Orgoglio Inuit

Il discorso della groenlandese Tillie Martinussen è una dichiarazione di identità politica e assiologica.

di Salvatore A. Bravo - giovedì 26 febbraio 2026 - 383 letture

Il discorso di Tillie Martinussen groenlandese del partito di destra Cooperation Party, non è rivolto solo a Trump e al mondo politico di cui è espressione, è molto di più, è una dichiarazione di identità politica e assiologica. I groenlandesi sono poche decine di migliaia e l’età media è intorno ai trentacinque anni.

Una popolazione giovane che non ha ancora reciso il suo legame con la cultura dei padri. La loro identità, malgrado tentativi di colonizzazione e di condizionamento, è ancora viva. I groenlandesi sono per il 90% Inuit, sono assediati dagli occidentali culturalmente e militarmente, e non mancano tra i giovani spaesamento e crisi di identità presi come sono da un passato che continua a vivere nel presente e da un incerto futuro. L’incertezza riguarda la loro cultura, i loro valori e la loro pratica economica. Il popolo silenzioso degli Inuit resiste ed esiste malgrado tutto. Le minacce trumpiane d’invasione intervallate da “offerte di compromessi”, ovvero l’acquisto dell’isola in cambio di denaro, mostrano la verità dell’occidente capitalistico, il quale conosce solo la violenza del denaro e della conquista.

La Groenlandia dovrebbe diventare americana non solo per le potenziali risorse minerarie, ma anche per la posizione geografica, è limitrofa al nord della Russia, pertanto potrebbe essere un’ottima stazione di lancio di missili verso “la nemica di sempre”, inoltre potrebbe ospitare “data center” funzionali agli interessi imperiali statunitensi. Come spesso accade le contraddizioni hanno il pregio di sollecitare l’orgoglio identitario. Ciò è possibile solo se un popolo ha conservato e difeso la sua identità.

Nel suo discorso Tillie Martinussen  descrive la differenza tra gli occidentali e il suo popolo. I groenlandesi attraverso la loro identità valutano criticamente il sistema produttivo ed economico occidentale. Il confronto mostra la disumanità del liberismo economico senza limiti ed etica. La comunità groenlandese è parte di un sistema culturale che non riconosce il valore della proprietà privata e dell’individualismo proprietario.

Tali disposizioni culturali, sottolinea Tillie Martinussen,  strutturano la grammatica dell’avidità e dello sfruttamento di persone e risorse, pertanto i groenlandesi non vogliono riprodurre gli occidentali, ma vogliono e desiderano di restare Inuit. Gli Inuit non sparano ai loro amici, non sono violenti e saccheggiatori, ma perseguono “la vita buona” nel rispetto solidale delle persone e nell’amore verso l’ambiente, il quale non è merce, non è in vendita, ma è vita:

Penso che Trump non conosca affatto il popolo groenlandese. Noi non diamo particolare valore ai soldi, alle labbra alla Kardashian e a quel tipo di cose. In Groenlandia, tra l’altro, non si può nemmeno possedere la terra: puoi ottenere un lotto per costruire la tua casa e possiedi la casa sopra il terreno, ma la terra in sé no. Perché i groenlandesi non credono che la terra appartenga a una persona sola: appartiene a tutti. E lo stesso vale per il mare e per le ricchezze che contiene. Per questo è un enorme errore di calcolo pensare che i groenlandesi possano essere comprati con il denaro. Non è così. E anche se ci dicessero: “100.000 dollari a persona”, non rinunceremmo mai alla sanità gratuita, non rinunceremmo all’istruzione gratuita, non rinunceremmo a far parte dell’Europa, non rinunceremmo alla nostra sovranità, che prima o poi è comunque il nostro obiettivo. Non vogliamo essere ricchi come gli americani. Basta vedere quanto sono avidi: arrivano persino a sparare contro i loro amici o a invadere i loro amici per pura avidità. Sappiamo che nel nostro sottosuolo potrebbero esserci minerali e petrolio, e che valgono enormemente più di qualunque cifra. Ma anche se non ci fossero, non ci lasceremmo comunque comprare.

Qui tutti conoscono la storia degli Inuit in Alaska e di tutte le popolazioni native, i popoli indigeni, gli Indiani d’America. Le loro terre sono state sottratte e non sono stati trattati bene negli Stati Uniti. E sappiamo che Trump si circonda in larga parte di persone legate al suprematismo bianco. Noi non siamo bianchi, come potete vedere. E quindi sappiamo che probabilmente i nostri diritti ci verrebbero tolti. Sappiamo anche che, insieme alla Danimarca, stiamo bene così come siamo. Come dicevo prima, abbiamo sanità gratuita, istruzione gratuita: qualunque cosa tu voglia studiare, puoi farlo senza pagare nulla e, anzi, il governo ti dà anche una borsa di studio, dei soldi mentre studi. Tutto questo non lo scambieremmo mai: lo Stato sociale, il welfare. Non lo scambieremmo con nulla che venga dall’America. (…) Non importa cosa sia successo in passato tra Danimarca e Groenlandia: ce la risolveremo tra noi. Così come siamo ora, va bene. E se un giorno vorremo l’indipendenza, dovranno essere i groenlandesi a deciderlo, non una superpotenza che fa pressione da lontano. Sappiamo benissimo che, se diventassimo indipendenti domani, lui ci invaderebbe subito, perché non avrebbe problemi né con la Nato, né con l’Europa. Per questo credo che stia scommettendo in modo profondamente insultante sull’idea che i groenlandesi siano persone stupide, non istruite, che non seguono le notizie del mondo. Ma non è così. È esattamente il contrario. Noi saremo qui per centinaia di anni dopo Donald Trump. Anche se ci invadesse, credo che lo aspetteremmo semplicemente come si fa con il cattivo tempo. Qui tutti sanno che è il meteo a decidere: se arriva una tempesta, ci rintaniamo per un giorno o due. Potremmo rintanarci per un anno, per due anni, o anche per dieci o vent’anni, e poi torneremmo alla Danimarca non appena Trump e quelli come lui se ne saranno andati”.

La Danimarca è garanzia di rispetto dei diritti e se la Groelandia fosse stata indipendente sarebbe già stata travolta dalla “tempesta”. I groenlandesi sono esperti di “tempeste”, essi sanno che le supera chi resta fedele alla “radice prima” malgrado le avversità della storia, per questo non lasceranno la Groenlandia anche se l’invasore con la sua arroganza e con la sua presunta superiorità la occupasse. La vera trasgressione è nelle parole di Tillie Martinussen, fedele al suo popolo e al suo destino e senza odio e rancore contro chi li minaccia. In lei e nel popolo groenlandese vi è la pazienza di chi conosce le turbolenze delle “tempeste” e sa attendere che si plachino, perché la verità di un popolo non passa, se riflette la natura umana con pienezza. Per noi la trasgressione si misura sui centimetri esposti in modo volgare e nella pratica edonistica di “ostentati piaceri fino alla noia sadica e criminale”.

Abbiamo da imparare noi occidentali e noi italiani dal popolo Inuit, noi che abbiamo tradito la nostra lingua e l’umanesimo per una manciata di dollari iniquamente distribuiti. Il nostro futuro è ben più fosco di quello del popolo groenlandese, poiché un popolo senza identità è destinato ad eclissarsi tra boati di guerra. Un popolo senza legami non è libero, ma è sempre sull’orlo dell’abisso e sempre sul punto di entrare nel “niente”.


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