Pensare la decadenza occidentale dopo i fatti del Venezuela

La politica che prende atto del cambiamento dei rapporti di forza e dello sfacelo nichilistico in cui l’occidente si decompone, è l’unica possibilità per riemergere e ricostruire prospettive rispondenti al nostro inquieto presente.

di Salvatore A. Bravo - domenica 4 gennaio 2026 - 418 letture

Kim Jong Un sul golpe in Venezuela:

“L’incoscienza americana nei confronti degli altri paesi è ciò che ci ha spinto a cercare di possedere armi nucleari. E consigliamo all’Iran di acquisire rapidamente queste armi”.

Le affermazioni del leader della Corea del Nord dicono il vero su quanto a medio termine comporterà l’invasione e la destituzione con rapimento di Maduro e consorte. Anche un leader discutibile come Kim Jung Un appare saggio dinanzi alle manovre neocoloniali degli Stati Uniti di Trump. Non ci avviamo, come fu per la prima Guerra fredda, verso l’equilibrio atomico, ma verso il disordine atomico con rischio sempre più alto di conflitti limitati che potrebbero sortire effetti irrimediabili.

L’occidente non detiene più il primato atomico e tecnologico e le nuove generazioni hanno una identità culturale fragile ed un senso etico inesistente.

La politica non ha patria in occidente, pertanto si succederanno classi dirigenti omologate e semianalfabete incapaci di comprendere la complessità del mondo nuovo al quale risultano impreparate. Il calcolo degli interessi immediati e lobbistici a cui l’occidente è prono ha sostituito il pensiero e la responsabilità politica. Senza idealità non vi è che collasso generalizzato. Trump e i leader occidentali sono l’espressione del “primitivismo politico” dell’occidente.

D’altra parte l’oriente possiede armi nucleari, tecnologie, materie prime e una classe dirigente che pur fra tante contraddizioni sembra avere una progettualità politica. Sulla qualità della progettualità politica cinese o russa, si potrebbe discutere, ma essa risponde alla difesa degli interessi nazionali e mostra una duttilità politica frutto della consapevolezza dell’estrema dinamicità dei rapporti di forza. Non torneranno ad essere semicolonie dell’occidente di questo la miope politica in atto non vuole prendere atto. La Russia ha rafforzato le sue relazioni economiche con la Cina a seguito delle sanzioni, mentre i paesi africani sotto il controllo francese di sono emancipati dalla “servile protezione francese” per intessere legami con Russia e Cina.

La civiltà europea, ormai, non è un punto di riferimento, poiché la discrepanza tra propositi universali e dichiarazioni in difesa della democrazia e la realtà hanno condotto i paesi emergenti a guardare l’occidente come una realtà culturale destinata alla decadenza e al tramonto. Il depopolamento è la spia di un continente che pianifica il suo suicidio mediante l’esaltazione di un individualismo acefalo. Se tale è la condizione in cui siamo situati, il futuro non potrà che portarci tensioni al limite dell’Apocalisse. L’occidente muore, in quanto dinanzi ad una realtà mutata profondamente ripropone il modello neocoloniale di cui resterà vittima.

La politica che prende atto del cambiamento dei rapporti di forza e dello sfacelo nichilistico in cui l’occidente si decompone, è l’unica possibilità per riemergere e ricostruire prospettive rispondenti al nostro inquieto presente.

Non può farlo il capitalismo, poiché è parte integrante del problema, è la tragedia che si consuma dinanzi a noi e tra di noi. Il modo di produzione capitalistico sta mostrando l’irrazionalità che lo consuma tra guerre e relativismo.

Diventa improcrastinabile ricostruire l’alternativa politica e tale alternativa non può che essere comunista e democratica, in quanto solo i popoli con le loro organizzazioni e con adeguate classi dirigenti possono evitare la tragedia nucleare e il dramma dei conflitti regionali. Bisogna ricostruire il comunismo dalle sue ceneri, l’alternativa è solo una lente agonia. Comunismo/socialismo con capacità di sintesi e che sappia aggregare le forze di resistenza e consapevolezza di classe e nazionale per costruire rapporti internazionali di collaborazione e solidarietà fra i popoli oppressi.

Il futuro è già nel presente che esige la rinascita della politica o sarà la fine delle civiltà. La reazione dell’America reazionaria alla decadenza sono fallimentari quanto il realismo del leader della Corea del Nord. Le idee ci sono, manca l’organizzazione e la rappresentanza visibile e credibile all’alternativa.

Questo è il tempo che necessita di eroi piccoli e grandi e di uomini e donne impegnati a coltivare la verità e la complessità, il resto è solo declino inarrestabile.


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