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Partito Comunista dei Lavoratori: No al Reddito di Cittadinanza

Un articolo di Natale Salvo

di Redazione - sabato 7 gennaio 2023 - 2297 letture

Non può che essere « la difesa del lavoro », per un partito che si chiama Partito Comunista dei Lavoratori uno degli obiettivi strategici della sua lotta.

E questo è, infatti, uno dei punti che sarà dibattuto al VI Congresso nazionale del PCL iniziato oggi a Rimini.

Secondo la filosofia del partito, è il lavoro « unico strumento di autodeterminazione » del cittadino-lavoratore. E pertanto il lavoro va difeso « con l’abolizione di tutte le leggi che hanno precarizzato il lavoro e ne hanno eliminato le tutele ».

Lavoro per tutti che va “costruito” tramite « la ripartizione del lavoro con la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga; la nazionalizzazione sotto controllo dǝ lavoratorǝ delle imprese che chiudono, inquinano o delocalizzano ».

Lavoro salariato: differenza tra Costituzione italiana e russa (1918)

Una visione, in sostanza, costituzionalista, dato che proprio sul lavoro – almeno in teoria – è basata la Costituzione Italiana ( vedi l’articolo 1 che statuisce come sia “fondata sul lavoro”; e l’articolo 35 che garantisce la “tutela del lavoro” e “i diritti del lavoro”; ).

Ma anche un visione minimalista rispetto all’obiettivo strategico del Partito Comunista dei Lavoratori e che si rinviene nell’articolo 3 della Costituzione Russa del 1918: « sopprimere qualsiasi forma di sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo ».

PCL: No ad “un reddito di povertà alternativo al lavoro”

E’ per questo che ci lascia perplessi la posizione espressa dall’area congressuale di maggioranza del PCL: « ci serve lavoro, non un reddito di povertà alternativo al lavoro ».

Una posizione, quest’ultima, che ci sembra addirittura simil-meloniana anti-Reddito di Cittadinanza.

Ci sembra superficiale l’affermazione, nelle tesi del partito in discussione a Rimini, questo essere « contro ogni forma di reddito di autodeterminazione slegato dalla condizione lavorativa, che non garantisce autonomia, ma al contrario prospetta maggiori possibilità di rinchiudere le donne nell’ambiente domestico ».

Abolire il Reddito di Cittadinanza per realizzare il Reddito di Base

Scusate se mi autocito, ma nel mio saggio “La Rivoluzione copernicana chiamata Reddito di Base” (2019, ed. Multimage ) spiego chiaramente [1] che « non si tratta d’un sussidio; è uno strumento per realizzare un diritto: quello di vivere in condizioni dignitose. Il reddito di base libera dalla pressione di dover accettare un impiego a qualunque prezzo. Aumenta la capacità di negoziazione da parte dei lavoratori. È inaccettabile che alcuni debbano lavorare in condizione di semi schiavitù ».

E, ancora, in merito alla posizione femminile, preciso che « se ci riferiamo alle donne, il reddito di base permette loro di uscire dalla dipendenza economica che alimenta molte altre forme di violenza: sessuale, fisica e psicologica. Certamente l’indipendenza economica non risolve alla radice la discriminazione di genere ma la donna, contando su tale reddito, può avere la forza e il tempo per affrontare questo problema ».

Mia posizione che ho ribadito, con domizia di particolari, in occasione della presentazione del saggio avvenuta a Trapani nel febbraio 2019 [2].

Allora, forse, prima di esprimere posizioni nette contro in sostanza il “Reddito di Cittadinanza”, il PCL avrebbe bisogno di aprirsi alla società che vuole rappresentare, ascoltarla. Non limitarsi al dogmatismo aprioristico, basato su condizioni irreali.


Questo articolo è stato diffuso da Pressenza, e da FronteAmpio.


[1] Vedi: Reddito di Base, 4 dicembre 2018, “Quali sono i benefici del reddito di base”

[2] Vedi: FronteAmpio, 23 febbraio 2019, “Reddito di Base: Trapani, un dibattito tra sordi?“.


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