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Persone: António Lobo Antunes, scrittore portoghese

Più volte candidato al Premio Nobel. "Voce potente e inconfondibile ha raccontato la memoria, la guerra, il dolore e le contraddizioni dell’animo umano". Era psichiatra, aveva partecipato alla guerra coloniale in Angola.

di Redazione Antenati - giovedì 5 marzo 2026 - 587 letture

È morto António Lobo Antunes: grande scrittore portoghese, voce della letteratura europea

La violenza e l’ingiustizia del dominio coloniale, l’inadeguatezza dello Stato a recepire il cambiamento della “Rivoluzione dei Garofani”. È morto a 83 anni António Lobo Antunes, più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura, secondo molti il più grande scrittore portoghese in attività. Ad annunciare il decesso un portavoce della casa editrice portoghese Leya. Le sue opere, tradotte in più di 15 lingue, lo hanno reso uno dei più influenti autori europei della sua epoca. Come si legge sul sito dell’Istituto della cooperazione e della lingua Camões “nel corso della sua carriera, è stato ripetutamente citato come uno dei grandi nomi della narrativa in lingua portoghese, ottenendo riconoscimenti sia in Portogallo che a livello internazionale. Il suo stile di scrittura distintivo – denso, frammentato e incentrato sulla memoria – ha contribuito a renderlo uno degli autori più influenti”.

Lobo Antunes era nato il primo settembre 1942 a Lisbona, figlio di un noto neurologo. Psichiatra, partecipò alla guerra coloniale in Angola tra il 1971 e il 1972, un’esperienza che aveva più volte rievocato soprattutto nelle sue prime opere senza risparmiare una classe politica sprezzante, protagonista di ingiustizie e retorica nazionalista. Dopo una decina d’anni da psichiatra all’Ospedale Miguel Bombarda di Lisbona, si era dedicato completamente alla scrittura. Il suo romanzo d’esordio era stato pubblicato nel 1979, Memória do Elefante.

Feltrinelli ed Einaudi hanno pubblicato in Italia molte sue opere tra cui Trattato delle passioni dell’anima, L’ordine naturale delle cose, La morte di Carlos Gardel, Che farò quando tutto brucia?, Buonasera alle cose di quaggiù, In culo al mondo, Lettere dalla guerra, Spiegazione degli uccelli, Arcipelago dell’insonnia, Non è mezzanotte chi vuole, Lo splendore del Portogallo e Sopra i fiumi che vanno, Le navi, “Manuale degli inquisitori“, Esortazione ai coccodrilli.

Lobo Antunes aveva ricevuto numerosi riconoscimenti letterari tra cui il Premio Camões, massimo riconoscimento per gli scrittori di lingua portoghese assegnato dai governi di Portogallo e Brasile, nel 2007; il Premio europeo di letteratura nel 2001, il Premio France Culture nel 1998; il Premio Juan Rulfo nel 2008, il Premio Bottari Lattes Grinzane 2018, sezione La Quercia, e il premio Premio Internazionale Nonino. “La prosa del narratore lusitano è il canto struggente di un ribelle senza pace che polifonicamente distrugge la sintassi. Uno scrivere dove violenza e malinconia sono immerse in una solitudine metafisica e si intrecciano. Una marea incessante di morte e follia annegate in un crudo realismo, acide passioni inconfessate di un naufragio simbolo del nostro simulacro di felicità”.

La sua formazione aveva influito moltissimo sulla sua narrazione, particolarmente apprezzato il suo stile che rispetto a diverse opere lui stesso non aveva esitato a definire polifonico. La Repubblica portoghese lo ha decorato con il Gran Collare dell’Ordine di San Giacomo della Spada nel 2004 e, nel 2019, con l’Ordine della Libertà. La Francia gli ha conferito il grado di Commendatore dell’Ordine delle Arti e delle Lettere nel 2008. L’Istituto Camões ha una Cattedra a lui intitolata, inaugurata nell’ottobre 2018. Il protocollo di cooperazione era stato firmato tra l’Università degli Studi di Milano e l’Istituto Camões, e alla sessione ha partecipato lo scrittore, che ha tenuto una lezione. “Con una voce potente e inconfondibile ha raccontato la memoria, la guerra, il dolore e le contraddizioni dell’animo umano, trasformando ogni romanzo in un viaggio nella coscienza e nella storia del nostro tempo. Oggi lo salutiamo con gratitudine. Le sue parole continueranno a vivere nelle pagine dei suoi libri e nei lettori che le porteranno con sé”, il cordoglio di Feltrinelli.

fonte: L’Unità.


Addio al "rivoluzionario" Antonio Lobo Antunes, scrittore e medico che raccontò un altro Portogallo

Si è spento a Lisbona, la sua città, a 83 anni, dopo aver narrato le esperienze vissute da psichiatra nelle colonie portoghesi in Africa

“Rivoluzionario” è una delle parole che ritornano più spesso in queste ore sulla stampa portoghese per parlare di António Lobo Antunes, tra i più importanti romanzieri lusitani contemporanei (secondo solo a Josè Saramago), morto oggi a 83 anni a Lisbona, la sua città.

Medico psichiatra, veniva dal quartiere borghese di Benfica, a sua volta figlio di un affermato neurologo. Lobo Antunes si era da poco laureato in Medicina quando fu distaccato come medico militare in Angola, all’epoca colonia portoghese, su uno dei vari fronti delle guerre che il regime dittatoriale di Salazar combatté nei territori africani ribelli fino al 1974. Un’esperienza che, vien quasi da dire, Lobo Antunes visse per raccontarla, giacché proprio lui dichiarò in un’intervista: “Non mi andava di morire in guerra perché ero sicuro che avrei scritto libri come nessuno aveva mai scritto prima”.

E sarà proprio l’esperienza della guerra e del ritorno a casa da reduce a ispirare molti dei suoi romanzi, tutti pubblicati già in democrazia. Quello d’esordio, Memoria da elefante, venne respinto da diversi editori prima di uscire, con grande successo, nel 1979, quasi in simultaneo con un altro suo importante libro sulla guerra d’Africa, In culo al mondo, che in Italia sarà tradotto da Maria José de Lancastre per Einaudi.

Seguiranno decine di altri titoli: Conoscenza dell’inferno, Le navi (che rivede la storia imperiale del Portogallo alla luce del dramma dei retornados, i portoghesi che negli Anni ’70 dovettero lasciare in fretta le colonie), Trattato delle passioni dell’anima, Lo splendore del Portogallo (titolo che ironizza su un verso dell’inno nazionale per raccontare un’altra storia di alienazione). Fino all’ultimo, La vastità del mondo, uscito nel 2022 e seguito un anno dopo da un’altra delle sue raccolte di articoli pubblicati regolarmente sui periodici e che erano piccoli pezzi narrativi, veri laboratori per le sue storie maggiori.

“Esigente, ossessivo, laborioso, geniale” scrive di lui oggi il settimanale Expresso. Abbandonò presto la professione di psichiatra per dedicarsi esclusivamente alla scrittura, ma a lungo continuò a tenersi riservato un piccolo studio nel “suo” ospedale psichiatrico, a Lisbona, quasi a voler rimanere vicino alle pieghe più nascoste e dolorose della mente umana, che ha saputo restituire in uno stile espressionista e una lingua densa e complessa, ricorrendo spesso al monologo interiore, al flusso di coscienza e a piani narrativi sovrapposti.

Uno stile che ha fatto di António Lobo Antunes uno degli autori portoghesi maggiormente letti e tradotti nel mondo. Più volte candidato al Nobel, che però non ha mai vinto, ha tuttavia ricevuto numerosi premi letterari internazionali, fra cui il Camões nel 2007 (massimo riconoscimento per gli scrittori di lingua portoghese),il Premio europeo di letteratura nel 2001, il premio Juan Rulfo nel 2008 e in Italia il Bottari Lattes-Grinzane, nel 2018. Il Consiglio dei ministri ha decretato il 7 marzo giornata di lutto nazionale, mentre il presidente della Repubblica ha annunciato che gli conferirà, a titolo postumo, il Gran Collare dell’Ordine di Camões, la più alta onorificenza riservata a chi ha reso servizi rilevanti alla diffusione della lingua portoghese nel mondo.

Al cordoglio generale si unisce anche la società sportiva del Benfica, che lo definisce “uno dei più illustri sostenitori del club”. In una delle sue dichiarazioni più discusse, capace com’era di scatenare accese polemiche su temi controversi, ebbe a dire che in guerra, laggiù in Africa, uno dei momenti in cui si otteneva il cessate il fuoco era quando giocava il Benfica e tutti, da una parte e dall’altra della barricata, si attaccavano alla radiolina per seguire la squadra che portava il nome del quartiere in cui era nato e cresciuto.

Fonte: RaiNews.

Fonte: ANSA.


È morto António Lobo Antunes, uno dei più importanti scrittori portoghesi contemporanei

È morto a Lisbona all’età di 83 anni António Lobo Antunes, considerato uno dei più importanti scrittori portoghesi contemporanei insieme a José Saramago. Era famoso anche all’estero e molti dei suoi libri erano stati tradotti in varie lingue, compreso l’italiano. È stato uno scrittore assai prolifico, avendo scritto una trentina di romanzi, ma anche alcuni saggi e raccolte di poesia.

Tra le sue opere più famose in Italia c’è In culo al mondo, il suo secondo libro (pubblicato in originale nel 1983), che racconta del periodo tra il 1971 e il 1973 in cui fu medico militare in Angola, all’epoca colonia portoghese. Il libro è il secondo capitolo di una trilogia sulla sua esperienza in Angola, che gli permise di affermarsi come scrittore.

Lobo Antunes era nato nel 1942 a Benfica, un quartiere di Lisbona, e faceva parte di una famiglia dell’alta borghesia della città: suo padre era un medico e possedeva molti libri, anche per questo Lobo Antunes cominciò a leggere sin da bambino. Tra le esperienze che più influenzarono la sua scrittura ci furono l’attività di psichiatra e la partecipazione alla guerra coloniale portoghese. Dopo aver scritto vari libri di grande successo, nel 1985 smise di fare il medico per dedicarsi unicamente all’attività di scrittore.

Fonte: Il Post.


Addio Lobo Antunes, lo scrittore che tentò di dare forma all’indicibile / di Eugenio Giannetta

«Ogni libro che scrivo, per me continua a essere un mistero. Non faccio un programma in anticipo, si costruisce da solo nonostante me, come se io fossi un intermediario tra la voce che detta parola per parola quello che sto scrivendo. Poi, un po’ alla volta, mi rendo conto che il libro ha una sua logica interna, che comunque non è la mia logica, e per me in effetti è molto strano, perché mi domando ogni volta: da dove proviene tutto ciò? Chi è che mi soffia dentro le orecchie le parole che sto scrivendo?». Anni fa, precisamente nel 2018, lo scrittore portoghese António Lobo Antunes disse queste parole al Teatro Busca di Alba, in occasione della proclamazione dell’ottava edizione del Premio Bottari Lattes Grinzane, di cui era stato decretato vincitore con questa motivazione: «Dal suo esordio alla fine degli anni Settanta fino a oggi, attraverso ventotto romanzi e cinque libri di cronache, non ha mai smesso di cercare le parole per ciò che comunemente definiamo indicibile». Ora che António Lobo Antunes è morto – a 83 anni a Lisbona – è lecito chiedersi in che modo la sua scrittura, le pagine che ha lasciato, continueranno a cercare di dare forma a quell’indicibile. E poiché la letteratura non smette mai di interrogarsi e non smette mai di produrre “segni”, è curioso che nel 2024, intervistando l’autore norvegese Jon Fosse, fresco di Nobel per la letteratura (quel Nobel per cui Lobo Antunes è stato spesso considerato favorito, senza mai raggiungerlo, vincendo però tanti altri premi internazionali, fra cui il Camões nel 2007 – massimo riconoscimento per gli scrittori di lingua portoghese –, il Premio europeo di letteratura nel 2001, il Juan Rulfo), disse qualcosa di simile al portoghese: «Quando scrivo non ho un piano prestabilito in testa. Quando ho iniziato a scrivere Settologia non ho sentito il bisogno di mettere punti a lungo, le frasi proseguivano come un fiume, collegate come da connettori. Durante la scrittura mi sono poi trovato in una situazione per cui avevo un inizio alle spalle, non sapevo cosa ci sarebbe stato dopo, ma ho avuto come l’impressione che già esistesse quello che sarebbe venuto e il mio compito fosse solo di concretizzare, trascriverlo. È stato come ricevere un dono dall’alto».

Ragioniamo quindi per “connettori”: un Nobel sfiorato e uno agguantato, un dono dall’alto che «soffia» dentro le parole e l’assenza di punti che slegano la dimensione del tempo, la diluiscono. Anche Lobo Antunes infatti ha utilizzato spesso questa vertigine stilistica, non come vezzo ma una precisa scelta narrativa legata proprio alla rappresentazione della memoria: «Esiste il passato? – si chiedeva in quel di Alba – o c’è soltanto un lungo presente che contiene presente, passato e futuro?». Nelle sue opere più recenti (in Italia molte pubblicate da Feltrinelli), come per esempio Non è mezzanotte chi vuole, il romanziere portoghese, figlio di un affermato neurologo e con una formazione da psichiatra, scrive attraverso frammenti, ricordi che si sovrappongono, pur restando lineari. E a proposito di linearità, facciamo un passo indietro, dall’infanzia, dove ha raccontato che se lui o i suoi fratelli stavano male il papà leggeva loro Oscar Wilde, De Amicis e altri. È lì che scopre quanto i libri potevano essere affascinanti, ed è proprio nei libri che nasce la passione per la scrittura: «Per me – diceva – il libro è un essere vivente, ha i suoi sentimenti, le sue emozioni, le sue preferenze. A casa dei miei genitori c’erano molti libri, da piccolo a volte mi svegliavo nel cuore della notte e passavo davanti alla sala con la libreria. Lì ho scoperto che i cattivi libri dormivano, quelli belli mi guardavano». Addirittura – poiché ha partecipato come medico militare alla guerra coloniale in Angola (1971-1973) su uno dei vari fronti delle guerre che il regime dittatoriale portoghese combatteva allora in Africa (esperienza presente nelle sue opere) – racconta che anche lì, in quel luogo di morte, solitudine e svelamento della fragilità dell’individuo, cercava di farsi mandare i nuovi romanzi che scappavano dalle maglie della censura dal Portogallo. È dall’esperienza della guerra e della vita da reduce che si ispira per alcuni suoi romanzi, a cominciare da quello di esordio, nel 1979, Memoria da elefante per poi proseguire con In culo al mondo (Einaudi), Conoscenza dell’inferno e altri celebri titoli, fra i quali Le navi, Trattato delle passioni dell’anima, Lo splendore del Portogallo, tutti scritti con una lingua che ricorre spesso al monologo interiore, al flusso di coscienza. E a proposito di flusso di coscienza, nel 2014 vinceva il Premio Nonino con questa motivazione: «La prosa del narratore lusitano è il canto struggente di un ribelle senza pace che polifonicamente distrugge la sintassi. Uno scrivere dove violenza e malinconia sono immerse in una solitudine metafisica e si intrecciano». Per scrivere buoni libri, aveva detto in effetti ad Alba, ci vuole pazienza e un po’ di coraggio; l’unica cosa che conta è «non rinunciare, continuare a lottare contro noi stessi e dire: ci riuscirò». Allora lì si compirà una sorta di immortalità dell’indicibile: «Un libro – concludeva – non è mai finito, è sempre definitivamente non finito, perché c’è sempre una virgola, un avverbio, un pronome in più o in meno, e potremmo passare la vita a correggere la stessa pagina infinitamente, e non ci fermeremmo mai». E questo ci dà motivo di continuare a leggere i suoi libri, anche ora che ci ha lasciati.

Fonte: Avvenire.


Lobo Antunes, António

Scrittore portoghese (n. Lisbona 1942). Unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi scrittori del Portogallo contemporaneo, la sua formazione da psichiatra ha influenzato moltissimo le metodologie della sua narrativa, concepita come un impietoso esame della realtà umana e della storia ed espressa attraverso una tecnica stilistica assolutamente peculiare, da lui stesso definita polifonica.

Vita e opere

Dalla professione di psichiatra, esercitata per oltre un decennio, ha tratto materiale e metodologie per una narrativa della memoria, in cui la rilettura del passato è funzionale all’impietosa analisi della contemporaneità. Alla sua esperienza (1971-73) della guerra coloniale in Angola è ispirato il romanzo d’esordio, Memória de elefante (1979), primo volume di una trilogia che include Os cus de Judas (1979) e Conhecimento do inferno (1980). Autore dalla scrittura accentuatamente metaforica, A. ha elaborato una tecnica da lui stesso definita polifonica, spostando il suo campo d’indagine dai mali del colonialismo (Fado alexandrino, 1983; As naus, 1988) alle lacerazioni della società portoghese: Explicação dos pássaros (1981); Auto dos danados (1985), romanzo faulkneriano sulla decadenza di una famiglia aristocratica durante la dittatura di Salazar; la cosiddetta trilogia di Benfica (Tratado das paixões da alma, 1990; A morte de Carlos Gardel, 1994; A ordem natural das coisas, 1992), ambientata nel popolare quartiere di Lisbona dove lo stesso autore ha trascorso la sua giovinezza. Ha quindi pubblicato O manual dos inquisidores (1996), O esplendor de Portugal (1997), Exortação aos crocodilos (1999), tre volumi che si propongono come un esame, quasi psichiatrico, del potere in Portogallo e della sua gestione. Da ricordare anche A história do hidroavião (1995), racconto per l’infanzia, e Crónicas (1995, 2002, 2006), tre raccolte di articoli apparsi su un quotidiano di Lisbona, e il romanzo Não entres tão depressa nessa noite escura (2000). Tra le sue opere successive vanno citate Que farei quando tudo arde? (2001), Boa tarde às coisas aqui em baixo (2003), Ontem não te vi em Babilónia (2006), O arquipélago da insónia (2008), Que cavalos são aqueles que fazem sombra no mar? (2009), Sôbolos rios que vão (2010), Quarto livro de crónicas (2011), Não é meia noite quem quer (2012), Até que as pedras se tornem mais leves que a água (2017), A última porta antes da noite (2018), A outra margem do mar (2019), Diccionario da linguagem das flores (2020).

Fonte: Treccani.



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