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Osservatorio sui Balcani, un progetto di convivenza fra popoli che parte dal basso

La pace non si costruisce solo in virtù di trattati internazionali, ma sviluppando tutta una serie di contatti e relazioni fra popoli con lo scopo di trovare punti in comune capaci di imprimere una dinamica positiva alla realtà geopolitica attuale

di Emanuele G. - giovedì 13 marzo 2008 - 2262 letture

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Osservatorio sui Balcani

Da qualche tempo abbiamo avviato una proficua collaborazione con l’Osservatorio sui Balcani che ci permette di pubblicare loro redazionali sul sito del nostro Centro Studi.

Pertanto, era diventato d’obbligo realizzare un’intervista con lo scopo di far meglio conoscere ai nostri lettori questa preziosa iniziativa che tanto contribuisce alla distensione est/ovest nel nostro continente.

Abbiamo chiesto a Nicole Corritore, redattrice dell’Osservatorio sui Balcani, di rispondere ad alcune nostre domande.

Da quali esigenze nasce Osservatorio sui Balcani?

“Osservatorio sui Balcani è un progetto promosso dalla Fondazione Opera Campana dei Caduti di Rovereto, in collaborazione con il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani e con il supporto dell’Assessorato alla solidarietà internazionale della Provincia autonoma di Trento e del Comune di Rovereto.

L’idea di Osservatorio sui Balcani nasce a Venezia, durante i Cantieri di Pace di Venezia del giugno 1999. In questa occasione emerse la necessità di dare una risposta di pace alla crisi in corso in Kosovo ed insieme superare un approccio verso i Balcani diverso dal passato. Molte persone, istituzioni, associazioni che da anni operavano nei Balcani esprimono la necessità che si evitasse il ripetersi degli errori visti nella ricostruzione bosniaca e altrove, come azioni di cooperazione scoordinate, invasive o insostenibili, basate sull’assistenzialismo e basate sulla mancanza di prospettive a lungo termine.

Così viene pensata la costruzione di un luogo che offrisse spazi di riflessione e facesse tesoro delle esperienze del passato e che al contempo offrisse strumenti per agire in modo informato e insieme critico nei confronti del sud-est Europa. Alla fine del 2000 Osservatorio prende corpo e comincia a fare informazione quotidiana attraverso un portale web sui Balcani, a svolgere ricerche ed approfondimenti tematici, curare percorsi di formazione per operatori e volontari, creare banche dati, consulenze e dossier aggiornati.

Nel 2005 Osservatorio sui Balcani decide di allargare il suo sguardo informativo, che fino a questo momento si era concentrato su lle dieci aree geografiche dei Balcani (Slovenia, Croazia, Albania, Bosnia Erzegovina, Serbia, Kosovo, Romania, Bulgaria, Montenegro e Macedonia), alla Turchia. L’anno successivo, la Provincia Autonoma di Trento, tra i promotori di Osservatorio sui Balcani, ha favorito l’apertura sul nostro portale di una specifica pagina tematica dedicata al Caucaso, denominata “Osservatorio Caucaso”. Come già accaduto per l’area del sud-est Europa si è sentita l’esigenza di colmare un vuoto informativo per favorire la nascita ed il consolidamento di relazioni territoriali.

A proposito dell’importante tema delle relazioni territoriali tra Italia e sud-est Europa, Osservatorio sui Balcani ha avviato nel 2004 il progetto “Balcanicooperazione.it – Monitoraggio, supporto e visibilità del sistema italiano della cooperazione decentrata nell’area dei Balcani”. Un progetto che ha permesso la costruzione di un portale che garantisce un servizio di informazione, raccolta dati e comunicazione on-line sulla cooperazione decentrata nei Balcani e stimola al contempo processi di scambio e di integrazione orizzontale tra soggetti italiani impegnati nell’area.

Da sette anni dunque Osservatorio sui Balcani tenta di di svolgere il ruolo di ponte, di finestra aperta sulle due sponde dell’Adriatico e sulle relazioni di differente tipologia che legano il nostro paese a tutta l’area del sud-est Europa e del Caucaso.”

Quali le principali attività e le tematiche affrontate?

“L’attività principale è offrire un servizio informativo quotidiano da e sui Balcani attraverso il portale web (www.osservatoriobalcani.org) registrato nel 2004 come testata giornalistica on-line. Il lavoro viene realizzato da una redazione italiana che comprende giornalisti professionisti, redattori e ricercatori che hanno tutti in comune passate esperienze nel settore della cooperazione e/o della ricerca in diverse aree dei Balcani. Osservatorio si avvale inoltre della costante collaborazione di una ventina di corrispondenti da sud-est Europa e Turchia. Nel 2007 si è inoltre ampliato il lavoro di traduzione di notizie, materiali e documenti sul Caucaso, avviando alcune prime corrispondenze originali dall’area.

Osservatorio produce inoltre, con cadenza regolare, documentari, reportage ed approfondimenti sui diversi temi trattati: politica, economia, ambiente, società civile, minoranze, turismo, eventi culturali. Ma Osservatorio offre, oltre a quello legato all’attività informativa giornaliera, anche servizi di ampio respiro. Dal lavoro di approfondimento ed analisi, attraverso indagini sul campo, realizzazione di ricerche, produzione di documentari, organizzazione di forum e convegni, alle attività di consulenza sulle tematiche di competenza fino al coinvolgimento nel settore della formazione universitaria e non solo.

In ultimo, ma non meno importante, Osservatorio sui Balcani continua a mantenere un ruolo fondamentale nel sostegno alla creazione di network tra soggetti del non profit italiano e balcanico, tra soggetti della cooperazione territoriale e decentrata, tra giornalisti, scrittori, artisti, etc.”

Quali sono i vostri interlocutori?

“I nostri interlocutori ed utenti sono volontari e professionisti della solidarietà internazionale, ricercatori, giornalisti, studenti, funzionari di Enti locali regionali e nazionali, cittadini del sud-est Europa, turisti...ma anche semplici curiosi! Secondo le ultime statistiche, i lettori di Osservatorio sui Balcani sono in media 2.500 al giorno, per raggiungere gli 80.000 nell’arco di un mese, mentre sono 3.000 gli iscritti alle due newsletter: quella settimanale di riassunto delle notizie di Osservatorio sui Balcani e quella mensile di Balcanicooperazione che offre un quadro di ciò che si è pubblicato in relazione al tema cooperazione.

Osservatorio ha creato inoltre una rete allargata di collaborazioni con diversi soggetti che a diverso titolo si occupano di Balcani, quali: testate nazionali, riviste specializzate e agenzie stampa, emittenti televisive e radiofoniche, siti omologhi italiani ed esteri, ong e associazioni, centri studi e università, istituzioni governative, enti locali e regionali.”

Quali sono i piani futuri di Osservatorio?

“Oltre a continuare il lavoro fin qui elencato, Osservatorio ha lavorato e continua a farlo con attenzione sul tema della memoria della guerra. L’anno scorso, con il supporto dell’Unione Europea e la Provincia autonoma di Trento, si è dato vita al progetto “I memoriali della II Guerra Mondiale nella ex-Jugoslavia”. Grazie al progetto si sono realizzati un convegno, dal titolo “Cattive Memorie”, e il documentario “Il cerchio del ricordo” (Krug sjećanja) di Andrea Rossini.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale ci siamo illusi che commemorazioni rituali ci tenessero al riparo dal ripetersi di una simile tragedia in Europa. Tuttavia, proprio la memoria di quel conflitto è divenuta uno dei terreni di scontro e manipolazione preparando la strada alle guerre che hanno accompagnato la fine della Jugoslavia.

A partire dall’esperienza dei Balcani, studiosi, giornalisti, politici ed attivisti di fama internazionale hanno discusso con noi della memoria del XX secolo e di quanto il processo d’integrazione europea possa ancora rappresentare il superamento della guerra in Europa, dopo il drammatico fallimento degli anni ’90. Il documentario “Il cerchio del ricordo” racconta la straordinaria esperienza di un gruppo di architetti e scultori che, nella Jugoslavia degli anni ’60 e ’70, affronta in forme del tutto originali il tema del ricordo della Seconda Guerra Mondiale e della vittoria su nazismo e fascismo.

La parabola maledetta che, all’inizio degli anni ’90, porta le forze nazionaliste ad utilizzare quelle stesse memorie per manipolare le diverse comunità nazionali e condurre il Paese alla dissoluzione e alla guerra. Un viaggio nella memoria del Novecento europeo, il secolo iniziato e finito a Sarajevo...

Su questo tema si è quindi deciso di continuare a lavorare in maniera approfondita lungo tutto il 2008 con un progetto denominato “AestOvest”.

Dopo anni di silenzio sui drammatici eventi vissuti dalle popolazioni residenti lungo il confine italo-jugoslavo prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale, per commemorarli il 30 marzo 2004 il Parlamento italiano ha istituito per legge la “Giornata del Ricordo” (che si celebra il 10 febbraio). L’uccisione di migliaia di civili prevalentemente di nazionalità italiana che ha avuto luogo tra il 1943 e il 1945, conosciuta sotto il nome di foibe e attribuita ai partigiani jugoslavi, assieme all’esodo della popolazione italiana dalla regione giuliano-dalmata durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale sono ricordate nella sfera pubblica italiana con celebrazioni ufficiali e con attività scolastiche specifiche.

La giornata del ricordo da occasione per una nuova elaborazione del passato finalmente condivisa si è trasformata in una ricorrenza problematica a livello nazionale quanto europeo.

L’intento di Osservatorio è quello di promuovere una memoria condivisa su questi drammatici eventi, cercando così di stabilire insieme ai nuovi e ai futuri stati membri dell’UE uno spazio culturale e politico comune, basato su una cittadinanza europea inclusiva preparata a un futuro transnazionale comune. Si realizzerà dunque sul sito una sezione specifica per il materiale storiografico, documentario e video già esistente sul tema inerente al confine orientale italiano, nonché - per rendere disponibile le diverse prospettive – materiali in italiano, sloveno, croato e inglese. Infine si prevede la realizzazione di un prodotto multimediale (DVD) creato in collaborazione con e specificamente a beneficio di insegnanti degli istituti superiori, come risorsa per la commemorazione della Giornata del Ricordo.

Questo ma anche tanto altro. Per continuare a tenere una finestra aperta sui Balcani a noi così vicina ma ancora molto poco conosciuta nei suoi tratti culturali, sociali, economici e politici dall’opinione pubblica italiana.”

Osservatorio sui Balcani


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