Outfit understatement (Boh!)

Abbasso la pochette ‒ Diffusione dei quotidiani e quanti soldini prendono dallo Stato ‒ Quotidiani tricolori e manovre per i nuovi direttori Rai
di Adriano Todaro - mercoledì 24 febbraio 2021 - 662 letture

ADDIO POCHETTE – Gran bel titolo di un articolo de La Stampa (Agnelli), subito dopo la fiducia della Camera al Presidente del Consiglio Draghi. Draghi ha affermato ovvietà a man bassa ma per la stampa – libera e indipendente – erano cose nuovissime. Ad esempio ha parlato di “processo giusto” scatenando l’applauso di tutto l’emiciclo. Sono almeno vent’anni che sento parlare di “processo giusto” e i familiari delle vittime delle varie stragi attendono, ancora, la verità. Un processo, dice Draghi, della “durata ragionevole”. Anche questa una cosa nuovissima (sic!). E tutti, o quasi, hanno applaudito. Come ha fatto Draghi a compiere il miracolo? Intanto, ricordatevelo, esiste “uno stile Draghi” come ci ricorda il quotidiano di Torino. E com’è questo stile? “È asciutto e senza fronzoli” mica quello di Conte che era, probabilmente, bagnato e pieno di orpelli, uno stile, scrive sempre il giornale Gedi, “gold-oriented” (me cojoni!), uno stile che lo si misura anche nell’ “outfit understatement” (e ‘sti cazzi? Non ce li metti?). Forse Draghi salverà l’Italia ma non la lingua italiana. Il Corriere.it ci ricorda che Draghi non è un marziano. Il Corriere ha le prove di ciò che scrive e sapete perché? Perché «alle 18,35 al presidente Draghi portano un bicchiere d’acqua, la prova che non è un marziano”. E Conte cosa beveva? Boh! Forse mentre seguiva i dibattiti in Parlamento si faceva un goccetto di Barbera.

DIFFUSIONE QUOTIDIANI ‒ L’Agcom (Agenzia per le comunicazioni), ha diffuso i dati sulla diffusione dei quotidiani. Facendo un confronto fra il mese di novembre e quello di dicembre 2020, la diffusione cartacea+digitale ha visto un aumento per il Corriere della Sera dell’1,42%. la Repubblica perde lo 0,56%; l’Avvenire guadagna il 3,65%; la Stampa perde lo 0,54; Il Fatto Quotidiano guadagna il 2,14 per cento; il Giornale è a più 3,97%. Se facciamo il confronto da un anno all’altro e cioè dicembre 2019 a dicembre 2020 vediamo che il Corriere ha perso l’1,81%; Repubblica 4%; Avvenire +0,72%; 24 Ore -2,97%; La Stampa -10,96%; Il Fatto +35,3%; il Giornale +8,83%. Nei primi nove mesi dell’anno il comparto dei media ha registrato complessivamente una riduzione media dei ricavi pari al 6,9%, in buona parte dovuta dalla significativa flessione degli introiti pubblicitari (-9,2%).

CONTRIBUTI PUBBLICI AI QUOTIDIANI ‒ L’elenco che segue, riguarda i quotidiani a cui è stato riconosciuto il diritto al “contributo pubblico diretto”, ovvero a un finanziamento pubblico che la legge prevede per i giornali che si dichiarino pubblicati da cooperative di giornalisti o da società senza fini di lucro, o siano espressione di minoranze linguistiche. A metà dello scorso anno hanno avuto la prima tranche, ora la seconda. L’elenco che riportiamo sono le testate che hanno ricevuto il contributo completo assegnato.

Dolomiten 6.176.996,03 euro / / Famiglia cristiana 6.000.000 euro / / Libero quotidiano 5.407.119,97 euro / / Avvenire 5.066.707,93 euro / / Italia oggi 4.062.533,95 euro / / Il quotidiano del Sud 3.565.378,25 euro / / Il manifesto 3.075.251,53 euro / / Corriere Romagna 2.218.356,97 euro / / Cronacaqui.it 2.207.300,07 euro / / Il Foglio 1.866.457,98 euro / / Primorski dnevnik 1.666.668,08 euro / / Editoriale oggi 1.629.932,66 euro / / Il Cittadino 1.424.098,80 euro / / Cronache di (Libra editrice) 1.259.956,77 euro / / Die Neue Südtiroler Tageszeitung 1.033.301,12 euro / / L’Opinione delle libertà 962.536,94 euro / / La Voce Nuova di Rovigo 943.138,12 euro / / La Provincia di Civitavecchia 936.892,86 euro / / Secolo d’Italia 935.199,26 euro.

W L’ITALIA ‒ Nel clima di concordia nazionale che si è instaurato con l’avvento di Mario Draghi al governo, il gruppo Monrif (Monti-Riffeser) che edita QN, Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, ha deciso di "vestire" con la bandiera italiana, «come segno di orgoglio e unità nazionale» i quotidiani. È avvenuto venerdì 19 febbraio. Secondo Michele Brambilla, che dal marzo 2019 dirige il gruppo dei quattro quotidiani, «La mia generazione ha fatto per i nostri figli e nipoti quello che i nostri nonni e genitori fecero per noi? Italiani siamo noi, e Draghi ci ha ricordato dove stanno, da che parte stanno gli italiani. Avevamo bisogno di un’unità nazionale: ma anche e soprattutto di una guida competente, capace. Di un “uomo del fare” che prendesse il posto degli uomini delle parole. Di parole, Draghi ce ne ha già regalate di bellissime. Le ultime del suo discorso di ieri hanno riacceso l’amor patrio: “Oggi l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma un dovere guidato da ciò che son certo che unisce tutti: l’amore per l’Italia”». E allora, tutti in coro, gridiamo: W l’Italia!

DIRETTORI RAI ‒ Grandi manovre alla Rai in occasione dell’arrivo di Draghi. Grandi manovre e consueti appetiti delle segreterie politiche. Alla presidenza potrebbe andare Ferruccio De Bortoli. Per il TG1 ci sono in predicato vari nominativi: Mario Orfeo, Lilli Gruber, Antonio Di Bella. Come amministratore delegato Francesco Nardella attuale vicedirettore di Rai Fiction. Fratelli d’Italia otterrà una maggiore presenza per riequilibrare i posti occupati dalla super maggioranza. Il solito metodo: uno a te e uno a me e un contentino all’altro.


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