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Perché dobbiamo dirci, essere e sentirci Palestinesi, tutti

L’accanirsi con tanta brutalità e malvagità insopportabile contro i Palestinesi, ci chiama ad aiutare il popolo palestinese e ci impone di venire in soccorso dei palestinesi tutti.

di Massimo Stefano Russo - lunedì 28 luglio 2025 - 954 letture

Qualche settimana fa, nel recarmi presso la mia sede universitaria per svolgere gli esami di sociologia del corso di cui sono titolare i miei occhi e la mia attenzione sono stati attratti da una frase tracciata sul muro di una via, in tutta la sua semplicità, piena di affetto e desiderio: SEI BELLA COME LA PALESTINA LIBERA, sotto la bandiera palestinese. In queste parole sento che sta la pace intesa quale forza dell’amore, della speranza e della vita.

Continuo a pensare e riflettere sul senso, il significato di quel messaggio che per un attimo ho pensato anche di fotografare, per poi preferire lasciarlo impresso nei meandri della memoria umana soggettiva e ai suoi ricordi, invece che trasferirla nell’archivio digitale, freddo e rigido, della memoria artificiale. Un gesto di riguardo e rispetto, per un atto immaginato di ispirato amore che nel dichiararsi tale vuole essere e proporsi reale. Le informazioni, le notizie che arrivano dalla Palestina, dalla Striscia di Gaza hanno del disumano in tutta la loro brutale oscenità, inquietano il corpo e la mente, fanno sentire impotenti, schiacciati tra le vittime e i carnefici.

Per radio ho sentito della possibilità di domiciliarsi via mail nella Striscia di Gaza, cerco di capire come farlo e dove eleggere il domicilio (la parrocchia di Gaza-Chiesa della Sacra Famiglia?). Un atto simbolico piccolo, ma forte come l’esporre la bandiera palestinese, scelta disposta da ancor pochi edifici pubblici. Quanto accade a Gaza esprime la degenerazione e il degrado dell’essere umano. La barbarie va fermata. L’assedio rappresenta una forma di lotta tradizionale, tipica del mondo tribale nel voler mettere sotto attacco, sotto scacco la popolazione civile inerme, pienamente convinti di doverla annientare per fame e così sterminarla. Si pone l’obbiettivo di uccidere i soggetti più fragili e inermi, in primo luogo i bimbi soprattutto in tenera età, accompagnati dagli anziani, dagli ammalati, dalle donne, da quanti si ritrovano, senza scampo, tra la barbarie, il comando.

Ascolta Israele! è la preghiera rivolta quotidianamente al divino dagli ebrei che nell’avere fede e osservarla si appellano al volere del sacro, ne richiamano l’autorità, il valore di guida spirituale chiamata a ispirare e proteggere, nel saper indicare la strada da seguire. Fermarsi e voltarsi, ricordare il passato, conoscere il presente per vedere e prevedere il futuro il monito a cui il popolo ebraico deve sempre attenersi nel saperne tenere e dare conto. Cosa si dirà domani di quanto succede oggi a Gaza? Chi sarà chiamato a rispondere dei crimini che vi si commettono?

La sventura tremenda abbattutasi su Gaza e i Palestinesi è la vendetta di Israele per il male fatto da Hamas il 7 ottobre 2023, ma nel voler punire e nel suo andare avanti, inesorabilmente arriva a colpire gli innocenti senza colpa alcuna, nell’intento di distruggere tutto quello che si può distruggere. Le conseguenze future dell’attuale compagine governativa dello stato di Israele rischiano di essere catastrofiche?

Le colpe e le responsabilità dei governanti, le azioni peggiori, senza concessione alcuna alla disperazione e ai lamenti funebri, in un tumulto di rabbia, odio e dolore, ricadranno sul futuro di tutto il popolo, nel ritrovarsi vinti dalle fatiche della guerra?

Dolore e rabbia facilmente generano vendetta, in particolare quando l’orrore nel presentarsi tale risulta impossibile da descrivere e rappresentare. Cosa sappiamo di cos’è successo, succede e sta succedendo a Gaza?

Soprattutto qual è il senso di cingere d’assedio la striscia di Gaza, del cercare di abbatterla ed espugnarla con tutti i mezzi?

Può essere una colpa l’essere nati a Gaza, in terra di Palestina e appartenere al popolo palestinese?

L’accanirsi con tanta brutalità e malvagità insopportabile contro i Palestinesi, ci chiama ad aiutare il popolo palestinese e ci impone di venire in soccorso dei palestinesi tutti.

Proteggere lo stato di Israele passa attraverso l’arginarne la violenza repressiva, impegnati e capaci nell’attivare iniziative di presa di consapevolezza e coscienza oltre rivolte a far cessare il fuoco e riprendere il dialogo in una prospettiva politica che arrivi a normalizzare le relazioni nell’escludere forme di annessione, colonizzazione ed espropriazione/espulsione dei Palestinesi. Mera illusione pensare di poter radere al suolo Gaza che continuerà a resistere, così come esisterà la Palestina nell’avere la giusta protezione della sacralità del divino e del coraggio di tutto un popolo inerme.


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