Patriarcato e dita mozzate nell’ultimo romanzo di Hannelore Cayre
Le dita mozzate / di Hannelore Cayre ; traduzione di Simonetta Badioli. - Edizioni Le Assassine, 2025. - 208 p. - (Sisters ; 1). - ISBN 978-88-94979-96-1.
Le dita mozzate è il primo titolo della collana Sisters di Edizioni Le Assassine di Tiziana Prina, che vuole dare spazio a voci femminili e a libri che uniscono intrattenimento e riflessione. Una storia nuova e vincente (e convincente), capace di fare la differenza, è la degna capostipite di questa nuova collana.
Parlo da lettore (maschio) inconsapevole di ciò che mi avrebbe suscitato questo libro.
Le dita mozzate mi ha donato una nuova, interessante e ragionevole visione sul passato (molto indietro nel tempo) che non avevo mai neanche lontanamente immaginato. Quella di come sia nato ciò che oggi identifichiamo col termine patriarcato. Ovvero il concetto su cui abbiamo fondato nel tempo norme sociali e legali, che vede essere gli uomini (nella quasi assoluta prevalenza) i detentori del potere decisionale sia nel privato che nel pubblico, e da cui nasce, e intorno a cui ruota, tutta una serie di comportamenti che ha costretto la donna a combattere per sé stessa, per difendersi dalla prevaricazione, per l’emancipazione e la tutela di qualche diritto che oggi sembrerebbe dovuto ma che per tutta l’esistenza umana le è stato negato (e ancora oggi ci sono problemi al riguardo).
Questo libro è un bel libro, un bel noir, ma di bei noir ce ne sono tanti. Quello che questo libro ha di UNICO è la proposta di come sia nato il predominio degli uomini sulle donne e la testimonianza che dallo stesso momento la lotta delle donne per la parità di genere ha avuto inizio. Una lotta per avere un posto accanto all’uomo e non sotto di esso.
Il quadro che questo libro dà del rapporto sociale uomo-donna è così ben messo in evidenza che anche chi nutre pregiudizi in merito non può non recepire il messaggio potente che porta con sé.
Io credo si debba puntare la lente di ingrandimento su questi temi nel dare visibilità a questo magnifico libro. La storia, la narrazione, sono il mezzo affinché queste tematiche attecchiscano nelle mente di chi legge. E’ un libro che libera scie di pensiero che sono già dentro di noi, ma non lo sappiamo ancora.
L’apprezzatissima casa editrice Le Assassine punta da sempre sulle donne: tutte le sue autrici sono donne, e questo libro non fa eccezione. Non solo l’editrice, Tiziana Prina, è donna e l’autrice Hannelore Cayre è donna, ma anche la traduttrice Simonetta Badioli è donna. E’ forse solo una coincidenza? Ad ogni modo il lavoro del trittico femminile e femminista è un capolavoro anche in italiano.
Si propone la lettura di questo libro non semplicemente come un romanzo, già di per sé avvincente, ma come un manuale, come il resoconto di una esperienza di vita femminista, un saggio plausibile anche se non scientificamente accertato (ma assolutamente verosimile) di come son nate questioni di cui oggi abbiamo coscienza e che tendiamo a contrastare, legate alle differenze di genere e alla visione sociale che abbiamo dei ruoli uomo-donna.
I femminicidi, la sottomissione della donna in certe culture (nondimeno la nostra al sud Italia - ma purtroppo non solo - ancora molto forte, reale e pesante), i dibattiti politici che si susseguono ogni giorno sull’argomento, sono tutti elementi che rendono assolutamente attuale una storia di 35mila anni fa, la storia di Oli, la storia raccontata ne Le dita mozzate. Oltretutto c’è un dibattito aperto oggigiorno sulla questione storica. Antropologhe femministe, come l’italiana Paola Tabet (i cui studi hanno ispirato il libro), stanno rivedendo quella che dagli antropologi maschi era stata fino a ieri la visione dei ruoli e dei rapporti uomo-donna nella preistoria. Dagli stessi rilevamenti archeologici si possono trarre conclusioni differenti sui perché i ruoli tra i sessi si siano strutturati come è accaduto. Sono congetture assolutamente verosimili e affascianti che mettono in risalto altro di ciò che sappiamo della vita dei nostri antenati.
Il libro è una perla che non deve essere sottostimata. Non ci sarà un’altra prima volta per parlare della prima volta che si è immaginato come possa aver avuto inizio il patriarcato e il danno che ha fatto all’umanità dall’alba dei tempi.
Il libro fa leva su elementi archeologici, antropologici, e su uno sguardo ironico per decostruire stereotipi. Il romanzo non è un mero racconto preistorico, ma un espediente per riflettere sul presente. Il parallelismo è evidente e attuale perché mette in scena una giovane sapiens, Oli, in rivolta contro il patriarcato della sua tribù.
Le figure femminili hanno profondità, conflitti interiori, evoluzione psicologica. Una parte che appare particolarmente riuscita è la descrizione con cui Oli “interpreta” delle pietre che trova, le sente “parlare”, le usa per esprimere sensazioni difficili da trasmettere (considerando il livello embrionale del linguaggio a quei tempi) come la memoria visiva o emotiva di un evento, un colore, una stagione. Scrive il blog letterario Les Fleurs du Mal: l’autrice riesce a evocare con convinzione il pensiero simbolico.
Il libro parla di donne che sono femministe antesignane senza saperlo, e Oli, tra queste, è la protagonista assoluta: una giovane cacciatrice che si batte contro la natura e soprattutto contro gli uomini. La prima donna a ribellarsi, anche se non certo l’unica ad essere punita pesantemente secondo le usanze selvagge del tempo. Le cavità della grotta che spunta dal nulla all’inizio del libro nascondono segreti e verità difficili da confessare. E da accettare! E queste verità riveleranno la vera natura dell’uomo.
Vera ancora oggi come in origine?
Si apprezza anche la ricostruzione ambientale, la vita quotidiana delle tribù, le usanze e i rapporti fra persone: tutto risulta “straordinariamente magico”, come se l’autrice fosse “vissuta con loro”, cita la critica letteraria Daniela Dominici.
Dai metodi autoritari e sessisti dello zio capotribù e della scoperta nuova e straordinaria che dal far sesso nasce la progenie (siamo in un tempo in cui la nascita non era stata ancora ricondotta all’accoppiamento. L’associazione causale diretta non era necessariamente chiara: il lungo intervallo tra concepimento e parto rendeva meno immediato collegare atto sessuale e gravidanza) scaturisce una rivelazione straordinariamente convincente, per quanto non provata, che questo sia l’ampio periodo storico più probabile per l’instaurarsi di quei comportamenti maschili che hanno definito ciò che oggi chiamiamo patriarcato, del perché sono nati e perché sono così resistenti, e che la ribellione da parte delle donne ne è diretta e immediata conseguenza. Le due cose nascono allo stesso tempo.
Del libro si apprezzano la storia, l’emancipazione di Oli e lo stile fluido della narrazione grazie anche all’ottima traduzione italiana che riesce nell’intento di consegnare al lettore un testo splendido e scorrevole per quanto contenga, inevitabilmente, espressioni ed idiomi scientifici legati al tema e alle dinamiche storiche. Le dita mozzate, infatti, è basato sulla ricostruzione di un periodo, dei rituali e delle intuizioni sulla “normalità” della vita di 35mila anni fa, che nascono dagli studi di una antropologa femminista: Paola Tabet.
Leggere Le dita mozzate non vi lascerà indifferenti e vi terrà attaccati alla lettura dall’inizio alla fine!
Sul libro di Hannelore Cayre vedi anche:
Una sapiens femminista, a partire da Hannelore Cayre / di Alessandra Calanchi, Girodivite 19 novembre 2025.
La presentazione al Bookcity di Milano, sabato 15 novembre 2025, vedi video su Donne che vengono da Marte.
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