Orgoglio e pregiudizio

di Saro Visicaro - sabato 23 luglio 2022 - 2210 letture

Da un lato l’orgoglio di alcuni che combattono le discriminazioni e la fobia verso chi è considerato diverso. Dall’altra parte il fastidio di chi non sopporta l’ironia, l’irriverenza o la pura trasgressione. Due mondi inconciliabili da 40 anni almeno ( il primo Pride si tenne a Bologna nel giugno 1982). I radicali già dagli anni ’70 avevano posto la questione dei diritti civili individuali.

Se quaranta anni e decine di legislature non sono bastati a non farci rimanere un Paese a civiltà limitata qualche motivo ci dovrà pure essere. I pregiudizi di certa politica alla ricerca del consenso ad ogni costo, alimentati dai pregiudizi culturali di strati sociali in parte bigotti in parte poco o niente evoluti, rendono melmosa la realtà.

Questa è forse la vera ragione che per tanti anni ci ha impedito, come persone, di essere uguali e liberi. Di esserlo, a prescindere dal sesso, dal naturale passeggiare mano nella mano, dal convivere, dall’essere coppia a tutti gli effetti.

Ancora oggi i pre - giudizi e i luoghi comuni costringono alla mimetizzazione, al doversi nascondere agli occhi dei genitori o della gente. Una sorta di vergogna, forse di classe, impedisce alle nuove generazioni ( i cosiddetti "gender fluid") di manifestarsi liberamente attraverso il proprio orientamento e dare nello stesso tempo senso alla propria identità.

Ben vengano allora le giornate dell’orgoglio, con l’immancabile codazzo di commenti irritati e irritanti sui social, ma non bastano a fare superare certe barriere mentali. I colori delle sedi istituzionali assieme ai colori dei cortei per un giorno non sono sufficienti.

SERVE più impegno dentro scuole, dentro le aule e le stanze della politica. Servono le parole giuste e gli atti quotidiani concreti.

L’ossessione omofoba non è roba della nostra civiltà.


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