luce particolare. Ci sembrava meno popolare, più trasgressiva, più elegante e sexy di quasi tutte. E non aveva alle spalle un marito o un amante potente produttore che la imponeva ai registi.
Al punto che negli anni ’70 preferì girare in Francia, dove era molto amata, e la chiamavano Massarì, alla francese, come Michel Piccoli. Un percorso, non sempre facile, che inizia da ragazzina con “I sogni nel cassetto” di Renato Castellani, dove era la fidanzatina ideale dei ragazzi italiani, e finisce, diciamo, con “Allonsanfan” dei Taviani, dove torna tra le braccia di Marcello Mastroianni, qui pavido e traditore come tutti i maschi, per una notte d’amore.
A vederli insieme sembra che abbiano girato chissà quanti film insieme. E invece no. Anche se Lea Massari, prima dell’arrivo di Anouk Aimée, doveva essere la moglie di Marcello in “8 ½”. Magari la sua carriera sarebbe cambiata. Chissà. In mezzo a questi due film, “I sogni nel cassetto” e “Allonsanfan”, che legano la generazione dei nostri fratelli maggiori alla nostra, troviamo titoli di grande qualità e grandi successi popolari, “Il Rugantino” con Nino Manfredi e Aldo Fabrizi a teatro, “I Karamazov” e “Anna Karenina” in tv.
Perché Lea Massari, romana di Monteverde, che se è andata, nella sua casa dei Parioli, a 91 anni, dopo qualcosa più di trent’anni di ritiro dalle scene, aveva girato film di qualità con tutti i registi italiani e francesi, a fianco di tutte le grandi star maschile del dopoguerra. Da “Una vita difficile” di Dino Risi con Alberto Sordi, dove è una moglie meravigliosa e sempre dalla parte giusta dell’italiano medio che troverà coraggio solo alla fine del film, a “L’avventura” di Michelangelo Antonioni con Gabriele Ferzetti e Monica Vitti, dove è l’amica scomparsa di Ferzetti.
Da “Il colosso di Rodi” di Sergio Leone con Rory Calhoun a “Le soldatesse” e “La prima notte di quiete” di Valerio Zurlini con Alain Delon. Da “Proibito” di Mario Monicelli con Mel Ferrer a “L’amante” di Claude Sautet con Michel Piccoli e Romy Schneider. Toccò poco, ma bene, la televisione, con sceneggiati di grande successo, come “Marianna Sirca”, “Anna Karenina”, “I fratelli Karamazov” o “I promessi sposi”, dove fu una memorabile Monaca di Monza.
Di solito doppiata nei film italiani, da attrici come Adriana Asti, Valeria Valeri, Lydia Simoneschi, Rita Savagnone, e non capiamo francamente perché, magari aveva una voce un po’ particolare, era molto amata in Francia, dove fece film importanti e sempre con la voce sua. Colme “Colpo al cuore” di Louis Malle, che fece scandalo, una storia di incesto tra una madre e un figlio che le procurò l’accusa di oscenità, “Il ribelle di Algeri” con Alain Delon, “La femme en bleu” di Michel Deville, “La corsa della lepre attraverso i campi” di René Clement, “Il poliziotto della brigata criminale” con Jean-Paul belmondo, “Caccia al montone”, “Un battito d’ali dopo la strage”.
Nata come Anna Maria Massatani a Roma, di buona famiglia, padre ingegnere, una gioventù passata tra Spagna, Svizzera, Francia, aveva studiato architettura, quando venne notata come modella da Piero Gherardi, costumista e scenografo, che la propose a Mario Monicelli come giovane protagonista da affiancare a Amedeo Nazzari e Mel Ferre in “Proibito”, proto-western girato in. Sardegna.
Ma il pubblico la amò di più in “I sogni nel cassetto” di Renato Castellani, dove prese il nome di Lea in onore del su opromesso sposo Leo, morto in un incidente di macchina, e dove è doppiata da Adriana Asti. La conferma del suo talento arriva con i film successivi, “L’avventura” di Michelangelo Antonioni, “La giornata balorda” di Mauro Bolognini, “Una vita difficile” di Risi, “le quattro giornate di Napoli” di Nanni Loy.
Perde il ruolo di moglie del protagonista, Marcello Mastroianni, in “8 ½” di Federico Fellini. Ruolo che andrà a Anouk Aimée, bellezza, come quella della Massari, sofisticata, alto borghese. Proprio sul set di “Allonsanfan” la Massari ricordò la storia di “8 ½”: “Fellini mi aveva fatto un provino imponendomi un seno finto enorme, una gonna di pesante panno beige, una parrucca nera alla Sofonisba. Tutto andò benissimo e Fellini disse che era bellissima. Ma ancora vorrei chiedergli perché il film non me lo fece fare”.
Alla fine degli anni ’60, si scontrò col mondo del cinema italiano, dichiarando alla stampa che era impossibile avere ruoli per chi non avesse fatto parte “del cinema a conduzione coniugale". I riferimenti erano chiari. La Massari, sposata con il pilota di aerei Carlo Bianchini, non aveva un marito produttore del peso di Carlo Ponti o Dino de Laurentiis o Franco Cristaldi. Così doveva accontentarsi di ruoli minori, western, come il curioso “lo voglio morto” di Paolo Bianchini con Craig Hill. O della Francia
Dove però diventa una vera e propria star negli anni ’60 e soprattutto ’70. Gira con Yves Montand, Delon, Belmondo, Piccoli, Ventura, Bouquet, Bozzuffi. Tra i suoi film internazionali ricordiamo anche “La città prigioniera” di Joseph Anthony con Ben Gazzara e “Questo impossibile amore” di John Frankenheimer con Alan Bates e Dominique Sanda. Vince molti premi, un David per il modesto “I sogni muoiono all’alba" di Cras e Craveri dalla commedia anti-comunista di Indro Montanelli, una une Étoile de Cristal per “La corsa della lepre attraverso i campi” di René Clément, un Ruban d’argent per “Cristo si è fermato a Eboli” di Francesco Rosi.
Negli anni ’80 inizia a girare meno film, la ricordiamo in “Segreti, segreti” di Giuseppe Bertolucci, e un “Viaggio d’amore” di Ottavio Fabbri con Omar Sharif e Ciccio Ingrassia che è il suo ultimo film. Basta così. A 57 anni si ritira per sempre dal mondo dello spettacolo. Personalmente la ricordo in una cerimonia dei Telegatti, credo nel 1989. Seduta accanto a me e a Enrico Ghezzi, autori di Blob. Ancora stupenda.
Fonte: Dagospia.
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