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Oscar 2011: Il discorso del Re

Regia di Tom Hooper. (GB/Australia, 2010) 111 min. Storico Con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy Pearce

di Orazio Leotta - martedì 1 marzo 2011 - 6921 letture

“E’ come un brutto sogno, uno di quegli incubi che ti fanno crescere l’ansia”. Colin Firth racconta così la prima scena de Il Discorso del Re, il film che ha ottenuto ben dodici candidature agli Oscar, quattro delle quali si sono trasformate in statuette (miglior film, migliore regia, miglior attore protagonista e migliore sceneggiatura originale).

La scena di cui si parla è quella in cui Colin Firth, nei panni del Duca di York, futuro Re Giorgio VI d’Inghilterra, tenta di impostare il suo primo discorso alla radio. Il teatro è quello del campo di Wembley e la fatica fisica e psicologica del futuro re, affetto da problemi di balbuzie crea una sofferenza tangibile anche fra il pubblico.

E’ questa la forza di un’interpretazione che ha portato Colin_Firth_ne_\'Il_Discorso_del_Re\'[1] Colin Firth a ottenere una meritato Premio Oscar come miglior attore protagonista (alla seconda nomination dopo quella dell’anno scorso per A Single Man). Il film racconta dell’inconsueta amicizia tra il re e Lionel Logue, non convenzionale terapista del linguaggio (interpretato da un altrettanto straordinario Geoffrey Rush), che aiuterà il re a far fronte, se non superare del tutto, ai problemi di balbuzie.

Colin Firth non è nuovo ai cosiddetti “period piece”, i film in costume che raccontano un periodo storico, sia che si tratti di finzione che, come in questo caso di una storia vera. Re Giorgio VI, succedette a Edoardo VIII dopo che questi abdicò per amore di Wallis Simpson, americana e pluridivorziata, ritenuta non adatta al decoro della corte d’Inghilterra.

Re Giorgio era un uomo timido che accettò con riluttanza la carica lasciata dal fratello maggiore ma che, nonostante questo, fu in grado di sostenere il peso di un periodo storico difficilissimo, caratterizzato dall’entrata del Regno Unito nella Seconda Guerra Mondiale.

Giorgio VI si conquistò l’affetto dei sudditi rifiutandosi di lasciare Londra anche sotto i pesanti bombardamenti messi in atto dai nazisti. Il film, che inizia con la sofferenza di Wembley, si conclude con il discorso alla radio del re in occasione della dichiarazione di guerra. Seppure con ancora parecchie difficoltà, il re, grazie al sostegno di Lionel e delle sue strane tecniche, riuscirà a rendere un discorso memorabile in un momento tanto cruciale.

Il film è stato candidato all’Oscar per tutte le categorie più importanti, e oltre alle quattro statuette vinte ha ottenuto nomination fra l’altro per il miglior attore non protagonista (Geoffrey Rush) e per la migliore attrice non protagonista (Helena Bonham Carter che interpreta la moglie di Giorgio VI, la regina consorte Elisabetta).

Il Discorso del Re è un film interessante, singolare, che ti prende, anche perché capace di alternare momenti drammatici con altri liberatori e ironici, come quando, in una delle strane sedute di terapia del linguaggio, Re Giorgio VI viene invitato a sfogarsi dicendo parolacce, ma quello non è un uomo che solitamente usa quel linguaggio, e in quel contesto quelle parole non hanno un significato turpe, sono semplicemente molto liberatorie e in questo sta il loro potere comico.

Film vincitore anche del Festival del Cinema di Toronto.


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