Paranoia americana
Storia e follia
Nelle vicende storiche le spiegazioni psichiatriche / psicologiche hanno poco senso. Gli eventi infatti non sono mai il risultato delle volontà di singoli umani, per quanto potenti essi siano, e costituiscono invece l’esito di dinamiche assai complesse che coinvolgono elementi di diversa natura quali l’economia, i costumi, le credenze, le circostanze, il peso del passato. Definire ‘pazzi’ il Cancelliere tedesco Adolf Hitler o l’Imperatore Nerone è un modo per non capire le complicate dinamiche dell’Europa e della Germania dopo la Prima guerra mondiale o le formidabili sfide che l’elefantiasi della struttura imperiale romana portava con sé. Certo, le turbe psicologiche possono contribuire al risultato finale ma certo non lo generano né lo spiegano.
E questo anche perché una dimensione patologica è intrinseca all’autorità, a tutte le autorità; è parte costitutiva dell’ossessione di comando e di controllo che alcuni esseri umani sentono particolarmente forte nelle loro persone sino ad arrivare a sacrificare tutto di se stessi e degli altri per conquistare o mantenere il potere. Una grande figura letteraria come il Riccardo III di Shakespeare è fondata proprio su questo bisogno estremo e paranoico. La paranoia è definita dal Dizionario Treccani come una «psicosi caratterizzata da un delirio cronico (di grandezza, di persecuzione, ecc.), lucido, dotato di una logica interna, che non è associato ad allucinazioni».
Di tale psicosi del potere l’analisi più accurata e plausibile è probabilmente quella formulata da Elias Canetti, per il quale la struttura del comando è in primo luogo biologica e consiste nell’afferrare ciò che sta davanti e a disposizione, mangiarlo, incorporarlo e annientare così ogni diversità rispetto a colui che divora.«L’istante del sopravvivere è l’istante della potenza» (Massa e potere, Adelphi 1981, p. 273). L’obiettivo ultimo di colui che comanda sarà la soppressione degli altri «per essere l’unico, oppure, nella forma più mitigata e frequente, il desiderio di servirsi degli altri per divenire l’unico con il loro aiuto» (Ivi, p. 461). Anche il potente vive tuttavia la sua angoscia: essa è il contraccolpo della sorte, il poter perdere l’autorità e dover subire la vendetta di coloro ai quali si è comandato: «Sapere che tutti coloro cui si sono impartiti comandi, tutti coloro che si sono minacciati di morte vivono e si ricordano [...], questa sensazione profondamente radicata e tuttavia indeterminata, poiché non si sa mai quando i minacciati passeranno dal ricordo all’azione, questa tormentosa, invincibile e indefinita sensazione di pericolo è appunto l’angoscia del comando» (Ivi, p. 373). Il desiderio di dominare come signore incontrastato su un mondo ridotto al silenzio, rimanendo l’unico ad avere parola e vita, è inseparabile dal timore di poter essere a propria volta ridotti a nulla dalla rivolta di coloro che subivano. Ciò crea la necessità di eliminare il pericolo moltiplicando i cadaveri (in senso letterale ma più spesso traslato). È questa per Canetti la spirale paranoica del potere.
C’è un’espressione dell’autorità contemporanea che, devo ammettere, lascia un grande spazio alla spiegazione di tipo psichiatrico / paranoico. Esattamente due espressioni. La prima è più complessa, poiché è radicata in una ideologia razzista di suprematismo religioso della propria nazione su tutti gli altri esseri umani, ed è la persona di Benjamin Netanyahu. La seconda è più semplice. Semplice sino alla rozzezza ed è la persona di Donald Trump.
Sono ormai innumerevoli le prove della follia di questo soggetto affetto da un narcisismo che si può ben definire epico, visto che formalmente Trump è in questo momento l’essere umano più potente del pianeta: minacce estreme rivolte a nemici (Iran, Cuba) e amici (Spagna, Danimarca); aperto disprezzo e insulti verso alleati antichi e fedelissimi, come l’Italia di Giorgia Meloni (ma non cambierebbe nulla se al governo ci fossero Conte, Schlein o chiunque altro); invenzione di attività criminali per capi politici e Paesi che poi vengono attaccati e sottomessi (Venezuela); oscillazione tra espressioni di amicizia e di guerra almeno economica con le maggiori potenze del mondo, quali la Federazione russa e la Cina.
E soprattutto un linguaggio moralistico che è il vero segnale della malattia mentale e del grave pericolo che gli Stati Uniti rappresentano oggi per l’ordine e la pace mondiali. Trump si esprime infatti sempre in termini di «brava persona» o di «persona brutta, cattiva, perversa». Opera cioè in un modo che non è politico. La scienza e la pratica politica, infatti, sono e devono essere diverse e autonome dai principi morali che guidano la vita degli individui privati. Basti riferirsi alla grande lezione di scienza politica di Niccolò Machiavelli, la quale ha anche lo scopo di evitare appunto che le turbe personali danneggino la vita collettiva.
E invece è sufficiente citare due recenti dichiarazioni di Trump per capire che ci troviamo ormai fuori da ogni logica, da ogni razionalità, da ogni salute. Entrambe sono state enunciate l’8 luglio 2026. Nella prima Trump rivolge a tutti, alleati e nemici, accuse appunto di carattere moralistico. Nella seconda capovolge il discorso e si riferisce ai membri della NATO con un’espressione come «ho sentito amore in questa stanza».
File Trump_insulti_8.7.2026 (cfr. colonna di destra)
File Trump_amore_8.7.2026 (cfr. colonna di destra)
Quando il potente parla e agisce in questo modo diventa un soggetto irrazionale e imprevedibile e quindi assai pericoloso.
Ma altrettanto rischiosa è la sottomissione dei presunti ‘sani’ alla follia del potente. È questa la prassi dei decisori politici dell’Unione Europea, i quali (con qualche eccezione come appunto la Spagna, il cui governo è da elogiare) nonostante gli insulti personali, le minacce economiche e militari, le offese rivolte alle loro azioni e decisioni, continuano a mostrarsi sottomessi come schiavi e obbedienti come cagnolini rispetto a un padrone bizzoso. Obbediscono non come semplice gesto personale ma sottraendo il denaro dei loro cittadini alla sanità, alle scuole, alle università, ai trasporti, ai servizi. Lo sottraggono allo scopo di comprare armi dagli Stati Uniti d’America per le guerre americane e non per la difesa dell’Europa.
In questo modo i veri stolti sono i decisori politici europei (alcuni dei loro tristi nomi: Kallas, Meloni, Merz, Metsola, Rutte, von der Leyen…). L’Unione Europea e la NATO diventano e sono in tal modo complici della paranoia americana e ne condividono per intero le responsabilità storiche.
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