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Oreste Pipolo Fotografo: Dai matrimoni alla sua Napoli

Villa Fiorentino a Sorrento dal 21 marzo al 3 maggio 2026

di Piero Buscemi - mercoledì 15 aprile 2026 - 1073 letture

Una visita in quel di Sorrento, nel periodo delle feste pasquali, è quasi un dovere obbligato. La scelta non è dettata solamente dalla più fervida tradizione che, da queste parti, è parte integrante del quotidiano di ogni singolo nativo, ma dall’offerta culturale, sempre generosa, che la cittadina napoletana mette a disposizione dei visitatori durante tutto l’anno.

Villa Fiorentino è la migliore vetrina che si possa pretendere per assistere a una mostra e, in diverse occasioni, ci siamo ritrovati a gironzolare tra le sale espositive. Questa volta ci ha attirato la mostra dedicata a uno dei più conosciuti ed estrosi interpreti della fotografia analogica internazionale.

Si tratta di Oreste Pipolo, ingenerosamente etichettato come il fotografo dei matrimoni. Certo, Napoli e dintorni hanno un rapporto morboso con l’organizzazione, l’enfasi e la creatività bizzarra per rendere indimenticabile quello che è considerato, almeno da queste parti, un evento da mettere in competizione, come manifestazione di sfarzo e sregolatezza.

Questo, però, non autorizza nessuno a relegare Oreste Pipolo a un semplice professionista settoriale. Le immagini esposte, accanto a quelle indubbiamente riproducono scene di matrimoni, mostrano al visitatore la raffinata tecnica di ripresa e la capacità di questo artista di cogliere i momenti salienti e gli angoli più suadenti della sua città.

La mostra, inaugurata lo scorso 21 marzo e che si concluderà il prossimo 3 maggio, risalta in modo inequivocabile la capacità di Pipolo di offrire alle successive generazioni l’esperienza attrattiva e la dimostrazione che la fotografia, da sempre, costituisce quella manifestazione artistica al pari passo delle altre più blasonate arti.

Il bianco e nero e la camera oscura, ormai adombrati dal digitale e dagli scatti sincopati dei cellulari di ultima generazione, è la rappresentazione più significativa del fascino che la scala dei grigi, dal bianco al nero caravaggesco riesce ancora a catturare lo sguardo di chi, in una foto, scopre un’opera d’arte.

Gli stessi scatti durante i matrimoni, per le strade più famose e i vicoli più nascosti di Napoli, non sono mai così banali come un qualsiasi book fotografico sull’argomento possa offrire a un cliente di laboratorio. I momenti più impensabili, da una sposa su una scala di legno per un motivo sconosciuto, a un primo piano di uno scugnizzo di passaggio che sfuoca quelli che dovrebbero essere i principali personaggi della foto, ossia la sposa e lo sposo, fino ad ammirare una coppia in ghingheri fotografata mentre una nidiata di ragazzini sono intenti a tuffarsi da un molo cittadino.

Sono poi le foto paesaggistiche, accanto a quelle dei ritratti, che evidenziano la maestria del fotografo napoletano. La ricerca della penombra, che esalta i lineamenti di un volto, l’effetto silhouette che disegna i contorni di un volto, i cui dettagli spetta all’osservatore di interpretare. E poi, le piazze, le più famose e quelle meno battute dai turisti, a raccontare una città che, nel folclore e nella spontaneità dei suoi abitanti, ha trasmesso al mondo la sua unicità, temuta, criticata ma emulata allo spasimo, tanto da costringere un qualsiasi campano, originario di altre città, a presentarsi fuori regione, da napoletano.

In una delle sale espositive, poi, è possibile accomodarsi come in una saletta di cinema e godersi un breve video di poco più di venti minuti, con il quale viene mostrato Oreste Pipolo intento ad organizzare dei servizi fotografici. La creatività dell’artista, in tempi in cui il ritocco digitale era ancora da venire, trova la sua massima espressione nella costruzione di uno sfondo costruito manualmente con l’utilizzo di un quadro paesaggistico ed altri espedienti, originando un collage che coinvolge la stessa sposa all’interno della foto.

La mostra attraversa un periodo che va dagli anni ’90 dello scorso secolo fino al 2000. Una sorta di consegna al futuro di un’arte legata alla tradizione del mestiere di fotografo e, le innumerevoli immagini votate al Photoshop degli ultimi anni, non suscitano lo stesso turbamento che attraversa la fantasia dello spettatore davanti al bianco e nero della nostra recente storia.

Oreste Pipolo nacque a Napoli il 30 giugno 1949, dove morì il 15 febbraio 2015

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