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Per un’ecologia dell’ambiente sonoro

Giornate sonore : Guida per aspiranti ascoltatori globali / a cura di Alessandra Calanchi e Massimiliano Morini. - Fano : Aras, 2018. - 138 p., [II], br. ; 18 cm. - ISBN 978-88-9991-358-8.
di Sergej - mercoledì 30 gennaio 2019 - 1303 letture

Si chiamano camere anecoiche quegli ambienti, costruiti in diversi laboratori nel mondo, che provano a ridurre il più possibile la propagazione del suono. Ambienti del silenzio assoluto, in cui non è possibile "sentir volare una mosca". Silenzio "quasi" assoluto, perché nell’assoluto della fisica questo tipo di silenzio esiste solo in teoria; nella pratica ci avviciniamo al massimo di quello che la nostra tecnologia riesce a fare. Dicono che in ambienti come questi, chi vi entra e non è allenato a sopportare questa mancanza di suono, possa resistervi solo per pochi minuti (che sembrano un’eternità), una quindicina. Privi del rumore esterno, vacilliamo: perché il nostro equilibrio si basa anche sul suono che produciamo mentre camminiamo; sentiamo il rumore del nostro cuore, del sangue che ci scorre dentro, il "fruscio del nostro cervello" [1]. Per trovare una camera aneoica non bisogna per forza andare negli Stati Uniti, ce n’è una anche a Ferrara.

In realtà la nostra medicina, specie quella militare, sa che uno qualsiasi dei nostri corpi, deprivato completamente degli stimoli sensoriali, finisce per impazzire. E’ uno degli aspetti più interessanti del nostro corpo, che nasce e si evolve non solo a contatto con l’ambiente - ma nell’ambiente tramite i sensi. Non è un caso se l’aldilà nella mitologia omerica è popolata da "ombre": esseri umani che hanno perso memoria e "sentore" della realtà e proprio per questo si aggirano semi-folli nell’Ade. Le capacità che ha un corpo di "percepire" l’ambiente poi, variano con l’età: un orecchio giovane percepisce suoni leggermente diversi da un orecchio adulto o dall’orecchio di una persona che ha superato i 40-50 anni. E naturalmente conta molto il grado di allenamento dell’orecchio - o di uno qualsiasi degli altri sensi -, perché ognuno dei nostri sensi è come un muscolo e va allenato. E l’ambiente che ci circonda.

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Copertina del libro "Giornate sonore"

Il libro curato da Alessandra Calarchi e Massimiliano Morini è un piccolo ma prezioso volumetto, da cui si imparano molte cose. Lo scritto di Massimo Russo colpisce per la puntigliosa e analitica carrellata delle problematiche e delle suggestioni che pone il discorso sul paesaggio sonoro. Siamo nell’ambito dell’ecologia sonora. Così il saggio dedicato all’insegnamento dell’inglese nel carcere (di Roberto Salvucci), e al paesaggio sonoro che è proprio dell’universo carcerario in cui la fissità dell’ambiente visivo consente di dilatare l’esperienza uditiva; o il saggio sulle variazioni sonore del musicista e musicologo Francesco Michi ecc_. Leandro Pisano interviene sulla "sonic ecology". La posizione ecologista, che è capace di mettersi in discussione: il pericolo ad es_ di pensare il paesaggio sonoro come “congelato” o che vada “congelato” secondo i desideri di un improbabile risistemazione ideologica, pre-modernista, della realtà.

Aprirsi all’ascolto, riuscendo magari a superare il rumore di fondo dato dalla contemporaneità in cui siamo immersi e che ci vuole sordi - i motorini ronzanti, le auto, tutti i simulacri della nostra civiltà del consumo -, per recuperare una dimensione del mondo che si è persa. Vi è un filone della ricerca che da Thoreau al canadese Schafer [2] ha lavorato sotto traccia in questi ultimi tempi per ridare uno spessore al paesaggio - il paesaggio sonoro [3] - scavato e roso dalla ruspe della modernità sparata al massimo volume.

Quando David Byrne [4] ci avverte di stare attenti a quanto sta accadendo nella musica contemporanea - la diffusione dell’uso di "basi" precotte, la riduzione delle frequenze ecc_ -, anche quello è un segnale che, se inascoltato, rischia di stravolgere per sempre il modo che noi tutti abbiamo di "sentire" e decifrare il mondo e la realtà.

Quando veniamo immersi quotidianamente dai suoni e dalle parole dei tele-politici che ci programmano l’argomento politico del giorno attraverso i loro staff redazionali e secondo la scaletta, il palinsesto del mese, non subiamo forse un inquinamento sonoro voluto per depistare la nostra attenzione dai nostri sensi che ci "dicono" altro, ci "indicano" altro?


Sinossi del libro

Questo volumetto è frutto di un gruppo di ricerca riunitosi nelle due “Giornatesonore” a Urbino (19-20 aprile 2018) nell’ambito del progetto “Safe and Sound”, attivato presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo.

Ne è emerso un panorama di punti di vista – o meglio, di ascolto – del nostro presente, delle sue implicazioni linguistiche e didattiche, delle sue rappresentazioni letterarie e artistiche con l’intenzione, ridefinendo la nostra posizione di ascoltatori, di accogliere l’inclusione nelle scuole e nelle università, individuare nuovi modelli di ruralità nel processo economico, superare dicotomie obsolete e riconoscerci in forme di identità ecologica e culturale sostenibili.

Contributi di: Alessandra Calanchi, Francesco Michi, Marco Monari, Massimiliano Morini, Marco Petrella, Leandro Pisano, Enrica Rossi, Massimo Russo, Roberto Salvucci.


da: Camminare, guardare, ascoltare: paesaggio sonoro e tempo libero / di Massimo Russo

[...]

Il suono esprime un codice emozionale umanamente riconosciuto, la cui potenza evocativa coinvolgente fa riferimento al mondo magico delle società primitive. Con lo sviluppo sociale la musica diventa sempre più un’arte estremamente complessa. La sociologia può essere utile allo studio del paesaggio sonoro? Quale contributo in tal senso può venire dalla ricerca sociologica?Si può studiare il suono (la sonorità) dal punto di vista sociologico? Cosa significa? Come elaborare il sonoro sul piano relazionale e sociale? I suoni sono espressione di un patrimonio della natura e dell’essere umano, dal coinvolgente significato sociale e con una potente funzione comunicativa. Con il suono si comunica e ci si dispone e/o propone all’ascolto. I suoni si incontrano e diventano espressivi. Nei luoghi del tempo libero troviamo ancor di più uno spazio aperto ai suoni, anche quando non siamo liberi di sceglierli e fatichiamo a ridimensionarli.

Descrivere e raccontare i suoni non è facile. Come è inteso socialmente il suono? Nello scenario sociale post-moderno assistiamo a una vera alluvione di immagini, suoni, voci. [...] Lo spazio acustico è sempre più caratterizzato dal sonoro. Passeggiando acquisiamo la consapevolezza dell’interferenza del sonoro di cui diventiamo testimoni. Il suono, vissuto come un dato dell’esperienza, ha un valore espressivo, e riconoscendolo lo si arriva a caratterizzare sul piano affettivo e sociale.

[...]


[1] Corriere della Sera - Repubblica

[2] The tuning of the world / Raymond M. Schafer, New York, Knopf. 1977

[3] Wikipedia

[4] Come funziona la musica / David Byrne, RCS Libri Bompiani 2013. Ne abbiamo parlato qui.


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