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Pensioni: la montagna ha partorito l’APE

L’APE (anticipo pensionistico) fa un ulteriore salto in avanti. L’accensione di un prestito (sarebbe meglio chiamarlo mutuo) presso banche o assicurazioni introduce a forza nella previdenza pubblica il ricorso al mercato finanziario con questa caricatura da fondo pensione mascherato

di Redazione Lavoro - mercoledì 22 giugno 2016 - 4139 letture

Con la vergognosa collaborazione di Cgil Cisl Uil, il governo sta assestando un ulteriore colpo mortale alla previdenza pubblica. Se con la legge Fornero non andavi in pensione neanche accendendo un cero a S. Antonio, ora puoi farlo accendendo un semplice mutuo. Abbiamo da sempre denunciato che la millantata flessibilità in uscita fosse solo una copertura per un progetto politico di ulteriore destrutturazione della previdenza pubblica. Già il tanto decantato partime agevolato aveva dimostrato la reale volontà, fare del diritto costituzionale alla pensione una semplice opportunità personale da pagarsi profumatamente.

L’APE (anticipo pensionistico) fa un ulteriore salto in avanti. L’accensione di un prestito (sarebbe meglio chiamarlo mutuo) presso banche o assicurazioni introduce a forza nella previdenza pubblica il ricorso al mercato finanziario con questa caricatura da fondo pensione mascherato.

Tanto è vero che l’altro pilastro della flessibilità è la RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) per chi ha un fondo pensione che verrebbe parzialmente anticipato riducendo i costi del prestito bancario. Garante delle operazioni finanziarie di banche e assicurazioni sarà l’Inps che interpreta il nuovo ruolo di promotore finanziario tanto ha in pugno Tfr e Tfs. Il prestito dovrà essere rateizzato fino a 20 anni con un taglio massimo della pensione del 15%, una cessione del quinto fino a fine vita. Vale a dire che nell’arco di un anno di godimento della pensione si perderanno due mensilità per restituire il prestito. Per addolcire la pillola si inventa le detrazioni sulle rate, ma il montante sul quale calcolare la pensione rimane fermo al momento della domanda di anticipazione mentre i coefficienti di trasformazione saranno quelli in vigore alla maturazione della pensione di vecchiaia. Altro che penalizzazioni, siamo di fronte ad un taglio vero e proprio.

Ovviamente in tale progetto non poteva mancare la possibilità dei pensionamenti anticipati per le imprese con esuberi, cominciamo così a pagarci anche gli ammortizzatori sociali. Costo dell’operazione 6-700 milioni che dovranno coprire le detrazioni fiscali e una garanzia assicurativa per il mutuo. Il tutto per una platea di lavoratori stimata intorno a 30-40 mila nati tra il 1951 e il 1955. Vale a dire che oltre ad essere stati penalizzati dalla legge Fornero, si deve ancora subire la tagliola dell’Ape.

Giustamente governo e Cgil Cisl Uil si nascondono escludendo dalla consultazione tutto il sindacalismo autonome e ovviamente l’Usb. La necessità di una grande mobilitazione sociale a difesa del diritto alla pensione e al lavoro dignitoso è sicuramente non più rinviabile.


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